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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
Thursday, March 30, 2006 - ore 12:52 Ottimisti e pessimisti Tornato dalle mie vacanze suBBAQQuee, ho aggiornato la colonna di sinistra del mio blog citando, in due punti, altrettante canzoni che da molti anni hanno un posto inamovibile nel mio cuore: "I colori del giorno" e "Peter Pan", la prima dellincredibile Marco Giacomozzi e la seconda... boh? Di Finà? Di Todeschini? Poco importa, in fondo: da sempre le canzoni goliardiche appartengono a chi le canta e le storpia. Ciò che importa è che canticchiando fra me e me che "Peter Pan era il mio eroe di allora e, certo, quandero giovane, andare via e dondolare in cielo ed essere tiepido e libero, essere Peter Pan..." ho ripensato al simpatico ragazzino, che volava grazie ai suoi ricordi felici. Va da sé che a quel punto, quasi automaticamente, sono cominciati a affiorare i miei ricordi felici. Un parcheggio a Rosolina mare e gli occhi spalancati, un po imbarazzati e un po provocatori, di una ragazza che mi ha appena baciato di sorpresa. Casa mia e la voce di una donna che, inspirato a fondo, sussurra: "Che bello...". Lo scompartimento del treno notturno Stoccarda-Bonn mentre leggo sul display di un cellulare: "Per trattarmi come faresti tu, mi dispiace, ma ci vuoi tu". Un viale di parco Ravizza mentre leggo sul display di un altro cellulare: "Quanto mi piaci!". E mi rendo conto che volare non sarebbe un problema. Controllo di terra, qui Galvan69, abbiamo raggiunto la quota di crociera, manteniamo la rotta, passo. Così divagando, mi torna alla mente una teoria fisio-psicologica di cui ho sentito parlare molto tempo fa, sviluppata da un personaggio del quale ricordavo vagamente che aveva un nome da telefonino (mi servirà una buona dose di scartabellamento nei miei immensi e disordinatissimi archivi elettronici per identificarlo in Milton Erickson, citato tra laltro anche nel libro "Istruzioni per rendersi infelici" di Paul Watzlavick, che sarà il primo che compro non appena supererò la sensazione che continuare a entrare in libreria possa gettarmi definitivamente sul lastrico). Pare che questuomo abbia analizzato alcuni meccanismi semplicissimi della mente umana (tipo: avete presente quando cercate le chiavi di casa in tasca, non ci sono, le ricercate ovunque, non le trovate, frugate di nuovo le tasche, non ci sono, le cercate di nuovo ovunque, non ci sono, infilate le mani in tasca e sono lì? Ecco, cose così) mostrando che funzionano in due modi radicalmente diversi nelle persone depresse e nelle persone "positive". Per esempio: il depresso (chiamiamolo "il pessimista") tende a sentire, la mattina appena sveglio, una specie di voce interiore che lo aggredisce con frasi del tipo "Svegliati, disgraziato! Se non riesci neanche a tirarti fuori da sotto le coperte non combinerai mai niente di buono nella vita!". Lottimista, invece, viene esortato da una voce materna che lo incoraggia: "Forza, ormai hai gli occhi già aperti, il più è fatto... vedrai che se ti alzi poi ne sarai contento: coraggio, è un altro piccolo sforzo!". Sembra una cagata qualsiasi, ma è facile capire quanto possa rendere complicato affrontare non soltanto la giornata, ma anche la vita: i "pessimisti", infatti, tendono a sviluppare un sacco di problemi relazionali, di tendenza alla depressione, di difficoltà nel costruire rapporti di amicizia o di amore. Il bello è che, sempre a quanto dice Erickson, questo del risveglio è un punto relativamente facile da correggere e aggiustare. Ma non è di questo che volevo parlare (come sempre, la mia graforrea è pari soltanto alla mia logorrea). Facciamo invece un giUoco: alla fine di questa frase, interrompete per un attimo la lettura e pensate a un vostro ricordo felice. Fatto? Bene. La domanda ora è: come avete visualizzato questo ricordo? In prima persona, rivedendo la scena esattamente come quando lavete vissuta, o piuttosto "dallesterno", quasi guardando un film sulla vostra