
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Friday, March 31, 2006 - ore 19:12
Lavorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Giornata alternativa, ma che mi ha dato modo di riflettere sull’immensa quantità di aggettivi qualificativi attribuibili ad una stessa persona. Antinomie spesso incredibili, ma inconfutabili. Una fra tutte: sono una donna maschia. Sono inoltre una pigra stakanovista. E, ammetto, con una straordinaria capacità di resistenza (o
sopravvivenza?), dopo una festa di compleanno che mi ha accompagnata a letto all’una e mezza ieri notte, e una giornatina di lavoro niente male: avete presente costruire una casa? Ecco, quasi.
C’erano da montare 200 gabbie e relativi tavoli espositivi, nonché organizzare un intero salone, appendere tende, inserire tagliole, spostare panchine di non so quale lega appesantita chimicamente e sollevare e spostare banconi, casse, blocchi di granito, grattacieli,
elefanti e ippopotami.
Ed io sono stata femminilmente galattica. Mai un segno di cedimento, mai uno sforzo apparente, mai un lamento. Sinceramente, credevo di svenire quando padre Cionfoli ha scaricato quella mole incredibile di ferraglia dal camion, ma ce la siamo cavata, e mi sento orgogliosamente maschia. All’inizio speravo meglio, poi pensavo peggio. Insomma, fattibile.
Il signorotto creatore di tanti disagi e destinatario di tante maledizioni era un baffo sale e pepe con gambette magre e la pancia a palloncino: rotonda, divertente e galleggiante - stava sospesa sotto il maglione millerighe riempita d’elio. Personcina delicata e dal sorriso ingenuo e dolce, tutto sommato piacevole nonostante la scarsa propensione al dialogo con i sottomessi. Mi sono però tristemente imbattuta nel figlio, un giovane
“saremo bauscia” con il viso più inespressivo mai esplorato, ragazzo di affascinanti fattezze (quindi subito istintivamente guardato con sospetto) e rivelatosi repentinamente privo di personalità, senso critico, interessi, affetti, espressioni, frasi compiute, tolleranza dello sforzo fisico e mentalità organizzativa. Che alla vista della mia neanche tanto esile persona, dopo aver intuito con un colpo di genio che se ero li alle 8.30 in tuta forse ero lì per lavorare, ha avuto la bella idea di guardarmi bieco bofonchiando “Tu? Guarda che sono pesanti, saranno 15 chili a tavolo. Mia sorella per dire non ce la fa…”.
Caro il mio fighetto, tua sorella sarà ovviamente una figlia di papà come te, e non avrà lavorato un giorno solo in vita sua, mentre io facevo la cameriera fino alle 5 di mattina. Ma le parole si sono fermate sulla punta della mia lingua, forse inconsciamente bloccate dal mio buon senso (che come detto è
inconscio).
Risultato? Ho fatto un lavorone, 6 ore di filato con 20 minuti di pausa pranzo, e sono arrivata a casa che sembravo davvero una lavoratrice, stanca, stressata, nervosa, incollerita col titolare; sono entrata furente in doccia, sono rimasta sotto il getto caldo 25 minuti, ho fatto un sacco di bolle col bagnoschiuma alla vaniglia e mi sono andata a sdraiare a letto. Senza sapere che la prospettiva era non riuscire a raddrizzare la schiena. L’idea di scendere le scale di corsa si è svelata presto nella sua impossibilità, così ho optato per una lenta riflessiva passeggiata gradino per gradino. Ora sto bene, è stato solo un crollo di adrenalina e per fortuna sono una donna di mondo, forte, una donna di fatica. Sono eroica. Stoica. Stupida.
Così è, se vi pare.
Oggi ho sfidato la logica, la coerenza, l’intelletto e la salute. Per sapere chi ha vinto non perdetevi la prossima puntata, in diretta da un letto d’ospedale con un ortopedico che cerca di ricostruire un femore.
Un futuro medico e la futura scrittrice di punta della
Edizioni Deligiasi tramutano in montacarichi per racimolare quattro soldi e potersi permettere un settembre a
New York. Con infinito orgoglio, fieri di esserceli guadagnati.
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