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Wednesday, February 22, 2006 - ore 09:45
Ironismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ridere di se stessi prima che lo facciano gli altri. E non colpevolizzare gli altri di traumi infantili che sono puro background personale, intimità lecita e possibilmente lavabile tra i panni sporchi di casa.
Dicesi
ironia quella sottile, leggera, impalpabile brezza che sfiora i sorrisi e i cervelli delle persone intelligenti. Una buona dose di umorismo e sarcasmo rende intelligente anche un’espressione qualunque. Poi dipende da come questa ironia viene gestita, in quanto qualsiasi troppo stroppia (e noi lo ben sappiamo). L’ironia produce quanto di più salutare ci sia nel nostro organismo. Aiuta contro lo
stress e contro la monotona vita quotidiana, agevola le relazioni interpersonali, collabora a rendere di noi persone migliori. L’ironia toglie il male di vivere, uccide le tossine del protagonismo, rende liberi di divertirsi e divertire, e mette a proprio agio.
L’ironia si combatte con l’ironia, ma solo se la lotta è pari: se una delle due cerca di demolire l’altra per avere la supremazia è sconfitta in partenza, perché non saprebbe ridere di se per aver perso. Paradossale, ma è esattamente così. Certo, l’ironia non è solo ridere. È accettare di voler ridere, e accettare che ridere o rimanere seri non sono due facce della stessa medaglia. Ridere non è una debolezza, se uno sconosciuto ci fa ridere non ci ha rubato un segreto, non ha ucciso una parte di noi, non è penetrato nel nostro io e non ha ottenuto nulla, tranne farci ridere.
E se non fa ridere va bene lo stesso, perché ironia è anche semplice
stimolo, intellettuale o no. Ed è uno
sfogo, intellettuale o no. È un modo di sdrammatizzare, di lasciar stare, di non pensare pensando a qualcosa di diverso, esagerato, ma mai ipocrita - cosa che non riesce a persone che non sanno dell’esistenza dell’
umorismo. E se chi voleva farci ridere non faceva ridere per niente, allora ancora meglio! Perché chi voleva far ridere e non ci è riesce è esilarante. E ancora di più se usa contro-ironia per difendersi, allora l’ilarità sale alle stelle! Non è meglio ridere di se che non ridere affatto?
Ironia è una freccia che centra il bersaglio, ma di bersagli ce ne sono a centinaia, tutti diversi, tutti da
100 punti. Una persona che non accetta, non riconosce, o fa di tutto per smontare l’ironia altrui, è una persona triste, scontenta, insoddisfatta. Ma ci sono medici specializzati che curano questo genere di turbe.
Una volta ho conosciuto un uomo che non credeva nell’ironia. Un giorno è inciampato sul gradino di un marciapiede cadendo di naso sulla vetrina di una pasticceria, e uno sventurato avventore che casualmente era lì ha sorriso. Passata una settimana, dopo aver fatto pedinare il simpatico signore che aveva sorriso della sua ingenua caduta, l’uomo senza ironia ha mandato due sicari a casa dello sfortunato ometto, che si è ritrovato in breve tempo lo stomaco traforato da un mitragliatore che neanche una camicetta in sangallo.
Qualche mese fa, uno scorbutico barbiere di un paese limitrofo al mio è stato toccato nell’orgoglio da un calvo che chiedeva divertito una sfumatura alta e alcuni colpi di sole rossi per far risaltare i suoi occhi blu. L’atrio del negozio, composto di scheletrici matusalemme e qualche baffo a manubrio, era scoppiato in una fragorosa risata. Il barbiere, dopo averlo stordito con un asciugamano imbevuto di urina di pipistrello, ha tatuato sul cranio del glabro cliente l’ingiuriosa scritta “sputare qui”. Nessuno va più da quel barbere. I suoi amici hanno staccato le loro foto dal negozio. Tranne quella in cui c’era lui con Moratti, ma al posto del barbiere hanno messo una figurina di Zamorano.
La settimana scorsa mi è arrivata una mail (che ho prontamente girato all’intera rubrica hotmail) in cui si chiedevano sostanziosi aiuti economici per una ragazza malata di un male per il quale sono necessarie medicine molto costose. Tale malattia le impedisce di sorridere a causa di una paralisi facciale, un intero emisfero del suo cervello è bloccato, il suo encefalogramma da segni solamente durante le puntate di Amici di Maria de Filippi, o con vecchie registrazioni dei Tretrè. Ho donato il mio ultimo stipendio. Dovessi ammalarmi io di una così grave forma di demenza, vorrei che i miei amici lo facessero per me. Oggi ho saputo che è guarita, non si aspettava un così consistente dono, ha riso per l’intera mattina. Credo che un giorno avrò sue notizie e sarò citata nella sua autobiografia.
Al mare avevo conosciuto una donna che, quando una persona cercava di farla sorridere con una battuta, una barzelletta, o semplicemente un commento ironico sul mondo e sulla vita, tratteneva a forza il sorriso. Si arrabbiava, cercava motivazioni per far crollare una barzelletta. Che Pierino era obiettore di coscienza e non poteva sparare al ladro, che un lupo non ha lo stomaco abbastanza grande per contenere una vecchia storpia e una bambina impicciona, che i carabinieri non sono stupidi e se lo dici ancora ti denuncio. Le bastava rovinare le feste, contraddire, creare imbarazzo. Ma quando si girava erano gli altri a ridere di lei. A forza di trattenersi e reprimersi dentro, la donna è scoppiata mentre cercava di fare il giro della boa a nuoto. Quel giorno hanno rinunciato ai fuochi artificiali di Ferragosto.
Un mio compagno di classe delle medie cercava sempre la polemica e la sua specialità era creare disagio. Fingeva simpatia affetto nei confronti dei coetanei e, dopo aver conquistato la fiducia degli altri bambini della scuola, li derideva davanti a tutti durante la ricreazione, inventando cose umilianti sul loro conto. Nessuno rideva con lui, perché non era simpatico, era solo cattivo. Quando l’ho rivisto pochi giorni fa lavorava al Tutto A Un Euro e si faceva fregare dai ragazzini.
E ricordo che il
Saggio consiglia sempre di tenere la bocca chiusa e sembrare stupidi, piuttosto che aprirla a sproposito e togliere ogni dubbio.
Concludo con una preghiera, parte integrante di un romanzo che sto leggendo ultimamente. L’uomo che ha appeso tale preghiera nel suo studio era malato mentalmente, si era sposato per soldi, non aveva amici, debole, non parlava con la madre, non amava la figlia, non aveva servito la patria in guerra, piangeva senza motivazioni apparenti e credeva di essere stato rapito dagli alieni. Ma aveva un eccellente senso dell’umorismo, e mi sta molto più simpatico delle persone che disconoscono l’ironia perché brucia troppo esserne sprovvisti.
Dio mi conceda
La serenità di accettare
Le cose che non posso cambiare
Il coraggio
Di cambiare quelle che posso
E la saggezza
Si comprendere sempre la differenza
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