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Friday, April 14, 2006 - ore 10:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"VENERDI’ SANTO"

"Ladro...fino all’ultimo!"
ovverosia
come rubare l’Eternità con una mossa

di don Marco Pozza



Se il compimento della storia dipendesse dall’uomo allora i verbali sarebbero già firmati, contrassegnati, resi definitivi senza possibilità di ricorrere in appello. I suicidi “programmati” su internet, gli stermini di massa perpetrati dal popolo nazista, il genocidio turco ai danni del popolo armeno, Stalin e i suoi gulag, Hitler e le sue camere di sterminio, le migliaia di dignità ferite dalla brutalità dell’uomo, le decapitazioni di massa, le fosse comuni di Slobodan Milosevic, i crimini contro l’umanità di Saddam Hussein…per noi sono l’antipasto di una condanna eterna. Per tanto tempo ho messo anch’io la mia firma su questa sentenza.
Poi in una notte primaverile un versetto riportato nel racconto della Passione ha bruciato i miei verbali presuntuosi.



“Signore, ricordati di me, quando sarai entrato nel tuo regno” . Un solo moto di puro amore, e un’intera vita criminale è cancellata. Miseria! D’un sol colpo non solo è assolto, ma innalzato alla gloria dell’altare! In un solo istante, su quel disgustoso cadavere, la Grazia ha approfittato di tutte le deficienze della virtù. Su quella forca infame non c’è più uno scellerato che espia le sue colpe, ma un martire che come un’ostia consacrata brilla per impreziosire quella croce. L’assassino, l’impudico, il ladro, il forzato, il bandito professionale… è diventato un santo. Guarda: è bastato uno sguardo tra le sue palpebre sanguinanti per scatenate nell’invitato di destra quel cataclisma penitenziale, quella risurrezione mista all’agonia, quell’irresistibile esplosione d’Eternità. Guardalo: è l’unico che ancora crede di morire al fianco di un re. L’altro ladrone bestemmia come quelli sotto. “Neppure tu temi Dio” – gli urla con l’ultimo filo di voce l’altro compagno d’avventure. Stasera il brigante diventa poeta: non chiede il miracolo, non vede nessun diritto ad essere salvato. “Oggi – gli risponde Gesù – sarai con me in Paradiso” . “Oggi”: ma lo capisci? Quel malfattore incallito è avvezzo ai tempi lunghi dell’attesa: cinque anni al remo, dieci anni di lavoro nelle miniere, trent’anni di gulag. Basta con i tempi lunghi! Gesù non s’accententa di cancellare con la sua spugna tutte le macchie di quest’uomo. Gl’interessa confidargli che entrerà subito in quel giardino senza sbirri, dove si dorme in tiepide strade. “Perdona loro perché non sanno quello che fanno” . Ma questo si può assolvere più facilmente: sa quello che fa. Buon ladrone, santo operaio dell’ultima ora, inebriaci di speranza.



E poi, sotto il silenzio della croce, compare un animale divenuto celebre nei secoli. Una volta, due volte, tre volte. E il gallo cantò. Ma per noi è la millesima, la centomillesima, è la centesima di millesime volte che lo consegniamo, che l’abbandoniamo, che lo tradiamo. Che lo disconosciamo, che lo rinneghiamo. Quante volte, migliaia e centinaia di migliaia di volte i galli delle fattorie, di tutte le fattorie hanno cantato dopo che noi l’abbiamo rinnegato tre volte. E’ buffo, si parla sempre ci quel gallo, del gallo che si trovò li per cantare, per suonare, per registrare il rnnegamento di Pietro. Ci sono galli anche dopo. Ci sono galli nei nostri paesi. E non sono inoperosi. Un gallo ha cantato per Pietro: quanti galli cantano per noi? La razza non si perduta. Solo che noi non li sentiamo, non li vogliamo sentire. Dio voglia che come noi abbiamo preso l’abitudne al rinnegamento, Gesù abbia preso l’abitudine al perdono. Chissà che il mattino inizi a danzare presto… per lasciarci versare quele lacrime di pentimento.

C’è un brigante strapazzato sulla croce, c’è un gallo che rimette nel cuore aneliti struggenti di malinconia…c’è una donna che danza la sua tenerezza sotto quel legno infame. Maria , stasera i tuoi occhi ci fanno impazzire! “Gesù, vedendo sua madre…” . “Vedendo”, dice l’evangelista. Bisogna scendere nel tempo per ritrovare l’incantesimo di quello sguardo, calarsi nel pozzo stellato di Betlemme, la notte che i pastori con le zampogne e le connette con i telai si affollavano attorno al suo nato, sulla groppa del somarello verso l’Egitto contro il vento del deserto. A Nazareth, dentro la casa, tra il rumore dei telai, il profumo della segatura e il tepore del camino quando certe sere, da come la scrutava con tenerezza, sperava che rinunciasse a tutto. Maria…tutte le madri hanno la tua bellezza. Tutte le mamme hanno quella grazia che rende geloso persino Dio. La bellezza delle madri supera infinitamente la bellezza della natura. I padri vanno in guerra, entrano in ufficio, firmano i contratti. I padri hanno la responsabilità della società. Una madre non conta nulla di fronte a suo figlio. Non è di fronte a lui ma intorno a lui, dentro, fuori, ovunque. Solleva il bambino sulle braccia e lo presenta alla vita eterna. Maria… tu c’insegni che le madri hanno la responsabilità di Dio. E’ la loro passione, la loro unica occupazione, la loro rovina e la loro consacrazione. Sotto la croce… una madre si trasforma.



Hai ragione, Maria! Gli uomini reggono il mondo. Le madri reggono l’eterno, che regge gli uomini e il mondo. Che emozione immaginare che sotto la croce nelle orecchie di Maria risuonasse il versetto di un salmo udito quando, giovinetta, sedeva tra i banchi della sinagoga di Nazareth: “hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia” . In quel cuore…in cui rientravano ad uno ad uno tutti gli amici di quel figlio penzolante dalla croce. Mi piace pensare che li chiami per nome: uno a uno. Nove, dieci, undici… dodici. Si, c’è anche lui: Giuda. E’ da ieri sera che l’attendi. Io lo so che non hai ancora perso la speranza che un giorno possa bussare alla tua porta, invecchiato, con i piedi gonfi, simbolo di tutti coloro che nella vita si sono persi per strada. Povero Giuda. In fondo non era cattivo. Era solo deluso. Irretito da sogni di grandezza umana, con un’anima sovversiva. Voleva vederci chiaro anche lui, come Tommaso. Ma quando s’accorse che il Maestro progettava una rivoluzione troppo profonda, a differenza di Pietro, non seppe vederci dentro.



Un brigante che chiede scusa, un gallo che canta, una mamma che aspetta. Di più: una promessa: “Da mezzogiorno alla tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra” . “Da”…”a” :la morte ha le ore contate!
Ma questi 180 minuti non conoscono sconti.

Oggi la terra tace: buon Sabato Santo



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