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Wednesday, February 15, 2006 - ore 11:11
Napoleosconi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Napoleosconi ehm Berlusconi...
Tratto da www.wikipedia.org FORMAZIONE
Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Statale, dove si laurea in legge nel 1961 con lode. In seguito
non svolgerà il servizio militare obbligatorio.ALTRE NOTE BIOGRAFICHE
All’università conosce Marcello Dell’Utri, che diverrà suo braccio destro negli affari e in politica. Il 7 luglio 1974 Dell’Utri porta il giovane
mafioso Vittorio Mangano, da Palermo nella villa ad Arcore di Berlusconi, che lo assume col ruolo ufficiale di fattore e stalliere. Ma Mangano si occuperà anche di accompagnare i figli di Berlusconi a scuola e di curare la sicurezza della villa. Berlusconi lo ebbe alle sue dipendenze fino alla fine del 1976, quando spontaneamente se ne andò, anche se scontò in quel periodo varie condanne ed era sospettato di aver rapito Luigi D’Angerio, amico di Silvio, il 7 dicembre 1974.
TELEVISIONI
Dopo avere fondato nel 1978 Telemilano, televisione privata a carattere locale, due anni dopo, provando ad
aggirare la legge che vietava la presenza di una emittente non pubblica a livello nazionale, la espanse a tutta Italia. Diverse Procure della Repubblica intervennero provocando lo spegnimento della trasmissione.
La crescita degli ascolti nel 1980 fu dovuta al Mundialito, un torneo di calcio tra Uruguay, Argentina, Brasile, Germania, Italia e Olanda. Dopo una vivace campagna propagandistica a favore della visione in diretta, condotta da alcuni quotidiani nazionali (tra cui si distinsero il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, entrambi allora sotto l’influenza della
loggia massonica P2 , e Il Giornale, di cui lo stesso Berlusconi era azionista), nonostante gli iniziali pareri sfavorevoli da parte di ministri governativi, la RAI dovette concedere a Canale 5 l’uso del satellite e la diretta per la trasmissione in Lombardia e in differita, nel resto d’Italia. Con l’acquisto di Italia 1 nel 1982 dall’editore Edilio Rusconi e di Retequattro nel 1984 dal gruppo editoriale Mondadori il gruppo Fininvest, le cui attività nel campo dei media sono ora confluite in Mediaset, divenne il principale antagonista dell’ex monopolio televisivo RAI. Il 6 agosto 1990 la legge Mammì legalizzava l’impero televisivo di Berlusconi.
Editoria
Nel campo editoriale è azionista di maggioranza di due tra le principali case editrici italiane, Mondadori ed Einaudi, e di alcune minori (Elemond, Sperling&Kupfer, Grijalbo, Le Monnier, Pianeta scuola, Edizioni Frassinelli, Electa Napoli, Riccardo Ricciardi editore, editrice Poseidona). Nel campo della distribuzione audiovisiva è stato per un certo periodo socio in Blockbuster Italia; controlla inoltre il gruppo Medusa Cinema.
LA DISCESA IN CAMPO (poverino l’ha fatto per noi)
Nel 1994 Silvio Berlusconi entra in politica fondando Forza Italia, un nuovo movimento e partito politico.
L’entrata in politica avvenne in un contesto sfavorevole per il gruppo Fininvest di Berlusconi, che già da circa due anni doveva far fronte a
debiti largamente maggiori del capitale, a varie inchieste giudiziarie e ad un arresto delle entrate pubblicitarie televisive. Secondo il rapporto annuale di Mediobanca i debiti del gruppo Berlusconi nel 1992 ammontavano a 7.140 miliardi di lire (2.947 finanziari a medio e lungo termine, 1.528 a breve termine e 2.665 commerciali).
Fra il 1992 ed il 1993 la Fininvest è oggetto di varie inchieste giudiziarie da parte delle procure di Milano, Torino e Roma, riguardanti presunte tangenti (ai partiti per la gestione delle discariche lombarde e per le licenze del supermercato Le Gru di Grugliasco, a funzionari pubblici per la vendita dei <<palazzi d’oro>>, e altre ancora per gli spot sull’AIDS), le false fatture di Publitalia, i finanziamenti ai congressi di partito e le frequenze televisive.
Il 26 Gennaio 1994 Berlusconi trasmette in tv un discorso preregistrato di nove minuti, in cui annuncia agli italiani il suo ingresso in politica. In seguito sostenne più volte che il motivo della sua "scesa in campo" era di scongiurare il "pericolo comunista", cioè la vittoria dello schieramento di centrosinistra.
