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domenica 5 febbraio 2006 - ore 15:39
E se Oriana avesse ragione?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A isolarsi dall’Occidente sono gli stessi arabi, soprattutto chi vive in Europa? Riporto un articoletto che ho letto su Libero. Lo scrive un padre di famiglia che abita a Roma. Per favore, dateci una letta... io concordo pienamente con la visione di questo signore ma penso che non succederà quello che lui spera... Sulla tesi dell’Eurabia descritta da Oriana Fallaci ho avuto sempre il dubbio che fosse un’invettiva non una lucida analisi. Sino ad oggi ho preferito documentarmi razzolando in rete sui siti dei think tank Usa (A.E.I., Brookings Inst., Foreign Policy, Aspen etc..) e ascoltando più tipi come V.E. Parsi o Fareed Zakaria che la nostra sputafuoco&fiamme fiorentina della Fifth Avenue. Ma poi, come diceva il buon col. Kurtz/Brando (ricordate?): "Ho capito..." È stato un bambino di 4 anni, Aiman, compagno di classe alla scuola materna comunale di mia figlia ad illuminarmi. Aiman ha uno splendido sorriso ed ha il volto uguale a quei ragazzini che vedi in tv al tg nei servizi su Gaza o Bagdad. Aiman non viene mai alle feste di compleanno di Sofia né a quelle degli altri bambini. Non perché non è invitato. I genitori non ci vengono, non si mescoleranno mai a noi. La madre di Aiman porta un fazzoletto che le incornicia il volto (in Farsi mi pare si chiami Chador o qualcosa del genere, in arabo non so). In due anni mai una volta è stato possibile scambiare due parole, incrociare lo sguardo. La mamma di Aiman si accompagna sempre con altre donne con lo stesso fazzoletto in testa e parla una lingua a me incomprensibile. Il papà di Aiman a scuola non si è mai visto. Il luogo in cui vivono è il mio stesso quartiere, a Roma Nord, ma il livello di estraneità culturale e antropologico rispetto alla società in cui sono immersi è totale. È una controllata e studiata forma di autoesclusione e autoemarginazione. Nessun meticciato, nessuna nuova forma di arricchimento reciproco è possibile se queste persone rifiutano di immergersi nel nostro mondo e confrontarsi con la società che li ospita per portare il loro bagaglio culturale in giro mescolandolo con il nostro. È un muro invisibile, ma non per questo meno reale, che di certo non abbiamo eretto noi. Inutile autoflaggellarci con il senso di colpa tipico delle potenze ex coloniali, dell’imperialismo capitalista cattivo delle multinazionali etc....No, purtoppo la Oriana ha ragione. Ci siamo messi in casa, in Europa, 20 milioni di autentici estranei che non hanno la minima intenzione di mescolare la loro cultura con la nostra, di adeguarsi al nostro modus vivendi, di contaminarlo magari un pò, arrichendolo e arrichendosi cambiando, evolvendo. No. Vogliono imporre tout court il loro modulo assoluto. Per loro, noi e la nostra cultura risultano inferiori all’Islam, siamo noi che ci dobbiamo o convertire ad Allah oppure morire. Non subito, magari. Non ora. Col tempo, secondo la volontà di Allah. L’unica nota di ottimismo risiede nella speranza che, forse, Aiman, con i suoi occhi innocenti riceva più input dall’ambiente scolastico che dal circolo chiuso del suo claustrofobico clan familiare e che un giorno dica in perfetto romanesco: "Ma li mortac....tua".
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