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Tuesday, April 11, 2006 - ore 15:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Commentiamo allora il risultato delle elezioni.

Tanto per cominciare, un aspetto positivo: l’affluenza alle urne è alta, ed è un buon segnale.

Poi, un aspetto negativo: la nuova legge elettorale, approvata dalla maggioranza di centrodestra, è piena di difetti.
Questi difetti erano stati segnalati non solo dai politici dello schieramento avverso, ma anche da autorevoli giuristi.

Qui mi piace ricordare le parole di Berlusconi all’atto dell’approvazione di questa legge contestata: "Una legge elettorale finalmente democratica che darà tanti seggi quanti saranno i voti espressi dagli italiani. Non si potrà più verificare ciò che avvenne nel 1996 quando il centrodestra ebbe 350mila voti in più, ma la sinistra, con il contorto sistema maggioritario, ebbe più seggi in Parlamento".

Ebbene, abbiamo visto che il centrodestra ha più voti al Senato ma meno seggi.
Alla Camera, secondo i risultati attuali, 25.000 voti di differenza comportano oltre 60 deputati in più per il vincitore.

Secondo me non c’è un vincitore politico: ci sono due schieramenti molto allargati e disomogenei al proprio interno che sostanzialmente sono alla pari.
Si conferma la situazione delle europee di 2 anni fa.
Al Senato la Cdl avrebbe la maggioranza, ma, con la legge elettorale che ha fatto, non basta.
La situazione è molto simile a quella già vista in Germania.
Anche là il governo del cancelliere Schroeder prese una batosta alle regionali, tutti lo davano per sconfitto contro la Merkel, poi alla fine scaturì un pareggio che dette vita alla "Große Koalition" che regge ancora la Germania.
Forse molti hanno avuto la mia sensazione assistendo al confronto tra Berlusconi e Prodi: uno troppo trionfalista, l’altro troppo catastrofista.
C’è poi una divisione politica tra aree del Paese.
Detto tra noi, penso che il giorno in cui il centrosinistra riuscirà a vincere in Lombardia e Veneto e il centrodestra in Emilia e Toscana, si potrà dire: qualcosa è cambiato.
Però, a questo punto, c’è una situazione istituzionale delicata, che fare?
Eleggere prima il nuovo Presidente della Repubblica, dare subito incarico a Prodi di formare un governo (visto che i numeri, anche se ridotti al Senato, ci sarebbero) o andare di nuovo al voto, ma con quale legge elettorale?
Personalmente darei l’incarico a Prodi, visto che è convinto di farcela; se non riuscirà, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità.

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