
shaula, 32 anni
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I miei angeli custodi

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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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martedì 14 marzo 2006 - ore 21:04
tettismi (II parte)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sulle tette si è già detto tutto, eppure non si è detto niente. La trattazione della parte fisiologica anatomica medica fisica chimica è stata ampiamente discussa su vari canali. Ma non si parla mai dell’aspetto affettivo, delle metamorfosi, della crescita sociale, né della maturazione culturale, della struttura psicologica delle tette, dei loro sentimenti e delle loro necessità. Su cortese ma pressante richiesta porto all’attenzione del mio numeroso pubblico un problema che tormenta l’umanità dalla notte dei tempi, di cui mai si discute per pudicizia, per vergogna, per timidezza o per la pessima considerazione di cui questo argomento è rivestito, nonostante sia un fattore estremamente naturale, come andare al bagno o sbadigliare.
Le tette durante il ciclo mestruale crescono.
Dopo anni di onorata carriera nel circolo delle
“signorine” (e ci vorrebbe un’asteriscata chilometrica per spiegare l’umiliazione di una ragazzina che si vede investita di interroganti sorrisi smaliziati che proferiscono “ma sei diventata o no signorina?”), e di diretti rapporti con le interessate, sono arrivata ad alcune conclusioni che esaltano il mio senso pratico e la suffragetta che si cela nel profondo del mio cuore. Non si tratta di impressionanti scoperte scientifiche, solo di aver scostato per un attimo questo alone di omertà che circonda il ciclo. Ed è la cerchiatura del quadrato, o quadratura del cerchio che dir si voglia.
Le tette la settimana prima del e durante il ciclo sono sode, dure, fastidiosamente ingrossate e spesso dolorose. Come mai?
Gli ormoni, questi sconosciuti.
Vai a comprarti una camicia nel periodo sbagliato e la settimana dopo te la trovi lasca o con i bottoni che scoppiano. E allora una donna va nel panico, è comprensibile e legittimo. Come comportarsi di fronte a tali variazioni sul tema tette? Allora, ho una terza o una quarta? Sono problemi che distruggono intimamente e moralmente. Gli analisti ci marciano sopra come a cavallo di cinerei bai sulla città dei puffi.
E le tette soffrono, perché la colpa cade su di loro, immediatamente. Si sentono così ingiustamente accusate di incoerenza, di tradimento, di essere scostanti e maleducate, perché non è possibile che mi compro una maglietta fantastica giusta filo pantalone, e la settimana dopo non arriva neanche all’ombelico perché i movimenti tettonici delle placche terrestri hanno creato dal nulla una nuova catena himalayana. (Ovvio, non può crescere l’erba dove non è stato seminato. Donne che convivono pacificamente con la loro prima o seconda misura, difficilmente notano improvvisi cambiamenti nei loro seni. Ma quando la taglia inizia a salire, i mutamenti che altrove sembrano minuscoli si tramutano in ipotetici interventi chirurgici.)
Le tette, queste compagne di vita, di avventure e di gioco, queste fedeli ascoltatrici, queste amiche disponibili che mai tradiranno un segreto sussurrato in un momento di tristezza, che calamitano sguardi e fomentano commenti, ebbene le tette soffrono di queste accuse. Bistrattate, sfruttate e poi rese colpevoli di essere vive, di avere delle reazioni, di essere sensibili agli ormoni, alle fasi lunari e alle maree. Non è colpa loro. Ma la scostante femmina padrona del corpo in questione sfoga la sua rabbia sulle tette. Una scritta in paillettes che in pochi giorni diventa illeggibile perché i tondini sono disseminati come in campagna a maggio le lucciole. Una stampa di Marilyn Monroe inspiegabilmente carcerata perché il disegno davanti “tira”. Bottoni di camicia che indossata una bandana rossa si reinventano crudeli assassini mercenari e si fiondano letteralmente sugli ignari passanti, o sparano a raffica davanti allo specchio. Una scimmietta di Paul Frank che offre agli spettatori un sorriso incredibilmente più smagliante e sempre più ampio. Una prova costume che costringe ad allentare il laccio del reggiseno. E per quanto un seno che cresce sia il più delle volte un vanto per la donna e una lode da parte dell’uomo, è comunque un aumento di peso.
Le tette sono spesso una tragedia. Ma come faremmo senza di loro? Trattiamole bene. Rassicuriamole che, anche se durante il ciclo dimostriamo loro più odio che amore, sono sempre le più ostinate rappresentanti della nostra femminilità. Che non le offenderemo, che non ce la prenderemo più con loro, perché il ciclo è ciclico e non ci si può incazzare una volta al mese. Che qualche chilo in più si può sopportare, basta distribuirlo bene. Né grandi esagerate né piccole invisibili, perché ogni tetta è donna, e vuole rivendicare il suo posto nel mondo. Anche in quei periodi, in cui non è vero che si portano i pantaloni bianchi o le minigonne se si vuole saltare lo steccato del parco, ma in cui comunque bisogna uscire di casa. Con i brufoli, i piedi gonfi, la fame che assale, il mal di testa, le crisi di nervi, i pianti isterici.
E due belle grosse orgogliosamente addobbate tette.
la Venus Paleolitica
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