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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Thursday, March 02, 2006 - ore 19:18


Sul Gazzettino di oggi: l’aviaria
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I gatti europei farebbero bene a seguire l’esempio di Silvestro, il gatto dei cartoni animati, che insegue il canarino Titty senza mai acciuffarlo e mangiarselo. A differenza del mondo dei cartoons, non c’è nulla di cui ridere nelle vicende dell’influenza aviaria, e il gatto randagio morto in Germania getta uno spettro sinistro sull’evolversi dell’epidemia di influenza aviaria. Il timore è che l’innocente pasto in giardino di un felino domestico possa portare tra le mura domestiche il famigerato virus H5N1.
Su questa paura di una diffusione metropolitana del virus la virologa Ilaria Capua dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie con sede a Legnaro, invita al realismo: ’’Si tratta di un caso episodico - ha affermato - legato molto probabilmente all’alta percentuale di uccelli infetti nell’isola di Ruegen, con i quali il felino sara’ presumibilmente entrato in contatto. Ad ogni modo va ribadito il fatto che in nessun paese al mondo si e’ mai verificato un caso di contagio da gatto ad uomo’’.
Nel 2004 in Asia sono stati segnalati, in presenza di focolai H5N1, casi di felini, animali selvatici nei giardini zoologici, morti in seguito al consumo di volatili infetti. Si tratta di un’evenienza straordinaria in quanto questi animali erano generalmente considerarti resistenti alla malattia. Sempre due anni fa in Olanda è stato effettuato uno studio sperimentale su gatti domestici che ha permesso di verificare la trasmissione del virus influenzale H5N1 dai volatili al felini, sia somministrando carne infetta di pollo, sia inoculando il virus per via endotracheale. La diffusione del virus tra i gatti è potenzialmente una realtà, specie tra quelli domestici, che come i veterinari sanno, spesso presentano il virus responsabile dell’immunodeficienza felina (FIV). Si tratta di un retrovirus che agisce infettando e quindi distruggendo popolazioni di linfociti T e, dopo un periodo di latenza che dura anni, provoca la comparsa di una sindrome di immunodeficienza, che si caratterizza per la comparsa di infezioni croniche ricorrenti. L’infezione, che è fatale, permane per tutta la vita e progredisce in modo variabile (il 20% dei soggetti colpiti muore entro i due anni dalla diagnosi, più del 50% invece, nello stesso periodo rimane asintomatico).
La minaccia maggiore comunque per l’Europa continua ad arriva re dal cielo.
«Nelle prossime settimane ci attendiamo l’arrivo di oltre sei milioni di esemplari di Germani reali (Anas plathyryncos) dall’est Asia – spiegava prima della sua partenza per Bruxelles il direttore sanitario dell’istituto zooprofilattico di Legnaro Stefano Marangon – almeno quattrocentomila di questi pennuti approda nelle zone umide italiane. Siamo di fronte a numeri molto più alti rispetto a cigni ed aironi recentemente risultati infetti nel sud Italia. E’ intuibile che nel caso anche solo l’uno per cento degli animali di quella specie risultasse infetto, si farà molta fatica a contenere i focolai. Sappiamo che il Germano reale è molto sensibile al virus del tipo H5N1, quindi il rischio è concreto». Agli occhi dell’esperto quattromila potenziali pennuti morti sul suolo italiano fanno più paura di un gatto randagio stecchito in una lontana isola del mar Baltico.


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