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Saturday, February 11, 2006 - ore 00:12
Relitti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte, succede.
A volte, il tempo ritorna. Come le mareggiate e la Luna. Come il mare.
Il vento scorre. La pioggia ritorna.
Le nuovole passano; una volta sola.
Ma il sole che spunta, è sempre lo stesso.
Così, l’acqua di un fiume cambia sempre; si trasforma. Ma l’acqua del mare, semplicemente, si rimescola.
Io non so se crediate che la vita sia un fiume o un mare. Se avete una rotta o solo una corrente. O il sogno di un approdo.
Ogni tanto, però, dall’enorme ruota d’acque che scivola sotto la nostra zattera, qualcosa riaffiora. Come un relitto sulla spiaggia, frammento di un ricordo abbandonato.
Mentre navighi, e vedi solo quel che è di fronte a te, qualcosa squarcia il filo delle acque, svelando un mondo che pensavi perduto. Qualcusa emerge, e lo riconosci, anche se non l’hai visto mai. Ne distingui la forma, te ne ricordi l’odore, anche se è solo parte del tuo io; un frammento del tuo ricordo.
Ma è lì. Il timone del tempo te l’ha riportato.
Succede che qualcosa riaffiora. Un pezzo di legno come mille altri, nel mare. E coccia contro la tua zattera, e il rumore è lo stesso. Lo raccogli e ha lo stesso profumo di terra; proprio quella terra che hai lasciato, il suo profumo tra le dita. Proprio quella terra che ricordavi. Un pezzo del tuo passato che naviga senza senso nel tuo mare che credevi ordinato, meridiani e apralleli; nel tuo mondo d’orizzonte.
Emerge dove ora non dovrebbe essere.
Il relitto riaffiora. Ed è una cosa stupida; banale. Un sorriso come mille, ma diverso. Lo guardi: un sorriso fatto proprio come te lo ricordi tu. E sembra lo stesso; ma non è lo stesso. Non è diverso; ma non è lo stesso.
Un pezzo di legno curvo che sembra la stessa carena con cui un tempo hai solcato le tue acque; la stessa nave per cui hai combattuto e poi perso. Lo stesso guscio che lasciasti senza troppi rimpianti, tante leghe di mare indietro quanto può durare un ricordo.
Riaffiora. E non sei tu che hai girato in tondo. E non è il mare che ti ha portato, ma il tuo timone; le tua carte.
Ma sei tornato. Il relitto è lì.
Allora, ti trascina in basso, in profondità, sottacqua. Ti reimmerge in un mndo che avevi lasciato. E manca l’aria. Chiudi gli occhi.
E lei è lì. E pensavi che non sarebbe tornata più, e nemmeno che te ne importasse più. Però, accidenti, è lei. E’ ancora lì. Sott’acqua, dove nulla dovrebbe essere dov’è: nè tu nè lei.
Chiudi gli occhi e rivedi lo stesso colore, lo stesso sorriso che un tempo ti passava davanti, e che amavi senza coscienza. E che vedi senza fiato.
Chiudi gli occhi; sei in profondità. Non c’è più fiato, non c’è più luce. Sei la mente senza aria e la vedi davanti a te. E’ riemersa, e ti sorride; e tu non volevi. E il fiato non lo senti più; e fa male. E fa bene.
La tua rotta era diversa, ma il relitto ritorna, e con esso porta la coscienza. Sì. Quel che non sapevi prima. Che nons apevi prima e che la mareggiata ti ha riportato. Quel segno che avevi tanto aspettato allora, ti assale adesso: potente e tardivo.
E fa male. E fa bene.
L’onda sottomarina ti scuote forte. Riapri gli occhi. Il relitto affiora ancora. Guardi avanti a te; sei in superficie: la pelle bagnata, il ricordo fuori vita. Ma ancora in mente.
Guardi il mare. Devi andare avanti.
Stracci le tue carte nautiche, spacchi la prua. Che il tuo timone se lo mangino i molluschi, che le alghe lo avvolgano per sempre.
Maledizione a te. Che sia sempre la mareggiata a portarti.
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