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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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martedì 28 marzo 2006 - ore 20:36


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ieri sera, se sono sopravvissuta alla solita deprimente quotidiana casalinga tragedia, è grazie a questo. Tutti dovrebbero possederlo *, tenerlo non su uno scaffale ma sul comodino, una paginetta ogni sera (per chi è capace di fermarsi, non come me): è un antidepressivo. Simile al naso da pagliaccio che mi scarrozzo dietro in tutte le borse, ma il Mirabiblia non è di tascabile misura né di agile trasporto.

Ad esempio, le “Passeggiate di un sinologo” di Peter Kien, una raccolta di scempiaggini annotate in un taccuino, sul quale il celebre sinologo trascrive tutto ciò che vuole dimenticare: nel taccuino registra data, ora e luogo, poi segue la descrizione dell’evento che deve dimostrare la scempiaggine degli uomini. Oppure “Coltivar fiori al lume di candela in camere d’albergo”, in cui Harriet Fine vedova Adams istruisce potenziali interessati sull’esatta azione narrata nel titolo, avendo vissuto per anni in una camera senza finestre, e avendo constatato che la luce di torcia è meno funzionale allo scopo di quanto non lo sia una lucerna – ma come le candele non c’è niente. Poi c’è il “Catalogo del mondo” di Donald Evans, una raccolta di francobolli inesistenti, creati dalla fervida immaginazione e stimolata fantasia di Evans, con valori, ritratti, paesaggi, dentature, timbri postali, animato da una strana passione per la sistematicità delle serie. E ancora, “Mentre ci cola il sangue dal naso”, dramma di passione e gelosia del drammaturgo scandinavo Jorgen Lovborg: l’ammaestratore di acciughe Moltvich viene a sapere che il fratello Eyewulf ha ereditato la grave malattia del padre, per questo va in tribunale per rivendicare il suo diritto. Il giudice dà ragione a Eyewulf, così il protagonista viene persuaso dalla moglie Netta a ricattare il fratello minacciando di rivelare alla polizia che questi aveva contraffatto la firma di un pinguino sulle polizze di assicurazione.

Il fatto è che l’antidepressivo funziona finché non ci si rende conto che quei meravigliosi libri, quei mirabiblia, non sono reperibili, non sono rintracciabili, non sono possedibili né leggibili, a meno che non abbiate come amico uno di quei fortunatissimi detestabili collezionisti. E ti autoflagelli con gatti a nove code puntate d’acciaio cosparse di chiodi al cianuro, ma non puoi sfogliare, toccare, leggere quei libri. Non puoi neanche vederli.
E, non dimentichiamo, sono sopravvissuta anche grazie al mio stereo, al tasto "repeat" e alla canzone numero 9 di Katie Melua.
Ma che triste ascoltare quella canzone, melodia lacrimosa, segnarmi un foglio di quablock zeppo di titoli, con gli autori, le edizioni, i prezzi in euri come fossero in commercio, e con l’intima consapevolezza che quei libri non li troverò mai.
Mai regalo fu più azzeccato. Mai regalo mi ha fatto penare tanto.


PS* - era un modo di dire, nessuno lo compri. E’ mio. Solo esclusivamente MIO.

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