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PARANOIE


1) non riuscire + a trovare persone capaci di essere dolcemente sincere..
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
3) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
4) Andare a letto la sera (da solo) svegliarsi la mattina , andare a lavorare , e poi rifare sempre le stesse cose.E se tichiedono come va , rispondi :"BENE"!!!!!!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) il gelato!!!
3) fare quello che vuoi senza che qualcuno o qualcosa te lo impedisca
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) ridere fino a stare male
6) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
7) Sapere di poter dormire la mattina dopo....



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Wednesday, March 22, 2006 - ore 14:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fumo una sigaretta al giorno, a volte nemmeno quella. Mi piace fumarla da sola, piano piano e in silenzio. Solitamente di sera, o in un momento in cui voglio avere un tempo denso di pensieri che scorra come magma. In un momento in cui posso pensare a quello che voglio. Scelgo un posto in cui sedermi, o un muro a cui appoggiarmi, e osservo la gente da lontano.

Nel primo treno sono rimasta in piedi, tra un vagone e l’altro. Era pieno. La schiena appoggiata alla parete, le gambe leggermente allungate, con le ginocchia tese e il peso in avanti. Spingevo sulle punte dei piedi che alla fine facevano male. Il treno oscillava di lato, spesso bruscamente. Tra le gambe, per terra, ho appoggiato la borsa. Tra le mani, un libro. In quel minuscolo spazio c’erano altre sei persone, ma non avevo voglia in quel momento di ascoltare i loro discorsi. La signora grassa accanto a me mi guarda, tasta la sua borsa, inforca gli occhiali e poi si mette anche lei a leggere.
Sono stanca, voglio solo perdermi in quei racconti, e ancora non pensare alla giornata passata. Voglio essere comoda per quella: seduta, con le cuffie nelle orecchie, la luce che esce dalle case oltre il finestrino, il paesaggio nero.

Scendo piano dal treno, prima dell’altro ho tempo, faccio tutto senza fretta. Mi metto in fila alla biglietteria, e mentre aspetto mi ricordo del cioccolatino di quel pomeriggio: apro la borsa e inizio a mangiarlo lentamente. Lo sento sciogliersi in bocca. La coda è poca, il bigliettaio simpatico, ora ho il biglietto anche del secondo treno. Ho ancora tempo.
Quella stazione la conosco bene, non ho niente di nuovo da scoprire, solo sensazioni che si affollano. Sono persa nei miei pensieri, cammino senza voler andare esattamente da qualche parte. Mi ritrovo fuori, all’entrata, a cercare tra le persone e le macchine. Lo facevo sempre, ed è rimasto l’istinto nella memoria. Sapevo dove c’era qualcuno ad aspettarmi e sapevo dove farmi trovare. Mi rendo conto che sto guardando in quella direzione. Sono ferma lì, sul bordo del marciapiede. Capisco, e sorrido. Mi giro: alcune persone mi guardano incuriosite, la maggior parte nemmeno mi vede.
Ritorno verso l’entrata, mi appoggio ad una porta e tiro fuori le sigarette. Ne fumo una, lentamente, sospesa tra molto tempo fa, la giornata appena finita e quel preciso momento. Sorrido ancora, perché questa volta non sento la voglia di fuggire dentro e guardarmi poco attorno: rimango lì a fissarlo, quel parcheggio, finalmente tranquilla e rilassata.

Musica nelle cuffie, strade nere e qualche luce in lontananza. Il secondo treno è in orario e io ho trovato posto accanto al finestrino.


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