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Socrate, 30 anni spritzino di PADOVA CHE FACCIO? studio e lavoro Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Carlos Castaneda ![]() HO VISTO ![]() Chiudo gli occhi e li tengo stretti, spaventato da quel che porta il mattino, aspettando un domani che non arriva mai. Nel profondo di me, ciò che mi lascia la notte è la sensazione del vuoto, e tre ragazzi immaginari che cantano nel mio sonno dolce di bambino. THE CURE, Three Imaginary Boys STO ASCOLTANDO Incubus, Queen of the Stone Age, Peeeearl Jaaam..E molti altri..(Claudio Bluesman!) ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Se solo fossimo capaci di amarci e vivere il più a lungo possibile nell’onestà, invece di recitare dei ruoli sulla base dell’idea che ci siamo fatti di come dovrebbe essere una relazione perfetta. non mentire mai. poterci sedere uno di fronte all’altra, guardarci negli occhi e dare voce liberamente ai nostri pensieri.Guardare l’altro con obbiettività e non giudicarlo unicamente rispetto a noi stessi. ![]() STO STUDIANDO... ![]() OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: anche_qui ash2ashes aurora banshee baTOSTA Cazzilla herikabfly Giacca82 SweetWine Tany Triky BOOKMARKS Claudioblues (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Friday, March 03, 2006 - ore 19:01 CINQUE STRANE ABITUDINI La bellezza salverà il mondo. F. Dostoevskij Me ne sto al volante ad osservare l’orologio digitale con i numeri che lampeggiano sul display posizionato al centro del cruscotto. E penso che a volte non succede proprio niente di particolare. Niente di vagamente illuminante. Piuttosto l’opposto direi. La luce si spegne improvvisamente ed intorno non c’è proprio nessun interruttore da azionare, nessun fottuto pulsante da premere. Soprattutto la luce si spegne drammaticamente quando i giorni finiscono per assomigliare ai granelli di sabbia di una piccola clessidra che puoi capovolgere al massimo altre due volte, una piccola e stupida clessidra di plastica che ti invita a restare lì a contemplare la linea granulosa del tempo che precipita rendendo sempre più vicina la vetta su cui piantare la bandierina di questa folle e delirante corsa attraverso i tranelli della vita. È in momenti come questi che può capitare di ripiegare su stessi e su tutti gli angolini nascosti che l’evoluzione della specie ha disseminato dentro certi meandri neurobiologici. Pericolosa roulette russa, è chiaro. Tutti ne siamo certamente al corrente o ce ne saremo fatti un’idea man mano che il tempo, da buon tiranno, ha disposto di farci entrare in intima confidenza con il nostro io. Per esempio si può giungere alla conclusione che scrivere è l’unico modo valido che si ha per conoscersi e per sopravvivere, l’unico modo onesto per fare il punto della situazione. Forse, anzi sicuramente, tutti quelli che provano a far urlare i tasti del computer o a far viaggiare veloce la penna, prima o poi lo avranno pensato. È perfettamente comprensibile. Ed anche fondato. D’altronde l’uomo ha molte più risorse di quelle che lui stesso riesce ad immaginare. Molti più ganci di quelli che lui stesso crede di poter agguantare. E la scrittura in fondo non è altro che uno di questi, un grande gesto spirituale, un modo di incarnare il bello, uno degli antidoti contro la violenza e le fregature della vita stessa. Me ne sto al volante a ragionare intorno a questo e a chiedermi se stavolta il gancio resisterà, come se si trattasse di una semplice constatazione amichevole tra me e l’altro me, quello che in genere si siede sul sedile del passeggero restando in silenzio e guardandomi con aria interrogativa con il semplice scopo di capire cosa mi passa per la testa Semmai ci potrà essere la fine del mondo, un altro terremoto, una scadenza non rispettata, una bolletta inaspettatamente salata, un cane da portare fuori a pisciare, qualche altro esame da sostenere, la macchina da riparare, un esito medico da fronteggiare, uno straordinario da fare, una terribile delusione da ingoiare o qualunque altra cosa contro cui dare una testata sapendo che quel sano e vigoroso stordimento ha la sola valenza di permetterti di vedere l’alba delle ventiquattr’ore successive. Personalmente non vorrei correre questo rischio. Così, quando noto che la sveglia non funziona più molto bene, faccio di tutto per riprendere il controllo della lotta all’appiattimento quotidiano. Soprattutto quello che viene fuori da un’ordinaria giornata lavorativa. Quando stanchezza e sonnolenza si contendono l’oscar di miglior attrice protagonista. Stasera metteteci pure la voglia di dare un bel pugno contro il muro. Ma io me ne sto al volante alle nove di sera quando avrei potuto essere già in macchina molto prima, con l’ultimo dei Baustelle dentro lo stereo ed il gomito appoggiato sul finestrino a sorridere anche a chi, con un pizzico di spavalderia da quattro soldi, occupa tranquillamente la corsia sbagliata prima di premere il piede sull’acceleratore dopo che il semaforo ha deciso di far scattare finalmente il verde. Il fatto è che quando capita che un gruppo mi avvolge in modo viscerale, riesco a perdonare persino le ingiustizie stradali, ma soprattutto finisco per masticare quelle melodie e quelle parole fino alla nausea. Tutti gli altri musici che ho intorno svaniscono in un certo senso. Però è un abbandono momentaneo. E loro lo sanno. Ogni volta infatti mi riaccolgono a braccia aperte come farebbe un padre amorevole con il figliol prodigo che è andato a dilapidare la sua parte di eredità da qualche parte. Sono contento. Sento che lo sono. Bene così. È solo una delle fantastiche novità del mese. Lavoratore dipendente per sempre. Almeno fino a quando non avrò scelta. Per adesso non ho scelta o forse ce l’ho. Dovrei solo evitare di prendere la cosa troppo sul serio, questo lo so anche io. Ma quando c’è in ballo la direzione della strada che l’ipotetico futuro deve scegliere di imboccare, solitamente non riesco a fare altrimenti, un po’ come quando devo per forza bere un bicchiere d’acqua prima di mettermi a letto, lavarmi le mani dopo che rientro a casa, , ascoltare un cd con le cuffie dopo che l’ho appena liberato dalla confezione e tacere invece di urlare quando sono seriamente incazzato. Me ne sto al volante ad aspettare ed improvvisamente il rosso diventa verde. Qualcuno dietro di me suona il clacson, distolgo lo sguardo dall’orologio, ingrano la prima e premo il pedale. Mai stato più contento di un cambio di luce così repentino. In quel momento c’è bellezza anche in quella trasformazione. Soprattutto salvezza a voler essere precisi. In quel momento è l’unica cosa sensata che potesse capitare. In quel momento la processione delle auto riprende il suo cammino stanco verso la fine di un’altra giornata sfilando accanto ai volti molto scuri di chi è rimasto incautamente bloccato sulla corsia sbagliata. Solo che il verde riesce a diventare rosso sempre un dannatissimo istante prima. E non solo quando si è per strada. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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