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giovedì 30 marzo 2006 - ore 19:47
Briatore: "Io, cafone vincente"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Spiega il numero 1 della Renault, due vittorie in due gare: "La macchina è eccezionale, i piloti sono in gran forma. Possiamo farcela, ma dopo non avrei più stimoli. Il calcio? con 5-6 soci..."
Dice: «Sono tanti a volermi sconfitto, finito. Invece sono sempre qui a provocare e a vincere. Non so sino a quando durerà, ma nel frattempo gli altri devono rassegnarsi ad avere pazienza». Flavio Briatore provoca e diverte. Perché c’è sempre ironia nelle sue parole. E’ uno che sa ridere di se stesso, cosa rara per un manager. E ha anche una vita privata diversa da come si possa immaginare vedendolo sulle copertine dei settimanali. Ad esempio, è uno che lavora dalle 9 di mattina sino alla sera tardi. Riunioni, contatti, telefonate, ma pure rapporti con i meccanici «perché se devi chiedere a un reparto di lavorare sino alle 2 di notte, devi anche spiegare che ciò che faranno potrà magari generare una vittoria. E il successo è il solo motivo per cui siamo in F.1. Io gestisco i rapporti in modo orizzontale, spiegando le cose».
Sarà pure l’uomo del Billionaire, però Briatore è anche quello che dà un vitalizio alla famiglia Quattrocchi e non si tira mai indietro se c’è da allungare la mano a qualcuno in difficoltà. Ma queste cose non si sanno e di lui emerge solo il pettegolezzo. Del quale Briatore ride. Perché gli piace, ci sguazza, usando la sua fama extra sport per le infinite operazioni che s’inventa. Intanto, però, il suo lavoro vero, quello di responsabile della Renault F.1, lo fa benissimo. Due gare, due vittorie. La testa del Mondiale, la prospettiva di altri trionfi. Un uomo che non delude mai chi gli dà fiducia. In questo caso è il primo costruttore europeo di veicoli. Che non è poco.
Signor Briatore, domenica c’è il GP d’Australia: cosa possiamo aspettarci dalla Renault?
«Abbiamo vinto l’anno scorso, un altro successo non ci starebbe male. La macchina è eccezionale, i piloti sono in gran forma».
Quando lei non è impegnato con la F.1, va a seguire la Juventus. E non solo. A quando il salto, visto che il suo impegno con la Renault si esaurisce a fine 2006?
«Il calcio mi piace, lo conosco bene, ma è solo un passatempo. Attorno a giugno deciderò cosa fare. Dovessi ancora conquistare il titolo con la Renault, avrei molto poco da chiedere alla F.1».
Il «Corriere della Sera» le attribuì trattative con la Roma. Che lei smentì, nonostante le prove. Perché?
«In ambienti romani, si è parlato di un progetto per la Roma nel quale dovevo essere coinvolto. Era vero. Ma chi aveva fatto il piano non me ne aveva parlato. Ecco perché smentii. Il calcio è una cosa seria e complicata. Per spendere soldi tuoi devi avere grande passione. Io non sono innamorato sino a quel punto. Mi divertirebbe provarci, è vero, ma con 5-6 amici che abbiano soldi da investire, ma che non vengano però distolti dalle loro attività».
Ecclestone le ha mai offerto di gestire il business F.1?
«Fare il "nuovo Ecclestone" significherebbe diventare il manager di una società che ha i diritti della F.1. E non è così sexy».
E se la sfida fosse quella di far correre la «Briatore»…
«No, proprio no, mi creda».
Riuscirebbe a star lontano dalla ribalta, dalla mondanità?
«Io non dipendo psicologicamente dalla F.1. Sino alle 10 indosso una divisa e do tutto alla Renault, poi metto un paio di jeans e la camicia e mi scateno come voglio. C’è chi si diverte a fare investimenti sbagliati, io creo cose nuove. Fra Billionaire e Twiga ho 400 dipendenti. Non è stato facile inventare un marchio come il Billionaire, che oggi è conosciutissimo. Tanto che ho aperto la boutique "Billionaire Couture" a Londra, dentro Harrod’s. Superlusso su misura per ricchi, con altri 60 dipendenti. Infine ho la Pierrel farmaceutica, in società col marito di Daniela Santanchè: altri posti di lavoro».
