Era ora. Finalmente la Some Bizzarre ha ristampato uno dei migliori dischi solisti di
Marc Almond, che in molti conoscono solo in quanto cantante dei Soft Cell (il singolo Tainted Love, una cover di un’oscura canzone northern soul di Gloria Jones, moglie di Marc Bolan dei T-Rex, ha venduto dieci milioni di copie). Non poteva uscire in un momento migliore: è stato il libro
Musica per camaleonti di
Truman Capote, in particolare il capitolo ’Rigiramenti notturni ovvero le esperienze sessuali di due gemelli siamesi’ ad ispirare il titolo
Mother Fist and Her Five Daughters - proprio venerdì sarà nelle sale cinematografiche un film basato sulla vita dello scrittore statunitense del secolo scorso. E non è tutto: il disco è stato ristampato quest’anno, ovvero a vent’anni di distanza dalla scomparsa del celebre scrittore francese
Jean Genet (il cantante è vestito da marinaio in copertina e nel videoclip di Melancholy Rose, ammiccando all’immaginario di Querelle De Brest). Mother Fist, va detto, spiazzò molti quando uscì nel 1987 perché troppo lontano dall’elettronica del periodo Soft Cell e troppo intellettuale per il grande pubblico, in parte
scandalizzato dall’ode alla masturbazione presente nella title-track. In origine sarebbe dovuto essere un doppio LP, ma furono scelte solo dodici canzoni; tutte le b-sides incise nelle stesse sessioni sono state raccolte in seguito nel secondo volume della raccolta
A Virgin’s Tale. L’album è nato in circostanze su cui Marc oggi è molto autocritico. "A quel tempo fumavo sessanta sigarette al giorno, sniffavo coca, ingerivo Valium e innaffiavo il tutto con champagne", racconta nella sua
autobiografia, "Oggi mi domando come riuscissi a cantare. Ma ricordo che era uno sforzo, e che spesso dovevo ripetere, ripetere e ripetere. In alcune registrazioni sembra che io abbia un brutto raffreddore - un raffreddore del rock’n’roll, lo chiamano nell’ambiente". Le atmosfere sono tetre e possono essere accostate a Berlin di
Lou Reed, del quale Mr. Almond già aveva reinterpretato Caroline Says con i Mambas qualche anno prima (nel 1988 ha anche duettato con
Nico e otto anni più tardi ha registrato alcune canzoni con l’ex Velvet Underground John Cale).

Pierre Commoy et Gilles Blanchard, "Le diable". Mother Fist fu mixato ad
Abbey Road, e per l’occasione Marc Almond e il produttore Mike Hedges (in seguito all’opera con i Manic Street Preachers ai tempi di This Is My Truth Tell Me Yours) arredarono lo studio fino a farlo assomigliare ad una lussuosa fumeria d’oppio. Il suono è molto caldo, l’acustica è delicata: protagonista, tra i musicisti, è Martin McCarrick, alle prese con la fisarmonica, il violoncello e uno strumento orientale chiamato
j’ang t’chin; non manca la collaborazione della fedele pianista Annie Hogan, che compose alcune melodie sui testi di Almond. Mother Fist, che nel testo cita Bessie Smith e la cantante peruviana Yma Sumac, e There Is A Bed (ripresa in seguito anche dal vivo nel tour autocelebrativo Twelve Years Of Tears) aprono le danze. In
Saint Judy, dedicata alla cantante ed attrice Judy Garland, Marc sembra un Nick Cave più accessibile; la quarta canzone,
The Room Below, parla del seminterrato sotto il bordello dove il vocalist di Southport viveva quando frequentava l’istituto d’arte a Leeds (qui, ad essere citata, è la ballerina di flamenco Carmen Amaya). E’ un peccato che
Angel In Her Kiss non sia stata scelta per un 45 giri, entra subito in testa; meno immediata è invece
The Hustler, basata su un libro di John Henry Mackay su un ragazzo da marciapiede di Berlino che ’ha visto il lato oscuro degli uomini’. Segue il singolo
Melancholy Rose, il cui video fu girato al Bar Marsella di Barcellona (il bar dell’assenzio); Mr. Sad richiama volutamente il cabaret di Brecht, mentre nella strofa di
The Sea Says Marc sembra voler emulare il falsetto di Jimmy Somerville. Così come a Lou Reed, anche all’ex Soft Cell piace dar vita a figure narranti nelle sue canzoni; dopo il prostituto di The Hustler arriva il pugile fallito di
The Champ. Il video di
Ruby Red (presente nella traccia CD Rom della ristampa presa in esame), con bizzarri diavoli seminudi, fu censurato;
The River è il brano invece più tradizionale e meno cupo dell’intera collezione.
Mother Fist and Her Five Daughters fu un flop (raggiunse solo la
41esima posizione nelle classifiche inglesi) e fu l’ultimo album di Marc Almond per la Virgin Records; andò meglio col successivo The Stars We Are (per la EMI) trainato da Tears Run Rings e una cover di
Gene Pitney, Something’s Gotten Hold Of My Heart, interpretata in duetto con l’interprete originale che lo riportò in vetta nelle Charts. Il destino è beffardo: Marc ha sempre avuto un grande successo con cover anni Sessanta e raramente con brani propri - il copione si è infatti ripetuto nel 1992 con
The Days Of Pearly Spencer (cantata in italiano da Caterina Caselli con il titolo Il volto della vita). Oggi, dopo diciannove anni, si può riscoprire un
album eccentrico e coraggioso, che non dispiacerà agli estimatori di Lou Reed, di
Antony and the Johnsons e della giovane promessa Patrick Wolf, che l’anno scorso ha confezionato l’interessante
Wind In The Wires. Durante l’anno parlerò nuovamente di Marc Almond perché Non Stop Erotic Cabaret dei Soft Cell compie 25 anni, e perché è già in preparazione un nuovo album dopo un silenzio forzato dal terribile
incidente in moto di cui è stato vittima nel 2004. Un appunto all’edizione in CD ristampata a gennaio: è disponibile al momento solo in Inghilterra (e ordinabile su play.com a 9 sterline), è stata ripristinata la copertina originale, il libretto contiene
tutti i testi, i brani sono stati rimasterizzati in digitale. La parte CD-Rom, che comprende due videoclip riversati da una videocassetta, è a dir poco approssimativa. I file non hanno estensione e bisogna copiarli su disco fisso per farli funzionare.