Gli
anni Ottanta britannici non sono stati solo quelli dei Duran Duran e della new wave, ma hanno visto anche un’ondata di pop illuminato: autori meno attenti alla presenza scenica e ai videoclip ma che rappresentano un ponte tra i Beatles e il brit pop del decennio successivo. Oltre agli Smiths ci sono stati i Prefab Sprout di Paddy McAloon, i Love and Money di James Grant, i
Black di "Wonderful Life" (l’anello
mancante tra Scott Walker e i Cousteau), gli Aztec Camera di Roddy Frame, Nick Heyward degli Haircut One Hundred, i Blue Nile di
Paul Buchanan (in seguito collaboratore di Peter Gabriel, Annie Lennox, Chris Botti e più recentemente dei Texas), gli Orange Juice di Edwyn Collins. E gli scozzesi Deacon Blue, da poco entrati nel catalogo
Legacy della Sony BMG grazie alla ristampa di
Raintown, uno dei migliori dischi del
1987 dopo The Joshua Tree degli U2. Le Legacy Edition sono una gran bella invenzione, un modo accattivante (e rispettoso verso gli artisti, che talvolta le curano di persona) per riproporre dischi storici della major. Grace di Jeff Buckley, Horses di Patti Smith e Santana III sono solo alcuni tra i dischi omaggiati da edizioni deluxe; rimasterizzati in digitale, con la
grafica originale ripristinata e fotografie mai viste prima. Non solo: c’è un secondo CD allegato, con brani presenti nei lati B reperibili in precedenza solo nei vecchi singoli, oppure versioni demo o registrazioni dal vivo particolarmente significative, il tutto in un’elegante confezione cartonata. Raintown dei
Deacon Blue è al momento in vendita solo nel Regno Unito e disponibile in siti Web come CDWow, 101cd e
Play.
Forse molti non ricordano questo gruppo di Glasgow, il cui nome si ispira ad un brano degli Steely Dan dall’album Aja e la cui mente, Ricky Ross, è un insegnante di lettere. Solo da poco sono tornati a suonare dal vivo, e la ristampa del
disco di debutto - dedicata al chitarrista Graeme Kelling, morto di cancro due anni fa - è solo l’inizio di un rispolvero che culminerà in estate con la pubblicazione di un aggiornato
greatest hits con brani inediti. La musica di Ricky Ross non ha in realtà nulla di paragonabile al gruppo di Donald Fagen. Sono infatti
Bruce Springsteen (il leader ha conosciuto la vocalist Lorraine McIntosh, che successivamente è diventata sua moglie, ad una festa in cui lei cantava "Nebraska" del Boss insieme a suo fratello), Bob Dylan e il contemporaneo
McAloon le fonti di ispirazione più evidenti in un disco che ci riporta in un preciso contesto storico, gli anni di Margaret Thatcher. La disoccupazione e la voglia di evadere dal grigiore di Glasgow sono i temi ricorrenti nei testi. L’apertura con la breve
Born in a storm, lenta, con piano, tastiere e armonica ma senza percussioni, già fa intravedere che i Deacon Blue sono di tutt’altra stoffa rispetto ai loro colleghi. Seguono l’energica
title track e
Ragman, che stava per essere scartata - fu il loro produttore Jon Kelly ad insistere, e ascoltandola è facile dargli ragione.
He looks like Spencer Tracy now cita un noto articolo di Time del 29 luglio 1985, dove Roger Rosemblatt parla dello scienziato Harold Agnew e del lancio della
bomba atomica su Hiroshima ("Allora pensavo che i giapponesi se lo meritassero e, onestamente, lo penso ancora oggi").
Loaded è un brano più leggero, e non a caso è stato scelto come singolo, così come
When will you (make my telephone ring), canzone d’amore in uno stile "soul dagli occhi azzurri" degno dei migliori Hall and Oates, con tanto di coro gospel. Si parla di incertezze in amore in
Chocolate Girl ("lui la chiama la ragazza di cioccolato/perché pensa che si sciolga quando la sfiora") e in
Love’s great fears, che vede come ospite Chris Rea alla slide guitar. Il vero gioiello del disco, e probabilmente dell’intera carriera dei Deacon Blue, è
Dignity, piazzato proprio nel cuore della tracklist.
The very thing è un brano più ottimista ("un giorno tutti avremo un lavoro") che torna a parlar d’amore ("dicono che l’amore sia la cosa più importante - se solo potesse essere vero - e tutte queste cose come gli edifici, i posti, i ricordi, i volti non contano nulla"). Si chiude con
Town to be blamed, dove la voce di Ricky Ross diventa uno strano ibrido tra Jim Kerr (Simple Minds) e il lamento strozzato di Brett Anderson.

Il secondo CD contiene tutte le canzoni nello stesso ordine del primo, ma si tratta di versioni alternative: Born in a Storm e Town to be blamed sono state registrate dal vivo alla Glasgow Art School nel 1986, Ragman e Loaded sono qui presenti nelle leggermente più spoglie versioni "demo",
When will you... è invece presentata in un "Air Studio Vocal Mix", un semplice arrangiamento con pianoforte e voce, senza chitarre nè batteria. The very thing è una
BBC Session per il Mark Goodier Show in onda su Radio1, mentre tutte le altre canzoni sono registrate da un’esibizione "live at the Marquee" del 1986. La prima edizione di Raintown su CD conteneva due tracce in più rispetto al vinile,
Riches e
Kings of the Western World, che nella ristampa chiudono il secondo CD. Il disco d’esordio resta il punto più alto della produzione della band di Ricky Ross; gli album successivi (compreso un interessante EP con cover di Burt Bacharach e Hal David) hanno avuto un discreto successo di critica e pubblico, e ci sono stati altri ottimi singoli come Your Swaying Arms, Fergus Sings The Blues e Real Gone Kid (motivo in più per non perdere l’antologia in uscita entro l’anno), ma già al momento della pubblicazione di "Our town" del 1994 i Deacon Blue facevano ormai parte del passato. Ricky Ross ha inciso poi
materiale solista senza avere troppa fortuna, ma è anche tra gli autori del successo "High" di
James Blunt (colonna sonora di uno spot Vodafone dell’anno scorso e primo singolo dell’album Back to Bedlam); in attesa di nuove canzoni, vale la pena segnalare il sito internet di Ricky e procurarsi questo bellissimo Raintown (indicato agli estimatori del buon pop d’autore, poetico e non privo di contenuti). Ottimo il lavoro svolto da
Tim Young presso lo studio
Metropolis di Londra, nonostante sembri di ascoltare un bootleg quando si inserisce nel lettore il secondo disco: le canzoni sono prelevate da vecchi nastri probabilmente non più in buone condizioni. Mi piacerebbe inoltre sapere perché la Sony italiana sta snobbando il disco in questione (e, per contro, intasando il mercato con raccolte confuse, come i tripli CD di Anna Oxa e di Spagna - pubblicati in concomitanza con i nuovi album realizzati per altre etichette - di cui non si sentiva affatto il bisogno).