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Friday, February 10, 2006 - ore 21:43
DISAPPEAR
(categoria: " Poesia ")
Le dita scorrono ritmicamente, sembrano danzare nude sopra un prato bianco e nero, senza fiato ascolto la divina melodia, rapito da quei suoni così magici.
Mi lascio cullare, ad occhi chiusi, da quella musica così soave che come una brezza leggera mi accarezza i capelli e spinge la mia immaginazione al di là del confine sicuro, entro il quale il mio intelletto solitamente governa i sensi. Ed ecco, ignaro, svanisco del tutto, traghettato in un mondo sconosciuto, dove solo la musica ha una forma distinta e tutto il resto è solo ombra.
Ciò che sto ascoltando è sovrannaturale, e come tale non può essere descritto, i miei ricordi sono celati in cassetti chiusi e scritti in lingue intraducibili.
Ora non suono più, non potrei farlo: quando vedi un quadro straordinario, di una bellezza rara e ineguagliabile, tutti gli altri sembrano stupidi graffiti privi di significato. Ed è un vero peccato, è diventato così difficile assaporare le piccole gioie quotidiane.
Il mio pensiero ormai si perde tra i boschi di montagna, salutando i cervi impauriti, e si lascia cullare dalle onde dell’oceano, dove le acque sono più profonde e pericolose, e rotola gioioso nei crateri della superficie lunare, ponendosi domande prive di risposta.
Il mio corpo è rimasto dov’era, ma non io, scheggia impazzita e insaziabile, corro senza sosta alla ricerca dei luoghi più magici e inesplorati, dove posso ancora ascoltare quella musica così divina, e dove i sensi diventano uno solo.
Brividi continui mi scuotono mentre osservo rapito la corsa sfrenata di un cavallo nella prateria, e nemmeno mi accorgo che sta piovendo perchè la pioggia non mi bagna, mi passa attraverso e si raccoglie ai miei piedi formando uno specchio, un grande specchio in cui rivedo la mia infanzia, i miei sogni, le mie speranze.
Il tocco delicato e triste delle lacrime che mi bagnano le guance mi riporta alla realtà, le soavi note musicali di Beethoven mi investono di nuovo; e sono ancora qui seduto ad osservare in silenzio le dita che scorrono sapienti su quel prato, ricordando a me stesso che anche questo mondo è pervaso dalla magia.
(19 Marzo 2003)
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