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Tuesday, March 21, 2006 - ore 10:09
I DIECI COMANDAMENTI
(categoria: " Riflessioni ")
"III^ DOMENICA DI QUARESIMA" "Nelle mani di Mosè...la seduzione di Dio"
di don Marco Pozza Su internet, gli esperti dicono che per sorprendere una donna bastano dieci mosse.
Pianifica i tuoi rapporti con lei. Sembra poco romantico, ma ti permetterà di non saltare appuntamenti. Esci di casa, per rompere la routine della vita quotidiana. Ri-arreda la camera da letto:lenzuola nuove, specchi nuovi, candele profumate. Da forma alla tua fantasia. Scopri la fantasia del partner: migliorerai l’intesa di coppia. Prova sensazioni ed esperienze nuove . Non ignorare i problemi sessuali:perché vergognarsi di parlarne con il partner? Vacci piano . Non preoccuparti di quello che fanno gli altri:in amore ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi. Continua a tentare:è la cosa migliore e sarai premiato.
Io non so dirti se questa tecnica di seduzione funziona o meno. Permettimi di dirti che ne conosco una di più affascinante, anche se più faticosa.
Si, perchè anche Dio seduce l’uomo con la sua tecnica d’amore. Chiama Mosè, il suo instancabile pellegrino, lo attende sull’alto di un monte, lo punta nello sguardo e, riscaldandolo alla luce di quel volto, lo inchioda a dieci promesse d’amore. Un innamorato dalle idee trasparenti, che non ammette tentennamenti perché non è uno qualsiasi: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù” (Es 20,2). Non è uno qualsiasi…! E guarda: il libro dell’Esodo pullula di miracoli più di ogni altro libro in lingua sacra. Le dieci catastrofi d’Egitto, il guado asciutto del Mar Rosso, la manna mattutina e altri fenomeni grandiosi, sono appena il preludio alla quarantena del balbuziente tra le nuvole del Sinai. Sopra un’altura, nel mezzo di un deserto infame e santo, il dito divino scalpella il codice. Mai come oggi Mosè è dilaniato: a metà strada tra un Dio tutto santo e un popolo infedele, dovrà essere testimone di un amore che scompiglia meridiani e paralleli nella vita di quel popolo. Al centro di tutto il libro… sulla cima di un monte! Nulla è a caso tra le righe di quelle pergamene sacre. Quassù si respira un’aria rarefatta, la frase ebraica si asciuga ancora di più, si riduce all’essenziale. Usciranno scolpiti diciassette versetti noti anche a chi non ha mai tenuto in mano il Libro Sacro.
Torna sui banchi di scuola e ti ricorderai di Prometeo che volle rubare il fuoco agli dei, e col fuoco, una scintilla del loro smisurato potere. E ci riuscì. Ma Giove, una volta accortosi del furto, lo fece incatenare su una roccia del Caucaso. Nella fantasia popolare e scolastica è rimasto il simbolo dell’audacia e della fierezza, l’eroe della stirpe umana, il promotore inquieto delle rivendicazioni che ha saputo contrastare con successo l’egemonia celeste. Basterebbe questa leggenda per provare vertigine di fronte all’abissale differenza con il Dio cristiano, un Dio che non soffre di gelosia. Per Dio, Mosè non è la fotocopia di Prometeo. Non considera l’uomo come un rivale, ma come un partner che collabora con Lui nel cantiere sempre aperto della creazione. Come “socio”, cioè di pari dignità nella sua cooperativa di lavoro. Non si macera nel timore che un giorno l’uomo debba trafugargli i brevetti delle sue invenzioni. Non nasconde i suoi segreti nella cassaforte del mistero, ma li squaderna sotto gli occhi dell’uomo. Non teme la concorrenza, ma s’innamori della collaborazione.
Dieci delicatezze d’amore, forse troppo complicate da ricordare tutte. Gesù Cristo le ha sintetizzate in un’appassionante sintesi:
“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze. Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37). Ti sei mai cotto di una ragazza o di un ragazzo? Di’ la verità: non gli avresti tolto neppure un capello se era amore schietto, pulito! Se invece era finto amore, te la mangiavi con gli occhi. Non vedevi l’ora di possederla. Ma quello era amore-bugia. Ti è mai capitato d’incontrarti con una persona bella, schietta, in gamba, tanto da dire:
“Ma che forte è quello!”. Ti ha rapito il cuore… perché i suoi occhi ti guardano ma ti lasciano libero. La sua mano stringe la tua ma non la trattiene. Il suo amore ti avvolge, ma non si chiude. La verginità: un mistero che ti avvolge e ti sconvolge.
Io vedo nella mia vita, pur nella povertà della mia testa che non capisce un tubo, un numero grande di delicatezze di Dio, vedo delle cose troppo belle, per cui faccio degli applausi al Signore che se uno mi vede dice che sono matto. Quando ho scoperto che Cristo è vivo, che io gli sto a cuore e che mi vuol bene fino a maciullarsi su una croce, ho detto:
“Questo o è pazzo o non si può buttare via senza prima avergli dato un’occhiata!”. Quando ho visto che non te le manda a dire le cose, ma che è libero, che dice pane al pane e vino al vino, che dice:
“Vieni dietro a me, starai bene” , ho detto:
“Basta, me ne frego di tutto e sto solo con Lui” . Bestemmiarlo? Cancellato. Anzi: mi viene voglia di stare nel difficile, nell’impossibile. Una volta pensavo:
“Sta’ gente che segue Cristo, tutta gente senza palle” . Invece ho scoperto che le hanno, e buone. Che fegato ci vuole a stare con Cristo. Ingannare? Darla a intendere? Fingere? Doppia vita? Maschere? Che schifezza… Quando vedi che quelli, pur di apparire, si vendono, che per far carriera vanno a letto con il primo che passa, ti prende una pena che vorresti gridare:
“Stai con Cristo! Metti Cristo nel cuore! E ti scrollerai di dosso tutte queste porcherie” . Ricordati: non esistono lupi cattivi - afferma don Oreste Benzi - ma solo lupi infelici. Camminando con Cristo ami talmente che neanche col pensiero ruberesti la moglie di un altro, non approfitteresti mai di una donna singola, difenderesti ogni vergine, ogni consacrato, ogni vedova e i tuoi occhi ingordi non divorerebbero più nessuna. Ecco Cristo che cosa è capace di fare!
Ci stai?
Diventato prete per qualche mese mi son sentito onnipotente, ho fatto assegnamento sul mio genio e sulla mia fantasia. Poi, forse un po’ tardi, mi sono accorto che avrei potuto investire meglio le mie risorse legandomi
in cooperativa col Signore. Cosa che ho fatto. E’ vero che questo contratto lavorativo mi costringe di perdere parecchio tempo con il mio Socio per l’impostazione concordata del lavoro, per l’elaborazione bilaterale dei progetti, per la verifica dell’attività e per la revisione dei conti al tramonto del sole.
Però, a parte il piacere di godere dell’amicizia e della confidenza di questo partner davvero eccezionale, mi hanno detto che la fatica si dimezza e che gli affari tornano.
C’è un solo dubbio che non so trasformare in risposta:
sono io che mi fido di Lui o è Lui che si fida di me? Buona settimana!
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