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Wednesday, March 08, 2006 - ore 10:20


UNA RIFLESSIONE A POSTERIORI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


COL SENNO DI POI...

"La mia Olimpiade"
di don Marco Pozza

Omelia a conclusione della settimana di convivenza


C’era una volta un tipo piuttosto strano. Ogni volta che leggeva un libro, si cambiava vestito. Quando, ad esempio, leggeva un libro serio, profondo si vestiva di nero, scarpe ai piedi, giacca e cravatta, capelli impeccabili. Quando leggeva un libro d’avventura, gli bastava un paio di sandali, pantaloni sportivi e la canottiera. Quando leggeva un libro di fantascienza, allora tirava fuori dal guardaroba i vestiti più strani ed originali. Solo quando leggeva un libro religioso, restava vestito così com’era. Un giorno un tale gli domandò: “Come mai ti cambi gli abiti per tutti i libri tranne che per quelli religiosi?” . Lo strano lettore rispose: “Quando leggo di Dio, quando prego Dio ogni abito gli va bene. Dio è il più democratico che si possa immaginare. Se ha fatto tanti uomini così, è segno che gli piacciono” .



Profumo di olimpiadi anche tra le piste della Scrittura Sacra: agonismo di profeti, caparbietà di apostoli, flash di popoli esterrefatti, allenamenti massacranti per conquistare il podio della vita. Dagli anfratti scomodi di un arenile bruciato adibito a sala stampa si leva il profumo delle rose di Gerico e la brezza che scompiglia i capelli accompagna i riverberi di antiche cantilene. Negli occhi di quell’uomo… sono riflesse le palme di Cades, la sabbia di Cafarnao, le onde di Tiberiade. In quello sguardo sono ospitati tutti i suoi atleti: li ha convocati perché li conosce, li stima, ne ammira le potenzialità . Ad Osea, una delle sue punte preferite, durante un campo di rifinitura, lo fece sedere sulla sabbia e tracciando con il dito traiettorie indecifrabili, lo punse nell’orgoglio: “Va’, ama una donna che è amata da un altro ed è adultera” (Os 3,1). Come dire: allora capirai e potrai far capire al mio popolo cosa significa essere traditi. Non s’allenano in altura, ma provano e riprovano le tecniche adottate camminando sui sentieri dell’umano cercando tracce di divino. Dio impazzisce per Israele come un amato si lascia conquistare dall’avvenenza della sua donna, continua ad amarla anche se tradito. Conosce il profumo delle sue vergogne, il suo incantarsi dietro agli idoli, ma farà di tutto per riconquistarla. Senti che poesia fa saltellare sulle sue labbra:“La attirerò a me,/la condurrò nel deserto/e parlerò al suo cuore/…/Ti farò mia sposa per sempre/ e canterai come nei giorni della tua giovinezza” . Strana palestra quella architettata nella Scrittura…c’incontri solamente due arnesi: una bisaccia e un bastone . La bisaccia sembra vuota. Invece no. Contiene il rotolo della legge che si spalanca sulla nudità della sabbia. Un giorno ai suoi atleti migliori, gli apostoli, l’Allenatore di Nazareth vieterà che se la portino in viaggio. Ma con la bisaccia, vuota di pane, ti devi allenare duro per respirare il profumo della povertà più nuda. E anche quel bastone sulla porta vuol essere un segno. Quello del cammino, faticoso e purificatore. Mosè, il grande maratoneta di Dio, disegnava prodigi con il bastone. Quel bastone che, sostenendo muscoli magari appesantiti, ci potrebbe finalmente incamminare verso l’Oreb, incrociando forse i passi di Maria, per specchiarci nella trasparenza del suo volto.
La bisaccia vuota, il rotolo dell’alleanza, il bastone del pellegrino . Con questi tre arnesi Dio ci indica il rischio di ogni esodo. In questa palestra massacrante s’è allenato il popolo ebreo ed è nato il più grande gesto atletico della storia sacra. Entrati che erano un’accozzaglia di straccioni, questo manipolo di beduini malfamati, attraverso un massacrante addestramento di conversione, divenne la comunità di Dio. Ha sbattuto la testa! Ma un bel proverbio dice: “Il picchio deve la sua salvezza al fatto di usare la testa” . Miracolo! In questo deserto, incapace di legare in un abbraccio lo spazio e il tempo, il silenzio riaggancia la voce di Dio come le conchiglie sulla spiaggia del mare, accostate all’orecchio, riportano al bambino concerti di oceani lontani e profumi di remote scogliere. Scroscia la pioggia nel deserto e ai suoi campioni tornano alla mente i versetti di un loro vecchio inno: “Hai cambiato il deserto in lago, e la terra arida in sorgenti d’acqua” .



