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Wednesday, March 22, 2006 - ore 18:44
Elezioni? No, grazie
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ovvero: perchè Berlusconi era a tanto così dal vincere di nuovo, ma ha buttato tutto alle ortiche.

-Lettera appena mandata ad un amico. Ora sono di fretta e non ho voglia di rileggerla, adattarla e correggerla... lo farò più tardi. Intanto, però , la posto-Allora: anzitutto io non parlo (o parlo poco) di contenuti. Quelli mi interessano relativamente poco in periodo di campagna elettorale, dove non si può certo sperare di votare una parte o l’altra per conoscenza di tutti i contenuti. Io mi riferisco ai metodi, principalmente comunicativi, utilizzati dalle parti in causa. Metodi che mi sembrano davvero rozzi e di bassissimo spessore, oltre che poco lungimiranti, per tutta una serie di ragioni che derivano dalle mie conoscenze in ambito comunicativo nonchè alle mi convinzioni personali.
Ecco dunque che, pur non condividendo l’affermazione "destra e sinistra tutta merda uguale", mi trovo tristemente a doverla dichiarare plausibile poichè, seppur è vero che in Italia destra e sinistra partono da ideologie, preconcetti e paradigmi quasi opposti, il "modus operandi", l’"azione politica" che utilizzano (e che è quella che conta), è verosimilmente la stessa.
Cosa è successo in questa campagna elettorale? Per una serie di ragioni sociali e fattuali, l’Italia sta uscendo da un periodo di governo che, almeno a parole, garba a pochissimi. Ciò dovrebbe far prevedere facilmente una vittoria della parte avversa ma, ovviamente, la cosa non è così semplice. Il fatto è che da parecchi anni nelle elezioni italiane vale la regola del "voto negativo"; ovvero "non voto per premiare una coalizione ma per punire l’altra". La situazione è molto simile a quella delle elezioni americane passate, dove uscente era l’amministrazione Bush, in pre-campagna elettorale invisa alla stragrande maggioranza degli elettori (quasi il 60%!)
Cosa è accaduto in america? I democratici di John Kerry hanno pensato bene di cavalcare l’onda di questo "voto negativo" e di puntare la propria campagna sull’attacco dell’altrui fazione, relativamente trascurando la parte propositiva e di coesione e arrivando a punte parossistiche del tipo "Farenheit 9/11". La controparte, invece, ha fatto ben poco, limitandosi a perseguire la sua discutibile linea politica. Dati questi presupposti, tutti erano convinti della vittoria dei democratici (tanto che, il giorno dopo l’election day, il manifesto usciva, toppando clamorosamente, con in prima pagine un "good morning america" a caratteri cubitali). E invece... sorpresona! Vince Bush Jr con una maggioranza tra le più alte registrate nel dopo guerra.
Cosa era successo? Si ipotizzò che, demonizzando Mr.Bush, i democratici avessero convertito il non-voto di protesta in un "voto di protesta al voto di protesta". La gente, in definitiva, non ama farsi dire cosa votare. Insomma: poichè il voto è un meccanismo molto più emotivo che razionale, più personale che pubblico, molta gente si era sentita di votare in maniera diversa da quello che pur gridava in piazza, e cioè che non voleva Bush alla presidenza per altri quattro anni.
Preso atto di questo stupefacente risultato, la sinistra ha cercato di guardarsi bene dal demonizzare Mr.B ma, alla lunga, non ha saputo parlare d’altro. Berlusconi è stato irriso, compatito, disprezzato, ma non demonizzato. Pensavano potesse andar bene; non si accorgevano che, in fondo, stavano facendo lo stesso errore dei democratici americani: avevano comunque lasciato al centro dell’attenzione l’avversario.
Ecco perchè, fino al momento dell’incontro televisivo con Prodi, Berlusconi aveva la vittoria in mano: gli bastava amministrare con la sua proverbiale maestria i mezzi di comunicazione e continuare a ripetere le sue solite tiritere rassicuranti. I comizi alla Scalfari, quelli, per intenderci, più impegnati a sbraitare o a criticare più che a costruire, non potevano che fargli comodo, perchè altro non facevano che affermare, sotto le righe, che LUI era il vero centro della politica italiana; l’unica fonte di sicurezza. Anche le cadute di stile su "comunismo" e "toghe rosse" non potevano più intaccarlo, perchè oramai tipiche del personaggio. Gli elettori Mr.B lo conoscono ma, in mancanza di sufficiente luce sull’alternativa, avrebbero votato per lui lo stesso; se non altro per sentirsi rassicurati.
E invece cos’è successo? Il cavaliere toppa proprio dove non te l’aspetti; proprio nel suo punto forte: la comunicazione. Si mostra debole e imprepararto nel confronto televisivo, e riesce a farsi a tratti soprassare da una "nullità comunicativa" come Prodi, che magari come politico se la potrà anche cavare, ma di certo non sa come agire di fronte ai media.
Qual’è stato il grossolano errore di Mr.B? Il cavaliere ha ceduto alla sua egotistica aspirazione di andare all’attacco; non si è accontentato di giocare in difesa sotto le righe, come fece il suo amichetto George Walker. Si è sentito insicuro, e ha pensato bene che, data la debolezza comunicativa di Prodi, l’occasione del confronto televisivo fosse il momento di andare all’attacco, magari coi famosi "numeri" del governo. E ha perse la bussola. Peggio ancora: ha rimarcato il suo errore con le sue spettacolari uscite esibite nel convegno di Confindustria a Vicenza. Ora gli elettori vedono Berlusconi infervorarsi, e non si sentono più tranquilli. Lo vedono agitato e pensano che lo faccia perchè ha cominciato a sentire la sua sedia che scricchiola, e non riescono a trarre da lui l’unica cosa che gli chiedono: sicurezza.
Ecco perchè, oramai, la sinistra vincerà le elezioni. Vincerà ma andrà al governo con una risicatissima maggioranza che, unita alle ben note incertezze interne (impossibile detrarre di 5 punti il cuneo fiscale senza toccare l’apparato pensionistico. E i sindacati chi li sente, poi? E l’articolo 18 o la tassa di successione? Come verrano spiegate a confindustria?) tutto ciò, dicevo, farà si che avremo un governo debole, e forse nemmeno duraturo. Esattamente quello che dovremmo evitare come la peste, visto il clima politico nazionale e internazionale odierno.
Ora: questa la situzione. Che fare? Non sentendomi rappresentato da alcuna delle forze in campo, e non volendo restare inerme e silenzioso di fronte a questo scempio, compirò l’unica azione che reputo compatibile con le mie convinzioni: annullerò il mio voto. Una democrazia, a parer mio, deve saper dare al cittadino anche il potere di rifiutarla formalmente (anche se non fattualmente). Il non votare deve essere una scelta, rispettbile e separata, tanto quanto il voto. Una scelta che non merita di essere confusa col disinteresse dell’astensione.
E’ una scelta cosciente la mia, e responsabile. Vorrei che in ogni scheda elettorale ci fosse una casellina, a fianco di quella di tutti i partiti, per poter dire "così com’è, non mi sento rappresentato" e, qualora questa casella raggiungesse la maggioranza relativa, che fossero indette nuove e lezioni con nuovi schieramenti politici. nella vita si può dire "sì", "no" oppure stare in silenzio. Il silenzio è una risposta; a volte anche più forte di un no. Deve essere così anche per la democrazia: deve contemplare come forza il silenzio; la non aprtecipazione democratica.
La democrazia non può ridursi a scelta per il male minore: non è questa la sua natura, e non possiamo permettere che lo diventi.
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