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Saturday, March 18, 2006 - ore 01:33


Phirenthe
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giornatona all’insegna del sole e cazzeggio di classe, come direbbe il mio compagno di giornata fiorentina (saluto!)

Prima tappa: gelateria di livello veramente superiore nei pressi del Bagggielllo. Crema e zabaione. Perdo quasi ogni interesse per la mostra e per qualsiasi cosa si discosti dalla mia coppetta bigusto.

Seconda tappa: Bargello (o Bar Gello, di prossima apertura). Mostra TOGA, Mercurio solito, Bacco solito, David e San Giorgio soliti. Vorrei una vita solita

Terza tappa: osteria oltrarno di cui non diffonderò il nome, che sennò ci andate, diventa trendy, comincia a sputtanarsi e poi non so più dove portare il Pork a mangiare quando andiamo a vedere la mostra dell’Alberti. Menu scelto: crostini toscani (con paté di fegati vari); assaggio di formaggi (quasi tutti gorgonzolici) con miele e mostarda di cipolle + vino idoneo; zuppa di ceci, farro e funghi porcini, con più o meno abbondante olio e pepe.
...no, decisamente non vi dirò mai dov’è.
Dimenticavo: 14 euro a cranio..

Segue percorso digestivo, durante il quale faccio finta che non ci siano turisti nei dintorni e che Firenze sia una città solitamente interrata venti metri nel sottosuolo e fuoriuscita dalle viscere della Terra solo per me, riservandomi anche il meraviglioso sole che mi permette di andare in giro in maglietta di cotone e con la giacca al braccio per tutto il giorno (sbavate, miseri!).

Quarta tappa: nella mia tremilionesima visita a Firenze finalmente riesco a vedere l’interno di Orsanmichele, e da quel momento non voglio più uscirne.

Quinta tappa: libreria EDISON, quella aperta anche di notte (non tutta eh) e col bar dentro. Oltre al bar ci sono anche i libri, oh! Incredibile! Ce ne sono tanti, e me ne compro uno (sapete già che sono malata).
Pensavo di raccogliere le firme per una proposta di legge sui libri gratis per la gente dotata di mente curiosa, ne servono 500mila, cominciamo? Dai, si fa come per "a chi piace la figa metta una riga"!

Segue ulteriore passeggio (i formaggi litigano con la zuppa e mi sento leggera come un libro di Vincenzo Consolo) fino alla

Sesta tappa: Santo Spirito. Chiesa oserei dire burocratica. Sorvoliamo, perché in effetti mi fa un po’ cagare

Settima tappa: piano inclinato davanti a Palazzo Pitti; ci sediamo, perché dopo i 26 chilometri fatti a piedi è anche il caso. Amene chiacchiere sulle nostre versioni precedenti. Aneddoti di vita sarda. Cane a trazione posteriore. Mi rendo conto che in stazione ho comprato un rullino e finora l’unica foto che ho fatto è stata a un frate domenicano che si dirigeva verso la basilica a lui più propria. Non ne seguiranno altre, ma chi se ne frega: io ero seduta davanti a Palazzo Pitti a intensificare gli effetti della lampada, chiacchierare col mio ex compagno di studi medii di ogni grado, sentirmi libera&felice in un luogo paradisiaco nonché padrona dell’Universo e del mio destino, mentre ieri ero in ufficio a catalogare sinistri auto.
Ho reso l’idea.

Ottava tappa: Caffé Giubbe Rosse, più che altro per andare in bagno, ma anche per godermelo un’altra volta ancora, che il Futurismo ha il suo perché e anche il caffé non era affatto male. Indagate su cosa c’era oggi, perché nella sala più interna parlava un tizio che scodellava (credo stesse presentando un libro, e mi dispiace per l’autore) luoghi comuni sull’infanzia talmente vili che voglio fargli cattiva pubblicità.

Mentre ci avviamo verso la stazione, ché verso sera mi ricordo che abito a Padova, c’è la

Nona tappa: Profumeria di Santa Maria Novella. Entri, e l’aroma di qualunque odore esistente ti invade.
Quando son tornata a Padova il Pork mi ha detto che sapevo di gas. Con cosa cazzo le fanno le essenze? In che luoghi mi porti, Ale? Ammorbante, anche di lusso, calma e voluttà, ma degna conclusione della giornatona.

E domani Ravenna

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