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Tuesday, March 14, 2006 - ore 11:45
piscologia
(categoria: " Amore & Eros ")
La chimica che seduce
Per conquistare l’anima gemella, poesie, fiori, regali e abbigliamento sexy, sono un corollario della potente azione di piccole e poco seducenti molecole, che si aggirano nei meandri del cervello, scompigliando animi e corpi. Ginocchia che tremano, mani che sudano, vuoto nello stomaco, balbettio, batticuore, sono opera di una manciata di neurotrasmettitori (molecole che trasportano il messaggio da un neurone all’altro) e ormoni; una sorta di pozione d’amore, che una volta messa in circolo induce i sintomi tipici di una piacevole esperienza chiamata innamoramento.
Drogati d’amore
La tempesta che si agita nel cervello di trepidanti innamorati è causata sostanzialmente da una molecola, la feniletilamina (PEA), costantemente prodotta dall’organismo, che in elevate concentrazioni può indurre gli stessi effetti dalle amfetamine (entrambe agiscono sugli stessi recettori).
La sua azione, con un meccanismo ancora non noto, ha come principale effetto il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore, la cui attività è strettamente legata ad una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli in seguito a comportamenti che soddisfano stimoli come fame, sete, desiderio sessuale. Grazie a questo meccanismo, secondo la teoria dell’apprendimento, nel sistema nervoso rimane impresso il ricordo di un’esperienza positiva. Nel caso dell’innamoramento è l’associazione tra “incontro” e “piacere” che spinge il soggetto a ripetere lo stimolo che l’ha determinata, cioè entrare nuovamente in contatto con la persona responsabile dell’iniziale rilascio di feniletilamina.
Allo stato di benessere determinato dalla dopamina si aggiunge un’agitazione generale determinata dalla noradrenalina, molecola diffusa nel sistema nervoso, in particolare nell’ipotalamo e nel sistema limbico, con un duplice ruolo.
Come neurotrasmettitore provoca eccitazione, euforia ed entusiasmo, riduce l’appetito perché mangiare sottrarrebbe tempo per stare con la persona amata. Infine promuove la contrazione delle vene degli organi sessuali trattiene il sangue mantenendo a lungo l’erezione.
Come ormone regola la produzione di adrenalina; nell’esperienza amorosa ne induce il rilascio con conseguente aumento del battito cardiaco, della respirazione e della pressione sanguigna, da cui ha origine il rossore del viso.
C’è un ormone che dice stop all’uomo
La componente emotiva dell’innamoramento è legata ad un altro ormone, l’ossitocina; prodotto dall’ipotalamo, induce le contrazioni muscolari importanti durante il parto, per spingere il bambino fuori dall’utero, e durante l’allattamento, per convogliare il latte in dotti più ampi e facilitare le poppate del bambino. Viene anche chiamato "ormone dell’amore" in quanto promuove il comportamento materno, stimolando l’affettività e la voglia di prendersi cura del bambino. Questo ruolo agisce anche nell’ambito della coppia rafforzando l’attaccamento emotivo e potenziando meccanismi della memoria che fissano ricordi emotivi. L’ossitocina partecipa, a diversi livelli, alla risposta sessuale facilitando comportamenti che invitano all’incontro sessuale, durante il quale viene ulteriormente rilasciata inducendo risposte orgasmiche tramite l’attivazione dei centri limbici e vegetativi. Nel partner maschile inoltre, è responsabile del periodo refrattario che segue l’eiaculazione, durante il quale l’elevato livello di ormone nel sangue ha una effetto opposto, cioè inibisce l’eccitazione, con effetti benefici, però, sulla fase REM del sonno che segue.
Monogami per natura?