CENNI GENERALI
Nella riforma costituzionale avviata nel corso del suo secondo governo, la parte che rafforza i poteri del premier è presentata da Berlusconi come il modo per rafforzare "l’amministratore delegato dell’Azienda Italia", chiunque egli sarà. D’altra parte, il governo Berlusconi II non è stato solamente il più lungo della Repubblica Italiana, ma anche quello in cui è stato sostituito il maggior numero di ministri. Questo modo di intendere la politica, viene tacciato come demagogico e populista dai suoi critici e avversari politici: l’intreccio di interessi imprenditoriali, mediatici e politici rende molto spesso difficile comprendere se, e in quanta parte, varie leggi promulgate nel secondo governo Berlusconi siano state fatte ad personam: tra di esse si annoverano
la depenalizzazione del reato di falso in bilancio ,
la legge Cirami che amplia la possibilità di ricusare un collegio giudicante per "legittimo sospetto", la
legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni in genere, il
lodo Maccanico sulla sospensione dei procedimenti penali in corso , con conseguente allungamento dei termini di prescrizione, per le cinque maggiori cariche dello Stato. Il programma di governo è generalmente liberista: tra le leggi di riforma promulgate spiccano quelle dei sistemi pensionistico, giuridico e scolastico.
La riforma fiscale, che fa parte del Contratto con gli italiani, non è stata ancora completata. Sul realismo di questo progetto le opinioni professate da governo e opposizioni divergono sostanzialmente; il primo ha affermato che è già stato in buona parte realizzato, ed ha promesso che nel 2006 verranno dati ulteriori sgravi fiscali, le altre che per le classi meno abbienti gli scarsi sgravi sull’IRPEF (ora chiamata IRE) sono stati più che annullati dall’aumento delle imposte locali e indirette, come i bolli.
CONFLITTO DI INTERESSI
Con riferimento al controllo dei mezzi di informazione si intende per conflitto di interessi l’incompatibilità fra la proprietà di testate giornalistiche o di emittenti radio televisive con l’assunzione di cariche pubbliche ...
Uno dei maggiori critici di Berlusconi tra i media stranieri è stato il settimanale britannico The Economist (soprannominato da Berlusconi "The Ecommunist").
Secondo l’Economist,
Berlusconi, nella sua doppia veste di proprietario della Mediaset e Presidente del Consiglio, detiene il controllo di circa il 90%di tutto il panorama televisivo nazionale.[2] Questa percentuale include sia le stazioni da lui direttamente controllate che quelle su cui il suo controllo può essere esercitato in maniera indiretta attraverso la determinazione o l’influenza nella nomina degli organismi dirigenti della televisione pubblica.
Con riferimento al controllo dei mezzi di informazione si intende per conflitto di interessi l’incompatibilità fra la proprietà di testate giornalistiche o di emittenti radio televisive con l’assunzione di cariche pubbliche
L’Indagine mondiale sulla libertà di stampa 2004 (Freedom of the Press 2004 Global Survey), uno studio annuale pubblicato dall’organizzazione americana Freedom House, retrocesse L’Italia dal grado di ’Libera’ (Free) a
’Parzialmente Libera’ (Partly Free) [3] sulla base dell’influenza di Berlusconi sulla RAI.Un grado raggiunto nell’Europa occidentale solo dalla Turchia (2005).
PROCEDIMENTI GIUDIZIARI
In Italia, Silvio Berlusconi è stato al centro di diverse accuse di corruzione e falso in bilancio relative al periodo precedente il suo ingresso in politica; nei confronti dei giudici italiani ha espresso più volte pubblicamente perplessità.
Il suo nome è inoltre stato trovato nelle liste della organizzazione massonica P2, con il numero di tessera 1816 e il grado di "apprendista muratore". Berlusconi è stato inoltre
indagato dalla procura di Palermo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco , ma le indagini sono state archiviate su richiesta della Procura stessa per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. È stato riconosciuto colpevole del reato di falsa testimonianza, ma non è mai stato condannato grazie all’amnistia. Da una intervista concessa da
Paolo Borsellino a una televisione francese pochi giorni prima di morire, acquisita come prova per le indagini sulla strage di via D’Amelio, alcuni personaggi di Publitalia del calibro di Marcello Dell’Utri erano al centro di una indagine della Procura di Palermo sui rapporti tra le cosche mafiose e l’impero economico di Berlusconi.
Che tristezza ragazzi,
ci sono persone che lo voteranno...
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