Che mistero quell’Allenatore… I profeti l’hanno descritto come il grande radunatore che sotto cinque cerchi raduna popoli diversi come la chioccia che chiama i pulcini sotto le sue ali e come il re che invita a mensa i figli dispersi. Anche i minimi particolari devono essere curati, perché la gara della storia non conosce una seconda manche. Tra arnesi d’allenamento e riunioni di riflessione… ecco la mano di un vecchio sarto per mettere a punto divise per i suoi atleti. E quando qualcuno mosse qualche critica sul comportamento poco esemplare di quella squadra, l’Allenatore scrisse in un comunicato stampa: “Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore” . Una filosofia di gioco innovativa, ardua, esigente. Il passato è storia, il presente è fatica, il futuro è speranza da costruire. Basta compromessi. Gesù Cristo offre ai suoi campioni vino nuovo che può essere contenuto solo in recipienti nuovi, cioè in coscienze trasformate, coscienze capaci di assaporare la novità gioiosa del Vangelo, coscienze allenate su piste d’alta quota, perfezionate in fuoripista esigenti. I tessuti grezzi? Che schifezza… Gli otri vecchi? Che marciume…Sulla tavola non manca nulla: ma senza il succo della vite abbiamo perso il gusto del pane che sa di grano. Gli odori asprigni del vino vecchio non ci deliziano l’anima da tempo. Le vecchie cantine non fermentano più. E gli otri vecchi danno solo spurghi d’aceto. Compatisce la tua umanità, Signore, e ridonaci il gusto delle cose, l’ebbrezza di vivere e di far vivere, quell’ebbrezza che ci regalerà ancora vertigini. L’ebbrezza che è il simbolo imperituro della giovinezza. Perché è proprio dei giovani percepire l’usura di proposte che non reggono più e invocare rinascite che si ottengono solo con radicali rovesciamenti di fronte, e non con impercettibili restauri di laboratorio. “Vino nuovo in otri nuovi” . E, allora, liberaci dagli appagamenti facili, dalle piccole conversioni sottocosto, dai rattoppi di comodo, dall’uso idolatrico della tradizione. E quando ci coglie il sospetto che il vino nuovo rompa gli otri vecchi, regalaci l’avvedutezza di sostituire i contenitori. Quando prevale in noi il fascino del sonno rendici testardi nell’abbandonare gli accampamenti, se accusiamo cadute di forma, accendi nel nostro cuore il coraggio dei passi.
Solo così si riuscirà a svegliare l’aurora anche nel cuore della notte.



Dietro cinque cerchi…la storia di millenni di sport. Dal terreno sconnesso della prima olimpiade di Atene alle piste perfette di Torino 2006. E in quello spazio di tempo la magia di gesti diventati storia: quanta emozione nella gioia di Enrico Fabris , negli occhi al cielo di Pietro Piller Cotter , nella follia atletica di Alberto Tomba , dietro l’urlo di Marco Tardelli , nel sorriso di Yuri Chechi , nella sofferenza animalesca di Stefano Baldini , nelle lacrime di Deborah Compagnoni , nelle gambe tigrate di Fiona May , nel pugno chiuso dell’americano Carl Lewis . Ma è vera gloria?
Nella palestra del deserto… solo due attrezzi: una bisaccia e un bastone. E un solo consiglio prima della gara: “Ogni passo in avanti dev’essere preceduto da un passo all’interno per non trasformarsi in un passo all’indietro” .
Nella palestra del deserto si sono allenati questa settimana 58 piccoli atleti per partecipare all’Olimpiade della vita.
Saranno vincitori o sconfitti?
Ai posteri l’ardua sentenza.


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