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Thursday, April 13, 2006 - ore 14:24


Quantità e qualità
(categoria: " Riflessioni ")


Sono fermamente convinto del valore imprescindibile di ogni vita umana (indipendentemente da quando essa inizia: dopo 2 secondi dal concepimento, 3 settimane dopo o con qualsiasi altra strana unità di misura) e alla fin fine sono sempre dispiaciuto quando essa termina.
Apprezzo, perciò, lo sdegno di fronte ad una inaudita fine come quella del piccolo Tommaso.
Eppure mi rendo conto di come esista una strana legge per cui più aumenta il numero di vittime e più decresce il senso di perdita. Provate a farci caso: ogni giorno muoiono in maniera efferata centinaia di bambini tali e quali al nostro Tommaso, eppure io per primo, non me ne faccio più di tanto cruccio.
Certo la vicenda in questione è stata emblematica, eppure non riesco a non pensare che qualsiasi persona ha una dignità, un senso e la scomparsa di ciascuna persona rappresenta una tragedia dalle proporzioni immani. E allora perché ci scandalizziamo per così poco? La morte per lo sfruttamento di centinaia di bambini nel lavoro nero non dovrebbe suscitare la stessa indignazione? Le violenze domestiche che non conosceremo mai non dovrebbero farci rabbrividire? E gli abusi e degli stupri non denunciati?
Perché fa tanta notizia la morte cruenta di un bimbetto di 18 mesi e le altre no?
Io credo perché alla fine, penso un po’ tutti, si sono affezionati a quei riccioli e a quegli occhioni grandi, quasi che fosse il nostro cuginetto.
Ecco allora la grande differenza: ci dispiace perché il nostro “Tommaso” non c’è più... mentre degli altri ci interessa, per forza di cose, un po’ meno...
Anche la quantità è importante. Dopo un certo numero la morte diventa una tragedia. Non ci sono più nomi, ma elenchi. Non ci sono più facce ma numeri.
E così anche la lontananza fa il suo sporco dovere: io sono il primo ad ammettere che anche una catastrofe lontana migliaia e migliaia di chilometri mi tocca meno di un evento triste di minori dimensioni che capita sotto casa.

Probabilmente è soltanto un meccanismo di difesa: ad un certo punto il nostro essere si difende per non essere inghiottito in questa interminabile spirale di distruzione e seleziona soltanto gli avvenimenti a cui non può non far fronte. Ma resta l’ineludibile problema che anche il più puzzolente dei paria indiani alla fine ha la stessa dignità di un più notabile europeo.
Ma della sua morte, state pur sicuri, non piangerà nessuno. Io nemmeno.

Ma oggi magari sì...



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