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1) Rendersi conto di essere soli... Di aver avuto accanto un Angelo... E di averlo ucciso... Di aver sbagliato e di non poter tornare indietro... Vivere sospesi tra l'indecisione e la paura... Ogni giorno ti svegli e lei nn c'è... e così per sempre... ti svegli, ma in realta dormirai per sempre senza lei accanto... Vivi la vita con una maschera per nn far vedere a chi ti stai accanto che in realta sei morto... Ti circondi di persone che nn ti conoscono perché loro nn possono vedere che hai perso la felicità... Un giorno era venuto un angelo per me e io l'ho ucciso... Nn ti scorderò mai Piccola...
2) la falsità
3) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) Essere felice e nn capire perchè, rendersi conto di nn essere mai soli e di sentire tante persone che ti sono vicine... sentire che conti per qualcuno.
perderci anche la testa avere 27 anni ma sentirsene 17


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Wednesday, February 15, 2006 - ore 18:27


Carnevale in Sardegna :a OTTANA (NU)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CARNEVALE DI OTTANA



A Ottana, in Barbagia, le maschere del carnevale sono la singolare testimonianza di riti e tradizioni di una cultura che il tempo non ha scalfito: andateci, in febbraio, e coglierete nelle maschere ottanesi quel senso del mistero che tutto nasconde e tutto rivela

LA MASCHERA



I merdules
La maschera dei merdules rappresenta una figura di bovaro rozzo, gobbo e sgraziato, con pelli ovine addosso e con il viso nascosto da una maschera antropomorfa dai lineamenti grotteschi,
sa carazza, quasi sempre di pero selvatico, talvolta arricchita da intarsi e colorate fioriture impresse sulla superficie.

I boes
I boes indossano anch’essi pelli di pecora con addosso un pesante tracollo di campanacci: portano sa carazza ’e boe, maschera facciale raffigurante un bove.

Le altre maschere
A questi che sono i protagonisti del carnevale di Ottana si accompagnano altre figure zoomorfe e antropomorfe, da su porcu all’asino, dal cervo a sa filonzana, una filatrice sempre china ad angolo retto, con scialle nero e vestito femminile curiosamente abbinato a gambali di cuoio tipici del pastore.

Vi sono, inoltre, sas mascaras serias, eccentriche maschere
danzanti ricoperte di stracci, camicie, lenzuola e persino tappeti.


LA SCENA



carnevale, le strade di Ottana allargano i loro spazi all’incontenibile prorompere delle maschere: sembra quasi di sentirli, i campanacci de sos boes, confusi nell’aritmia del greve passo de sos merdules, a fare da sfondo ad una esibizione di cui anche il pubblico, alla fine, sarà parte.

E’ un disordinato corteo che riproduce mimeticamente, facendone un evento rituale, apotropaico e totemico, l’azione dell’uomo sulla bestia.
L’aggiogamento come avvenimento naturale, tipico del mondo agreste, si carica di simbologie soprannaturali, quasi demoniache: alla fine la specie umana si confonde con quella animale, a vincere è l’antropobovino, una sorta di bòe muliàche, figura drammatica e ambivalente, consueta nelle credenze profane della tradizione popolare barbaricina.
Il tutto diventa una performance basata sulla complementarità di azione tra merdules e boes.



Il merdule, impertinente e mordace, sostenuto nel suo incedere
pesante da un bastone, tiene legato ("insogau") il boe tramite
una fune.

Il boe, sempre muto, tenta goffamente di limitare le smodatezze
e le aggressioni del suo conduttore il quale corona spesso la sua
azione scenica coinvolgendo e talvolta travolgendo il pubblico.

Intanto sa filonzana, tenendo in mano una conocchia avvolta
da fili di lana grezza (simbolo efficace della fragile vita umana),
minaccia continuamente di reciderli, quasi invocando la fine su
chi non le offre un bicchiere di vino.

Non è raro, infine, che la rappresentazione sia accompagnata da
s’affuente, un piatto di bronzo battuto ritmicamente con una
grossa chiave.


ORIGINE E SIGNIFICATO

L’origine di questa "processione danzata" richiama senz’altro la stessa radice storica e culturale delle altre maschere barbaricine e, probabilmente, i riti apotropaici di alcune antiche civiltà del Mediterraneo.

Le suggestioni evocate e i significati culturali più forti riconducono al ricco patrimonio di credenze sacre e pagane del mondo agreste e pastorale, in particolare al culto del bove, risalente all’età protosarda e presente anche in età romana.



L’uomo, su merdule, aggiogando su boe, è portato inesorabilmente a "si bovare", a delirare e a perdere i suoi connotati umani trasformandosi in animale.
Il carnevale ottanese riesuma ogni anno il pericolo di questo capovolgimento, evidenziandone il forte risvolto ironico, quasi a voler esorcizzare il rischio che quanto avviene a carnevale non diventi realtà per chi, come il pastore di Barbagia, ha fatto delle bestie il docile oggetto del proprio lavoro.
Il carnevale diventa allora finzione grottesca e insieme drammatica,
celebrazione e simbolizzazione, quasi rito di purificazione.






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