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1) Rendersi conto di essere soli... Di aver avuto accanto un Angelo... E di averlo ucciso... Di aver sbagliato e di non poter tornare indietro... Vivere sospesi tra l'indecisione e la paura... Ogni giorno ti svegli e lei nn c'è... e così per sempre... ti svegli, ma in realta dormirai per sempre senza lei accanto... Vivi la vita con una maschera per nn far vedere a chi ti stai accanto che in realta sei morto... Ti circondi di persone che nn ti conoscono perché loro nn possono vedere che hai perso la felicità... Un giorno era venuto un angelo per me e io l'ho ucciso... Nn ti scorderò mai Piccola...
2) la falsità
3) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) Essere felice e nn capire perchè, rendersi conto di nn essere mai soli e di sentire tante persone che ti sono vicine... sentire che conti per qualcuno.
perderci anche la testa avere 27 anni ma sentirsene 17


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Friday, February 10, 2006 - ore 11:22


Carnevale in Sardegna :a MAMOIADA (NU)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I MAMUTHONES DI MAMOIADA


"E se vuoi un Carnevale che non ce n’è un altro sulla terra,
vattene a Mamoiada
vedrai l’armento con maschere di legno,
l’armento muto e prigioniero,
i vecchi vinti, i giovani vincitori:
un carnevale triste, un carnevale delle ceneri:
storia e misura di ogni giorno,
gioia condita con un po’ di fiele e aceto, miele amaro."

Salvatore Cambosu



LA MASCHERA

I Mamuthones




ombre silenti, misteriosi personaggi, i mamuthones nascondono la loro sembianza dietro la maschera, sa bisera.
Sa bisera è nera, di legno - si usa quello di pero selvatico (ma oggi anche quello d’ontano) - con naso, mento e zigomi fortemente pronunciati e con due fori per occhi e bocca.
La testa è coperta da un fazzoletto marrone annodato sotto il mento.

Sa bisera, drammatica e grottesca, priva di qualsiasi carattere antropomorfo, è immagine di silenzio e impassibilità.

Su pelli nere di pecora che nascondono il consueto abito di velluto marrone, i mamuthones portano sa garriga, un sonoro groppo di campanacci (su ferru), trenta chili di strepito che neutralizzano il silenzio dei volti.
Davanti, poi, un grappolo di campane, tenute insieme da cinghie di cuoio.

Gli Issohadores



accompagnano i mamuthones, indossano un giubbetto di panno rosso, abbracciato trasversalmente da una cintura con bubboli di bronzo e ottone.
Portano calzoni di tela bianchi (un tempo in velluto scuro), un variopinto scialletto sfrangiato sui fianchi, una berritta tenuta legata da un fazzoletto annodato sul viso.
Gli issohadores portano in mano sa soha, una fune di giunco.
Alcuni (quelli che si affidano a una particolare interpretazione dell’esibizione) hanno il viso coperto da un’austera maschera bianca.


LA SCENA



Come si muovono i mamuthones
solitamente a gruppi di dodici, procedono appaiati e balzano grevemente, facendo risuonare i loro campanacci con impeccabile sincronia.

E’una "processione danzata", un incedere ritmico distinto in balzi singoli che si chiudono regolarmente con una triplicazione del balzo stesso.

Cosa fanno gli issohadores
La ripetitività dei suoni e la linearità del corteo non è distratta nemmeno dagli agili movimenti degli issohadores, in genere non più di otto.
S’ issohadore fa volteggiare sa soha, e la lancia verso il pubblico: trovarsi improvvisamente imbrigliati è, come tradizione vuole, segno di buon auspicio.



E’ davvero suggestivo intravedere la danza dei mamuthones oltre la tremolante pellicola del calore delle braci: è un’immagine che appaga l’occhio e l’anima.


Ma non basta, bisogna tornarci a carnevale, a Mamoiada, la domenica e il martedì grasso, a partecipare ancora di una rappresentazione che non è puro revival, ma momento della memoria di una comunità che merita davvero di essere condiviso.



ORIGINE E SIGNIFICATO

le maschere dei mamuthones e degli issohadores si prestano senz’altro a più di una interpretazione.

Si può pensare che la loro esibizione celebri la vittoria dei pastori di Barbagia (gli issohadores) sugli invasori saraceni fatti prigionieri e condotti in corteo (i mamuthones).

Oppure vi si può leggere "un rito totemico di assoggettamento del bue", o una processione rituale fatta dai nuragici in onore di qualche nume agricolo e pastorale.
I mamuthones, dunque, come una torma di buoi ammansiti dagli issohadores loro mandriani o, ancora, i mamuthones come uomini imbovati, pastori che si immedesimano nel bove coprendo il volto con una maschera che ne riproduce le fattezze, come segno di venerazione quasi mistica per un animale così utile e prezioso per l’uomo.

Secondo Dolores Turchi, studiosa di tradizioni popolari, i Mamuthones hanno origine in tempi ancora più remoti: sarebbero da mettere in relazione con ancestrali riti di fertilità, riconducibili a culti dionisiaci diffusi in tutto il Mediterraneo.

Altre autorevoli interpretazioni hanno visto nella mascherata la rappresentazione della pratica mitica del geronticidio (l’uccisione del vecchio), altre ancora vedono nella maschera del mamuthone l’effige di un qualche spirito demoniaco.



Ma lasciamo che le maschere di Mamoiada ci parlino ancora con quel silenzio che non necessita di troppe congetture, lasciamo che il secco risuonare dei campani e la lignea impassibilità dei volti accompagnino la memoria del cuore, ricordancoci che val la pena di tornare a Mamoiada, l’anno prossimo, a vivere un carnevale "...che non ce n’è un altro sulla terra".










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