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![]() Triky, 29 anni spritzina di Utopia CHE FACCIO? Brancolo nel buio... Sono sistemato [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO "A colloquio", Cirri. HO VISTO ...uno splendido profilo, con della barba incolta, uscire dalla penombra... E delle linee morbide, ancora più belle, tutte blu... Un conilllio fumare la pipa senza fare fumo. Delle stelle sulle nostre teste, vegliare sul nostro piumone. STO ASCOLTANDO MùM - The Land Between Solar System ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ABBIGLIAMENTO del GIORNO Pantaloni neri della tuta dell’Adidas, comprati 15 anni fa e felpa blu del Rock Cafè di Madrid ORA VORREI TANTO... ...che il sogno della mansarda fosse vero! ![]() STO STUDIANDO... ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() OGGI IL MIO UMORE E'... Oggi prendo la vita così come viene e sorrido a tutti, sorrido al sole, sorrido ai profumi ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE 1) Non riuscire a scappare dai ricordi che ti hanno rubato anima e cuore... 2) ..rendersi conto, presto o tardi nella vita, di essere fondalmentalmente soli..pur avendo mille persone intorno.. pensare di essere talmente forti da poter superare questa triste realtá.. e piangere SOLI quando nessuno ti puó vedere perche in veritá... è difficile riuscirci.... 3) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani?? MERAVIGLIE 1) Vivere serenamente senza avere mai nulla da rimpiangere... 2) Sentire la presenza di qualcuno che non è più qui nei momenti più difficili...sapere che quella sera se non era per questo angelo tu saresti finito fuori strada... lei era con te per proteggerti come quando era ancora viva... come quando tu la chiamavi mamma |
sabato 1 aprile 2006 - ore 00:00 I Siedono. L’una guarda l’altra. L’una esile e bionda, semplice di vesti e di sguardi; ma l’altra, esile e bruna, l’altra... I due occhi semplici e modesti fissano gli altri due ch’ardono «E mai non ci tornasti?» «Mai!» «Non le vedesti più?» «Non più, cara.» «Io sì: ci ritornai; e le rividi le mie bianche suore, e li rivissi i dolci anni che sai; quei piccoli anni così dolci al cuore...» L’altra sorrise. «E di’: non lo ricordi quell’orto chiuso? i rovi con le more? i ginepri tra cui zirlano i tordi? i bussi amari? quel segreto canto misterioso, con quel fiore, fior di...?» «morte: sì, cara». «Ed era vero? Tanto io ci credeva che non mai, Rachele, sarei passata al triste fiore accanto. Ché si diceva: il fiore ha come un miele che inebria l’aria; un suo vapor che bagna l’anima d’un oblìo dolce e crudele. Oh! quel convento in mezzo alla montagna cerulea!» Maria parla: una mano posa su quella della sua compagna; e l’una e l’altra guardano lontano. II Vedono. Sorge nell’azzurro intenso del ciel di maggio il loro monastero, pieno di litanie, pieno d’incenso. Vedono; e si profuma il lor pensiero d’odor di rose e di viole a ciocche, di sentor d’innocenza e di mistero. E negli orecchi ronzano, alle bocche salgono melodie dimenticate, là, da tastiere appena appena tocche... Oh! quale vi sorrise oggi, alle grate, ospite caro? onde più rosse e liete tornaste alle sonanti camerate oggi: ed oggi, più alto, Ave, ripete, Ave Maria, la vostra voce in coro; e poi d’un tratto (perché mai?) piangete... Piangono, un poco, nel tramonto d’oro, senza perché. Quante fanciulle sono nell’orto, bianco qua e là di loro! Bianco e ciarliero. Ad or ad or, col suono di vele al vento, vengono. Rimane qualcuna, e legge in un suo libro buono. In disparte da loro agili e sane, una spiga di fiori, anzi di dita spruzzolate di sangue, dita umane, l’alito ignoto spande di sua vita. III «Maria!» «Rachele!» Un poco più le mani si premono. In quell’ora hanno veduto la fanciullezza, i cari anni lontani. Memorie (l’una sa dell’altra al muto premere) dolci, come è tristo e pio il lontanar d’un ultimo saluto! «Maria!» «Rachele!» Questa piange, «Addio!» dice tra sé, poi volta la parola grave a Maria, ma i neri occhi no: «Io,» mormora, «sì: sentii quel fiore. Sola ero con le cetonie verdi. Il vento portava odor di rose e di viole a ciocche. Nel cuore, il languido fermento d’un sogno che notturno arse e che s’era all’alba, nell’ignara anima, spento. Maria, ricordo quella grave sera. L’aria soffiava luce di baleni silenziosi. M’inoltrai leggiera, cauta, su per i molli terrapieni erbosi. I piedi mi tenea la folta erba. Sorridi? E dirmi sentia: Vieni! Vieni! E fu molta la dolcezza! molta! tanta, che, vedi... (l’altra lo stupore alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta con un suo lungo brivido...) si muore!» LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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