vita girato da un regista più o meno dotato? Ecco. Il punto chiave (e per questo Erickson mi è tornato in mente) sta nel fatto che gli ottimisti vedono i loro ricordi felici nel primo modo, in soggettiva, con un sacco di particolari, mentre i pessimisti tendono a vederli in terza persona, dallesterno, togliendogli così emozione e gioia. Al contrario, naturalmente, gli ottimisti si vedono dallesterno nei ricordi spiacevoli, che invece i pessimisti visualizzano in prima persona: rivedono mille volte le nocche del pugno che sta per colpirgli la faccia, il selciato che si avvicina durante il salto dal muretto con il quale si son rotti una gamba, il colore dellinchiostro della lettera di licenziamento. Anche questo sembra ragionevolmente facile da correggere, ma la tendenza è quella. Tutto ciò mi è venuto in mente quando mi sono reso conto che quei miei "ricordi felici" sono tutti in prima persona. Sento ancora lodore di salsedine portato dal maestrale e i rumori indistinti del karaoke nel bar vicino, con le mie gambe che iniziano a tremare prima ancora che la mia mente registri coscientemente quello che è successo. La sensazione del lenzuolo e della sua pelle sotto le dita e, della sua pelle, anche il profumo inebriante, che mi invade le narici e mi inonda il cervello, con la luce del primo pomeriggio che entra dalla finestra. Il colore dei sedili dello scompartimento del treno, con il muretto di sassi di granito, debolmente illuminato dalla luna, di fianco al quale stavamo passando, e il dondolio del vagone con i suoi rumori. Il debole calore del sole autunnale sul mio viso e il fruscio della brezza fra le foglie ancora verdi degli alberi, con i cani che ansimano e corrono nella zona a loro riservata. Oh minchia, ma allora sono un ottimista di merda? Così, per eserciZZio, mi son messo a pescare anche qualche brutto ricordo. E ho rivisto il corridoio di farmacia mentre una studentessa (che non conoscevo) raccontava a unamica che la mia morosa di quel tempo aveva intenzione di stare unaltra decina di giorni nella città dovera in Erasmus e che non me laveva detto: ero "dentro" anche a quello. E ho rivisto dai miei occhi le mie mani sul volante nello svincolo tra la tangenziale Nord e la nuova statale del Santo in direzione di casa Calimero mentre, con il cuore in gola e conoscendo già la risposta, dico "se, come mi pare di capire, hai già deciso, è inutile che tu mi tenga in sospeso: dimmelo già adesso". E ho risentito lo stesso tuffo al cuore rivedendo, dai miei occhi, il traliccio dellalta tensione deformato dal posteriore della Tempra che ci è finita contro capovolta a una velocità impressionante, dopo aver sbattuto contro la mia Mercedes massacrandola, e la paura che mio fratello potesse aver (sia pure involontariamente) ucciso qualcuno con unarma che (sia pure in buona fede) gli avevo messo in mano io. E ho rivisto lunico episodio della mia vita del quale io mi vergogni integralmente, ancora adesso dopo quasi dieci anni; ma in questultimo non so dire se sono in soggettiva o se mi vedo dal di fuori. Lunico ricordo che indubbiamente vedo dal di fuori, per la precisione dal marciapiede opposto, è quello del Cagiva SST che mi è atterrato sullo stinco sinistro, strappandomi via il crociato anteriore, il tendine rotuleo, il collaterale interno e i due menischi. Ma, se permettete, preferisco tenermene un po distante. Pare insomma che, come ho sempre sostenuto, io sia proprio un realista del cazzo con timide concessioni allottimismo, giusto per mettersi "da la parte del formajo": ancora una volta, il modo in cui penso di essere viene confermato dai fatti. E xe ben cussì, perlomeno finché, nonostante questo, continuo a pensare che la vita è una cosa meravigliosa. Controllo di terra, qui è ancora Galvan69, sempre a velocità di crociera, passo e chiudo. E buona giornata a tutti, anche e soprattutto a chi è stato svegliato dalla voce sbagliata. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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