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Thursday, February 02, 2006 - ore 17:12


nuovi polli, altre aviarie.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sento l’urgenza di pensieri sciocchi e positivi,
del te zuccherato,
del caffè che non fa stridere la bocca.
Di una canzone da cantare a squarciagola in due, che nessuno la conosca e nessuno possa rubarla.
Di studiare della sana ed utopica economia, tanto così per poter imbrattare qualche discorso.

Di qualche soldo nel portafoglio, quello che mi basta per prendere una stanza e non sentirmi figlia di nessuno.
Di qualche parola buona.
Del tempo, quello per capire, per capirsi.
Di un taglio ai capelli un po’ più articolato, anche se la frangetta d’Amelie l’accetto di buon grado.

Di rivedere l’attimo fuggente.
Di farsi raccontare “scirocco” come una delle più malinconiche e passionali delle canzoni, da un padre.
Di giocare a far ballare le dita sul tavolo e canticchiare canzoncine da bambini.
D’essere spensierata.
Di ritornare diversa, anche nella divisa.

Io e Moleskine, discutevamo una pagina di queste, di quanto sia difficile ora che ci hanno lasciato un pass par tout.
Ti svestono, ti consigliano ciò che il mondo vuol vedere, ti eccitano con pensieri finti dopo averti fatto bere una coppa d’assenzio.
Così una volta tolta quella che per loro è una camicia di forza, una volta che ti sei tolta la tua divisa, il tuo essere, il tuo eskimo bisunto, triturato, sporco di pece per esserti seduta in protesta sui binari; dopo averti fatto intendere che così non andrai davvero mai, dopo tutto ,il comitato lascia un pass par tout a te, paziente.

E giri curioso tra i sani, con la tua vera camicia di forza.
E senti dentro la diversità di non trovare una dimensione che sia davvero tua.

E prima era tutto più facile, te ne restavi tra i bagordi della società, diversa tra i diversi, pecora nel gregge.
E sapevi di non appartenere nemmeno a quella schiera (“morrò pecora nera”.).
Ma ora, senti l’urgenza di tutto ciò che un tempo ti avevano lasciato fare.
Il non dover calibrare parole,
il non scusarsi per niente, perché loro ti avevano cercata infondo, perché sei nata così.
E sputare veleno ad ettolitri, senza riceverne mai, perché eri libera davvero, e te ne fottevi di tutto.
Ed essere malinconica soli in distinti frammenti della giornata, senza che nessuno se ne interessasse.
D’essere un cane sciolto , una che non s’affeziona a nessuna amicizia veramente, anche se da tutto.
Una che cerca sempre persone nuove e si ritrova nuovamente in delusioni.
E cercare di parlare comunque non badando alle sconfitte, anche se nessuno capiva, vaffanculo tu avevi qualcosa da dire!
E cercavi di ricordartelo.

Ma ore senti l’urgenza di ritornare in cura.
Senti l’urgenza di dover uscire dal gelido delle loro amorevoli parole.
Senti di doverti fidare di qualcuno, ma rinvii sempre.
Senti di dover aprire il cuore, ma non ti viene in mente nessuno.

Così ti senti: come una frittata in questo periodo d’aviaria!


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