Una volta individuato l’oggetto d’amore, la tendenza è di tenerselo ben stretto concentrando su di esso le proprie cure amorose. Anche se ciò non sempre corrisponde alla realtà, esiste una componente biologica che spinge questo atteggiamento: la catena di reazioni innescata dalla PEA, tra le altre cose, determina il rilascio di vasopressina, ormone responsabile di un’aggressività che si manifesta, soprattutto nel maschio, con il controllo e la protezione della femmina in termini di territorialità per evitare che incontri altri maschi. Questo accade in generale nei Mammiferi, in realtà negli umani i livelli di vasopressina sono più bassi di quanto necessario per essere completamente monogami.
La crisi del 4° anno
Tutto ciò non dura in eterno. Molti ricercatori concordano nel limitare il periodo di innamoramento a 18 mesi con un termine massimo di 4 anni. Il cambiamento si verifica perché il cervello si abitua, si assuefa come ad una droga, all’effetto delle "molecole dell’amore", diviene tollerante alla loro azione. Ciò non significa che terminata la tempesta chimica la relazione sentimentale va in scadenza; in questa fase semplicemente si trasforma in ciò che gli antropologi definiscono "attaccamento" e, a livello del sistema nervoso, si assiste alla produzione di endorfine, una classe di molecole, simili per la struttura alla morfina, con azione analgesica, che hanno effetto calmante, rilassante.
Prima il corpo, poi la mente
Parlando dell’innamoramento si possono prendere parecchie strade differenti. Tutte, prima o poi, tendono però a mettere in secondo piano l’aspetto fisico dell’emozione: "Non è solo che lui (lei) mi fa battere il cuore ma…". Il fatto è che invece l’innamoramento, il desiderio o come lo si voglia chiamare è proprio solo quello. Certamente non solo il batticuore, ma la serie completa delle reazioni "fisiche" che si è soliti etichettare come le manifestazioni dell’emozione (quindi non soltanto del desiderio). Insomma, secondo il senso comune, esiste prima un’idea, una rappresentazione dalla quale nasce l’emozione puramente intellettuale e poi scatterebbero le manifestazioni fisiche. Sembra sensato, almeno a prima vista, ma non sembrò così a uno dei più geniali psicologi statunitensi: William James, che già alla fine del secolo scorso aveva messo a punto la cosiddetta teoria periferica delle emozioni.
Cuore, muscoli, respiro…
In realtà la parte intellettuale dell’emozione non esiste, o meglio non esiste se non come coscienza del fatto che si stanno sperimentando dei fenomeni fisici. In altre parole, per restare al colpo di fulmine, la dinamica sarebbe questa: si vede la persona, il polso accelera, le mani sudano, il respiro si fa corto ed è impossibile o quasi spiccicare parola, ci si accorge di quanto avviene al corpo e si conclude, quindi dopo e a causa dei fenomeni fisici, che si è innamorati.
La cosa effettivamente lasciò perplessi i contemporanei di James, e le obiezioni non mancarono di certo. Per esempio, il fatto che fosse comunque possibile ricordare un’emozione e, sostenevano questi critici, riviverla. Vero rispondeva lo psicologo, ma questa rievocazione, se era davvero emotiva non poteva prescindere dal ritorno del corredo di "sintomi" concreti. Un’altra conferma, secondo James, veniva anche dal fatto che in tutte le emozioni, per esempio l’ira o la tristezza, il perseverare delle manifestazioni esteriori rinforza l’emozione stessa: "ogni singhiozzo ne richiama un altro più forte" scriveva, così come, in un attacco d’ira, alzare volontariamente ancor più la voce rinforza l’arrabbiatura. Di converso, notava ancora James, gli episodi di depressione e malinconia vengono rinforzati da un’attitudine fisica rinunciataria (spalle piegate, muscoli rilassati, respiro contratto), ma basta raddrizzare la schiena, espandere il torace ed è difficile che non cambi qualcosa anche nell’assetto emotivo. Sembra troppo facile? Eppure funziona così buona parte della psicoterapia, senza contare i validati studi scientifici che provano come chi fa attività fisica-sportiva sia meno soggetto alla depressione.
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