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Friday, March 24, 2006 - ore 10:41


UNA RIFLESSIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"UNA RIFLESSIONE"

"Il crepuscolo degli dei"
di Livio Caputo




"Che il potere logori chi non ce l’ha - come sosteneva Giulio Andreotti - era forse vero nella Prima Repubblica, quando l’alternanza era praticamente impossibile. E’ certamente falso nel mondo di oggi, in cui assistiamo a una spettacolare caduta di popolarità e di consensi di tutti i leader che hanno dominato l’inizio del Terzo millennio: George W.Bush, contestato ormai da quasi i due terzi dei cittadini americani - compresa una parte dei suoi elettori repubblicani - non solo per la guerra in Iraq ma anche per una serie di problemi interni; Tony Blair , fino a poco tempo fa faro della sinistra riformista e vincitore di tre elezioni consecutive, bruciato dagli scandali e invitato a farsi subito da parte anche dalla stampa che lo aveva sempre sostenuto; Jacques Chirac, che ancora l’anno scorso sognava un terzo mandato, ridotto a un tasso di consensi dell’1 per cento (!) e possibilmente indotto dalle turbolenze della piazza a dimissioni anticipate; Josè Luis Zapatero, per due anni icona della sinistra europea e ora sotto accusa a Madrid per le sue sconsiderate sfide alla Chiesa e l’incapacità a gestire il problema delle autonomie regionali; Silvio Berlusconi, trionfatore delle elezioni del 2001, ma ora impegnato in un difficile tentativo di rimonta . Dei leader dei grandi Paesi democratici, l’unica ancora sulla cresta dell’onda è l’ultima arrivata, Angela Merkel , ma anche sul suo orizzonte si stanno già addensando le prime nubi. A lei si può aggiungere, volendo, il presidente russo Wladimir Putin , ma la sua presa sul potere è sempre più dovuta al ricorso a metodi illiberali. Si può perciò parlare di un vero e proprio crepuscolo degli dei, di una coincidenza che ha pochi precedenti nell’epoca moderna.
Non è facile trovare un minimo comun denominatore a queste crisi. Alcuni leader sono alla testa di Paesi di robusta crescita economica, altri sono alle prese con fasi di stagnazione. Alcuni sono sotto attacco per presunti errori commessi sul fronte internazionale, altri per l’incapacità di gestire crisi sociali, altri ancora per avere introdotto o cercato di introdurre riforme impopolari. Ci sono tuttavia certi aspetti della crisi che li accomunano.

Primo. Tutti hanno conosciuto, prima di entrare nel tunnel, fasi di grande popola rità e successo: sono, cioè, caduti dall’alto . Dopo l’11 settembre, Bush ottenne il plauso del mondo intero per la sua reazione all’offensiva terroristica, prima di giocarsi questo patrimonio di consensi con una politica che non solo ha portato molti lutti all’America, ma sta mettendo a repentaglio anche i suoi conti pubblici. Blair era salutato, ancora poco tempo fa, come uno dei più illuminati statisti britannici, capace di innestare sulle riforme della Thatcher una nuova primavera sociale. Chirac è stato rieletto quattro anni fa con oltre l’80 per cento dei voti ed era, nel 2003, l’idolo di tutti i pacifisti per la sua opposizione alla guerra irachena. Berlusconi ha goduto di una amplissima maggioranza parlamentare e dell’appoggio di tutti coloro che speravano in un’Italia più liberale. Zapatero sembrava l’alfiere di una Spagna più giovane e dinamica, destinata a soppiantare quella più tradizionale. Ora, tutto questo è come dimenticato.

Secondo. Tutti stanno pagando la crescente ostilità dei media, che, quando li hanno visti in difficoltà, hanno accentuato critiche e "rivela zioni" e fatto del loro meglio per accelerarne il declino. Questo fenomeno è particolarmente evidente negli Stati Uniti, dove buona parte dei giornali e delle reti televisive sono impegnati in una sistematica demolizione del presidente, invano contrastata dai blog, la cui maggioranza gli è ancora favorevole. Nella loro furia demolitrice, molti media tengono poco conto dell’interesse nazionale, in una sistematica corsa alle notizie negative o addirittura infamanti non sempre rispondenti a verità.

Terzo. Tutti devono misurarsi con la difficoltà a governare società in cui convivono troppi interessi tra loro inconciliabili, in cui chi è critico e insoddisfatto riesce a farsi sentire molto di più di chi consente, in cui si finisce sul banco degli imputati sia se si decide, sia se si rinvia.
Il crepuscolo degli dei fa tanto più impressione, in quanto non coincide con un periodo di crisi generalizzata. Certo, ogni Paese ha i suoi problemi, ogni leader ha commesso i suoi errori e ha le sue responsabilità, ma la massa dei cittadini non se la passa poi così male. E’ come se i leader avessero una patente a punti: dopo qualche infrazione, l’elettorato gliela vuol togliere, anche se non sempre ha pronta un’alternativa migliore".

(Livio Caputo, Il crepuscolo degli dei, da Il Gazzettino di giovedì 23 marzo 2006)



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