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Monday, January 30, 2006 - ore 01:09
IL PROCESSO A NAPOLEONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Iniusti punientur et semen impiorum peribit
A V O G A R I A D I C O M U N
Vocatio in judicium
Gli Avogadori di Comun, Iseppo Frigo e Lorenzo Fogliata, concluse le indagini
relative al procedimento n. 12-05/97 Registro General Avogaria, nei confronti di Napoleone Bonaparte, nato ad Aiaccio, il 15 agosto 1769, attualmente domiciliato in Francia, Parigi, Les Invalides,
imputato, in concorso con numerosi altri sodali, francesi, italiani e veneti, di innumerevoli delitti, sotto specificati, sempre perpetrati in concorso con altri cittadini francesi, italiani e veneti collaborazionisti, con dolo intenzionale, ovvero diretto, ovvero eventuale, con condotta attiva ed omissiva (art. 40, co. 2 c.p.) perché, quale generale in capite della c.d. Armata d’Italia, parte dell’esercito di uno Stato rivoluzionario – la Francia - non riconosciuto da alcuna delle principali potenze europee
(ma, paradossalmente, riconosciuto proprio dalla Repubblica Veneta) irrompeva nei territori della Serenissima Repubblica di Venezia – Stato neutrale, assolutamente non belligerante - nel maggio del 1796, all’inseguimento delle armate austriache, protestando
la più assoluta neutralità fino al maggio del 1797 quando, per la prima volta, dopo aver di fatto illegalmente occupato l’intero Stato da Tera, sottoposto incessantemente a vessazioni, saccheggi, stragi, rapine, incendi e violenze d’ogni sorta, pretestuosamente
dichiarava lo stato di belligeranza, il primo maggio, senza mai ottenere la dichiarazione di guerra da parte del Direttorio, dettando esiziali condizioni, tra le quali l’abdicazione della compagine di governo, così determinando il tracollo economico, sociale e, infine, politico della secolare Repubblica il 12 maggio 1797; dappoi dava vita ad un governo fittizio, “protetto” dalle baionette francesi, la Municipalità, rimasta sempre Provvisoria, anche per il tramite del quale continuò a perpetrare saccheggi, devastazioni, estorsioni, furti e delitti contro le persone; ingannava sinanco i suoi correi municipalisti, poiché, dopo aver fraudolentemente promesso libertà ed indipendenza, attuò, prima con i preliminari di Leoben, del 17 aprile 1797, ed infine con il trattato di Campoformido, del 17 ottobre
1797, la cessione all’Austria del Veneto, sino all’Adige ed al Po, dell’Istria e della Dalmazia; infine, ritornava dal 1806 al 1814 in veste di Imperatore dei francesi e, dopo aver instaurato il c.d. Regno d’Italia, compiva, per il tramite della propria vessante amministrazione, le ultime devastanti operazioni di ruberie, illegali requisizioni, reclutamenti forzati, folli tassazioni e le ultime stragi contro cittadini veneti insorti all’occupazione straniera, per un totale di 25 capi d’accusa.
La sentenza proclama la responsabilità dell’imputato in ordine alla maggior parte dei fatti contestatigli, che sono stati però riuniti sotto quattro grandi voci:
1) violazione del diritto internazionale per avere compiuto nei confronti della Repubblica Veneta, il cui stato di dichiarata neutralità era stato riconosciuto da tutte le Nazioni, in prima linea quella francese, che aveva anzi espresso nei confronti di Venezia una particolare sintonia e simpatia per la comune forma repubblicana, atti di guerra fino alla totale occupazione del suo territorio senza preventiva dichiarazione dello stato di belligeranza;
2) responsabilità diretta e indiretta per avere, nella sua qualità di Comandante in Capo dell’ Armée d’Italie, ora tanto esplicitamente quanto implicitamente ordinato ora tollerato saccheggi e devastazioni non necessari per il mantenimento delle truppe (in primo piano la sottrazione di opere d’arte, in parte inviate in Francia, in parte fatte proprie da ufficiali e soldati, in parte distrutte, fra queste il glorioso Bucintoro, volutamente demolito, in parte disperse);
3) ancora responsabilità tanto diretta quanto indiretta per l’uccisione di civili inermi a seguito di rappresaglie indiscriminate e di processi illegittimi anche secondo le leggi francesi;
4) cessione all’Austria dei territori di uno Stato sovrano (rimasto tale pur dopo la trasformazione della Repubblica, voluta dallo stesso Bonaparte, da “aristocratica” in “democratica”), smentendo così i manifestati propositi di liberazione e democratizzazione dei popoli soggetti ai vecchi regimi.
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