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Wednesday, March 15, 2006 - ore 23:54


Albertini, addio in grande stile
(categoria: " Vita Quotidiana ")


MILANO, 15 marzo 2006 - Un addio al calcio in grande stile. A sua immagine e somiglianza. Demetrio Albertini a 34 anni saluta nella maniera più bella: radunando nel suo San Siro 35.000 persone e una collezione di talenti di passato e presente da far invidia ad una Hall of Fame del pallone, formata dal meglio di oggi e di ieri delle squadre più blasonate in cui ha giocato: il Milan per 14 stagioni, cinque scudetti ed una coppa Campioni, e il Barcellona, con cui ha conquistato una Liga.
Alla festa del regista ex Nazionale ci sono tutti, anche gli infortunati, storici, come Van Basten applauditissimo, e recenti, come Maldini. E poi Baresi, Desailly, Papin, Weah, Gullit, Boban, Seba Rossi e gli Invincibili al completo. Nel Barca spiccano Laudrup, Stoitchov e Rijkaard, e i "contemporanei" Ronaldinho (sugli spalti c’è chi vorrebbe blindarlo a Milano e non farlo più ripartire) ed Eto’o: è un infinito parterre de roi.

In panchina Ancelotti, Capello (fischiato dall’ingrata curva rossonera), Cruyff e Rijkaard (nella doppia veste di player-manager, all’inglese). Il menu della serata prevede che all’inizio scendano in campo le formazioni vintage: Milan e Barcellona dei vecchi tempi, o Dream Team, come urla lo speaker, imbottite di campioni da fare indigestione. I piedi sono sempre fatati (forse un po’ meno quelli del centrale difensivo Nadal, zio del fenomeno del tennis spagnolo, ma insomma...), il senso tattico pressochè intatto, il ritmo decoroso.
Niente pressing (stasera non l’avrebbe preteso neanche Sacchi, in tribuna), ma nemmeno scene da dopolavoro: gli ex fenomeni, adesso stimati telecronisti, allenatori, dirigenti o mancati presidenti (come Weah), sono quasi tutti in buona forma e non hanno dimenticato come divertire la folla. Il gol di Albertini è il lieto fine della favola: destro potente su punizione, un po’ la specialità della casa, Zubizarreta prova ad allungarsi (sì, non è un pacco regalo), ma la palla finisce nell’angolino alla sua sinistra. Van Basten poi regala una perla d’antiquariato, colpo di testa in torsione su traversone morbido da sinistra di Donadoni.
E’ il canto del cigno di Utrecht che dopo 14’ di tocchi sapienti esce (le caviglie vanno preservate come cristalli) per lasciare spazio a Gullit, il tulipano nero, come cantano i tifosi rossoneri. Albertini esce tra gli applausi al 32’, la prima minipartita (di 40’) per la cronaca finisce 3-1, ma del risultato non interessa nulla a nessuno. Secondo atto. Che anche se tutti i protagonisti negherebbero persino sotto tortura, per scaramanzia, potrebbe aver rappresentato la prova generale della prossima semifinale di Champions League. Se, come da pronostico, Milan e Barcellona versione 2005-06 elimineranno rispettivamente Lione e Benfica.
Le squadre non si fanno male, per usare un eufemismo. Le geometrie sono discrete, entrambe cercano il predominio nel possesso palla, il comune marchio di fabbrica, l’agonismo però è ridotto ai minimi termini. Gilardino segna, ma è in fuorigioco, e Paparesta non fa sconti. Poi Eto’o viene sgambettato in area da Kaladze: rigore. Il camerunese dal dischetto trafigge Dida, che riesce solo a toccare.
Finisce con il giro di campo di un commosso Demetrio sulle note di "My Way". "Voglio dire che ho avuto una carriera fortunata - ha detto Albertini, microfono in mano al centro del campo di San Siro -, una carriera ricca di successi. Potevo solo sognare un ultimo giorno così, grazie ai miei compagni, ai miei amici, al Milan, al Barcellona, alla mia famiglia, al mio manager, ma insieme ai miei compagni voglio ringraziare quella che persona che ci ha permesso in tutti questi anni di centrare tutti questi successi: il nostro presidente Berlusconi. Grazie a voi, al mio pubblico, al nostro pubblico, alla mia curva, alla nostra curva, vi porterò sempre nel cuore".

da www.gazzetta.it

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