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giovedì 13 aprile 2006 - ore 15:48
Caselle ieri si è fermata per laddio...
(categoria: " Riflessioni ")
Il corteo funebre proveniente dallobitorio di Padova si fa largo a fatica nella nuvola di ragazzi che già con unora di anticipo avevano affollato il sagrato della chiesa di Caselle. Poi i portelloni delle auto funebri si aprono e vengono estratti i due feretri, bianchi, coperti di fiori. Impossibile per le oltre due mila persone presenti trattenere le lacrime. Oltre duemila persone che dietro gli occhiali scuri hanno tentano invano di nascondere gli occhi gonfi dal pianto e le smorfie di dolore. Amici, compagni di scuola, conoscenti, parenti. Tutti stretti in continui abbracci, baci e in lunghe condoglianze in cerca di una qualche consolazione, di una qualche risposta.
Tra questi i genitori di Nicole Garneri e Carolina Ardinghi che, stremati dal dolore, seguono con lo sguardo le due casse bianche scuotendo la testa, ancora incapaci di comprendere il perché di una tale tragedia. La folla poi si apre timidamente per permettere lingresso dei feretri in chiesa. Si scoprono così alcuni cartelloni, attaccati alle pareti della chiesa, scritti dagli amici più stretti con alcune delle foto più significative di due ragazze ricordate da tutti per la loro gioia di vivere, per il loro carattere solare. E poi frasi, pensieri scritti dagli amici, quasi Nicole e Carolina potessero leggerle, quasi potessero costituire un ultimo saluto. "Nicole, danzerai sempre nei nostri cuori" recitava uno di questi.
Mai come questa volta ad essere in lutto, oltre ai parenti e agli amici delle due ragazze, è lintera Selvazzano. Troppo cruenta la morte di Nicole e Carolina, troppo giovani le due ragazze per non lasciare una profonda ferita. Un sentimento di disperazione e di rabbia perché, come ha echeggiato in tutta Padova in questi giorni, "non si può morire a 18 anni, non si può morire in questo modo". Un dolore che è doppio per la famiglia Ardinghi: proprio sul cavalcavia dove domenica scorsa ha perso la vita Carolina otto anni fa aveva trovato la morte anche un altro figlio. Anche in quel caso per un incidente stradale. Un dramma che si aggiunge ad un altro dramma.
Ad farsi portavoce di questo dolore, di questi interrogativi, è stato don Danilo Bovo, parroco di Caselle. «Voglio vivere! - ha gridato iniziando lomelia - E un urlo disperato che viene dopo giorni di vita intensa, di incontri, di affetti, di gioia, di amicizia, di speranza. Un urlo che sorge dalla notte buia in cui tutto sembra improvvisamente finire nel cavalcavia della morte». «Non può essere che questa vita sia solo un sogno! Nicole e Carolina sono due germogli che si sono appena mostrati in un campo verde - continua don Danilo - hanno appena percepito il sole, il giorno, hanno appena cominciato a vedere a stento la ricchezza della vita, il dono immenso dellesistenza».
Sono molte le persone che mentre dal pulpito vengono pronunciate queste parole escono dalla chiesa incapaci di sostenere le lacrime, in cerca di una breve consolazione, di un attimo di sollievo. «Oggi il tempo si è fatto troppo breve - continua il parroco - giovani, amate e sarete felici, fate della vita un dono e comunicherete gioia. Grazia Signore per questi due angeli! Il dono di Carolina e Nicole si moltiplica in noi, nelle famiglie, in tutte quelle persone che da loro hanno ricevuto tanto amore e tanta gioia».
Parole condivise da tutti e che sembrano essere uscite proprio dalla bocca di uno di quei tanti ragazzi che ieri sono venuti a portare il loro ultimo saluto a Nicole e Carolina.
Il Gazzettino di Padova
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