Perché il potere continua a non accettare Flavio Briatore?
«Io penso che molti vorrebbero fare le cose che faccio io e non possono permetterselo: o perché hanno debiti o perché devono atteggiarsi a persone serie. Poi, appena possono, vanno in Thailandia o in Brasile e non li ferma più nessuno. Per loro conta solo ciò che si vede in superficie. Sotto è un altro discorso».
Lei è vendicativo?
«No. E neppure invidioso. Ma quando vieni da un mondo che non è quello della classe dirigente, ti guardano sempre con distacco. Se io compro una barca da 50 metri sono un cafone, se un altro, con gli operai in cassa integrazione, compra uno yacht da 65 metri invece è un industriale…».
Il suo nome è comparso accanto a quello di molti personaggi della cronaca: Ricucci, l’avvocato Mills, Berlusconi.
«Mills è uno degli avvocati più importanti di Londra. Lo conobbi perché era nel consiglio della Benetton. Non sono stato certamente io a presentare Mills a Berlusconi, come dicono. Ricucci è un amico, non ho mai fatto affari con lui, mi divertiva vedere come finiva la telenovela finanziaria dell’estate, quando l’anno prima si parlava solo di veline».
È’ vero che Berlusconi l’ha chiamata dopo la vittoria della Renault a Sepang?
«Sono stato io a chiamarlo, era felice che un pilota italiano avesse vinto in Malesia».
Lei e Montezemolo: c’è qualcosa che vi unisce?
«Forse l’amore per lo sport».
Cosa vi divide?
«Luca mi è simpatico, ma siamo sempre stati in competizione. Io dirigevo la Benetton che trionfava e dava fastidio, perché uno che fa le magliette e batte chi invece costruisce auto, beh… Poi sono tornato con la Renault e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo pensando che non avremmo neanche visto il podio. Invece succede che interrompiamo proprio noi il lungo dominio della Ferrari. Fosse stata una McLaren o una Williams avrebbe fatto più piacere. Ma che sia stato Briatore a far smettere di vincere la Ferrari…»
Quali i manager italiani che ammira di più?
«Profumo è molto bravo. A me piacciono quelli che creano ricchezza nelle società, dividendi, posti di lavoro. Unicredito e Capitalia sono bravi perché lavorano in concorrenza».
Per far carriera in certi ambienti è meglio basarsi sulle proprie capacità o affidarsi a Lele Mora?
«Dipende: se uno vuol fare la ballerina…»
Lei è il mago delle pr: cosa consiglierebbe, a due settimane dal voto, a Berlusconi e a Prodi?
«Di smetterla di accusarsi e dire cosa davvero faranno, facendosi capire dagli italiani».
Tremaglia ha dato il voto agli italiani all’estero, come lei: per chi voterà?
«Non glielo dirò mai».
Fisichella può diventare campione del mondo?
«Mansell lo è diventato dopo i 40 anni. Fisichella ha perso molto tempo in team poco competitivi. Oggi se apre gli occhi non sta sognando: è uno dei 2 o 3 che possono vincere il titolo».
Alonso nel 2007 correrà con la McLaren: lei è stato bidonato dal suo pilota o ha fatto un affare vendendolo?
«I business si fanno in due. Mi ha divertito vedere che in Italia qualcuno si chiedeva chi gestiva Alonso: sono sempre io. Il mio contratto con lui durerà sino al 2012. Con Alonso ho avuto una visione diversa sul suo futuro e lui si è accordato con la McLaren. Lui, non io per lui».
È più difficile gestire Alonso o la Campbell?
«Sicuramente Naomi. Alonso lo controlli a livello professionale, ma con lei certe decisioni le prendevo a livello emozionale. È una che ti fa diventare la F.1 facile…».
E la soubrette Elisabetta Gregoracci, che ha dato interviste a tutti parlando del vostro fidanzamento?
«È una ragazza giovane che si è fatta prendere in mezzo, anche se un po’ l’ha voluto. Una lezione. Però siamo ancora insieme…».
Cosa s’inventerà questa estate?
«Spero di essere in testa al Mondiale con la Renault, è quello che m’interessa di più. Il resto sono accessori di cui posso tranquillamente fare a meno».
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