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Wednesday, December 17, 2003 - ore 15:18


LETTERA (ad Augusto Daolio)
(categoria: " Musica e Canzoni ")



Sul forum di Bacco c'era questa canzone. Gliela rubo, perchè ha significato molto per me.
Quando son venuta a pd per abitare, cambiando scuola, imparando che abitare in città NON è la stessa cosa che abitare in paese, avevo bisogno di qualcosa che mi tenesse su,che mi dicesse che in fondo dovevo solo tirare fuori le palle e fottermene della merda che avevo intorno...si trattasse del liceo classico Tito Livio o della completa assenza di amici e confidenti.
Mi ci è voluto un anno, ma alla fine ce l'ho fatta, anche grazie a molte canzoni, che mi hanno resa più forte, o che mi han semplicemente tenuto compagnia.
Alla fine dell'anno son andata a vedere il concerto di Guccini a Parma da sola...quando ha cantato lettera mi son sentita bene...ho gridato VAFFANCULO molto forte, facendo girare tutti quelli intorno a me...e tornata a casa ho strappato il diario su cui questa canzone era scritta almeno venti volte, sempre più calcata nelle pagine.



Lettera

da D' amore, di morte e di altre sciocchezze [1996]

In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.
All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate...

Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare...

Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...





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