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Thursday, March 16, 2006 - ore 13:16


stereotipi: aiuto e limite
(categoria: " Riflessioni ")


da una recente ricerca effettuata dall’università di trieste:
le donne cercano di stabilire una comunicazione più emotiva e personale, tendono ad ascoltare di più, a essere meno volgari e a parlare maggiormente di se stesse; gli uomini sono più concreti e meno coinvolgenti, parlano di argomenti esterni alla relazione (come il calcio o la politica) e ascoltano meno.

il rischio di ogni “ricerca-sondaggio” è , più che descrivere com’è la realtà, il tendere a far rieccheggiare alcuni stereotipi, rafforzandoli.
motivo principale: in questi studi non si è potuto osservare il fenomeno così com’è, ma si è chiesto alle persone un parere.
se si domanda a una persona come crede che si dispieghi un certo fenomeno, il risultato sarà un’opinione, non un fatto.
e come si forma un’opinione?
non solo sulla base delle esperienze individuali, ma anche attraverso i racconti degli altri, le ipotesi sentite più spesso, e magari gli articoli letti sui giornali.
quindi: non c’è solo il rischio che venga misurata un’opinione e non un fatto, ma anche che questa, rilanciata dai giornali e poi dalle bocche delle persone, si consolidi.

l’effetto è che le ricerche più che (cercare di) rilevare un fenomeno, contribuiscono a crearlo, diffondendo alcuni stereotipi che colano nel discorso pubblico.

Le generalizzazioni e la loro variante più consolidata e riduttiva, gli stereotipi, sono utili: facilitano la lettura della realtà, garantendo un patrimonio di conoscenze pregresse che possono guidare l’interepretazione di nuove esperienze che ci capitano.
ma le generalizzazioni, anche quelle più sensate, sono qualcosa di mentale, che precede la realtà e i casi che la compongono.
affidarsi a uno stereotipo può essere “economico”, ci risparmia rischi e fatica, ma impoverisce la nostra capacità di comprendere come stanno davvero le cose.

non solo: gli stereotipi hanno tutta l’aria di produrre delle aspettative che si autorealizzano.
primo perchè impediscono di scoprire una realtà più ricca che si cela dietro i pregiudizi, secondo perché rischiano di indurre nel soggetto osservato dei comportamenti che confermano l’ipotesi iniziale.
se mi aspetto che la persona che ho davanti pensi o faccia certe cose, attiverò con questa alcuni comportamenti connessi in qualche modo al mio pregiudizio.
così, se quella persona non ha molto da dire, o non ha un particolare interesse a emergere, sarà facilitata a comportarsi come mi aspetto, rispondendo alle mie attese.


a.m.o.

grazie Steve, da te ho tratto, spero non mi citerai in giudizio per violazione del diritto d’autore (TERRANAUTA.IT).

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