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Monday, March 20, 2006 - ore 18:40
FANTASMI
(categoria: " Riflessioni ")
Sono immerso nella folla, tra suoni, volti, colori, rumori.
Nessuna inquietudine, nessuna minaccia allorizzonte, nuvole sparse e calma apparente.
Sorseggio il mio cocktail, ammiccante, tranquillo, rapito da piacevoli conversazioni.
Poi tutto cambia.
Pochi istanti di assordante silenzio, come una surreale e gelida quiete prima di una tempesta, fanno da presagio al triste e inevitabile compimento del fato.
Si entra in scena, ora, e nessuno ormai si può sottrarre: lasciamo che questa commedia beffarda abbia inizio, e svenda come ad unasta popolare anche lultima porzione di felicità, costruita a fatica tra lacrime e pioggia, nebbie e silenzi.
Ecco, si accendono i riflettori, il passato e il presente si uniscono, si fondono sinuosamente gettando ombre maligne su un futuro già incerto: "the moment of being has come".
La folla si apre e lei appare, il punto di rottura è raggiunto.
Pochi rapidi fotogrammi, impressi a fuoco nella mia mente, come istantanee scattate da un fotografo diabolico e vendicativo. Diapositive di un pezzo di vita, che con inesorabile lentezza torneranno a scorrere ad anello davanti ai miei occhi.
Una sicurezza apparente resta di facciata, unimperturbabile ma fittizia tranquillità cela sapientemente una condizione di totale e spiazzante vulnerabilità, mentre la parte più lucida della mia mente vaga senza meta come una barchetta di sughero trascinata via dalla corrente.
La folla è sparita, nessun suono, nessun colore, solo un mondo monocromatico e artificiale, simile a un paesaggio in miniatura racchiuso in un contenitore di vetro che un gigante ignaro può capovolgere a suo piacimento per far nevicare.
Ma ciò che scende qui è il sipario, e cala con forza come una ghigliottina, mentre il respiro prima trattenuto ora si ferma, naturalmente.
Potete applaudire, meschini mercanti di strada, svendete pure al miglior offerente i miei più cari segreti, e calpestate i miei preziosi ideali per inseguire le vostre ipocrite e squallide chimere.
Io ne ho abbastanza.
Me ne vado.
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