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Tuesday, April 18, 2006 - ore 13:53
Man in the box
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La fine delle mezze stagioni scombussola un po’tutto il vivere moderno.
Quando uscirono i
CD il mondo si divise in due partiti: quelli che li tenevano nelle scatole e quelli che li infilavano in buste o dentro un portadischi. Altre due macrocategorie originarono la diaspora degli ordinati: c’era chi li impilava nella libreria e chi comprava le "torri per cd", l’equivalente delle vecchie bacheche in legno per le cassette.
Il mondo dei compact disc in scatola era a sua volta scisso in tre partiti: quello della custodia slim dei cd singoli, quello del "jewel case", la tipica scatola da cd, insomma, e, last but not least, quello delle scatole dei cd doppi.
Prima che qualcuno capisse che in un jewel case modificato ci stavano più dischi, un gran figlio di mignotta inventò la scatolona per i cd doppi (e tripli). Fuori misura, con in mezzo un pezzo di plastica pronto a rompersi al primo soffio di vento o peto di amico grosso.
Crisi: i produttori di torri dovettero iniziare a modificare le altezze degli alloggiamenti per i dischi.
Ma dovevano arrivare gli anni ’90 per vedere nascere i cd in
scatola di cartone. Sottile, media, ritardante, con rilievi zigrinati, lubrificata, ce n’è per tutti i gusti. E fuori misura.
Cazzo. Ci eravamo abituati tanto bene: l’unica cosa costante del box, e della vita dei musicologi e musicofili depressi, erano le dimensioni dei lati, circa 12x13.
Iniziano ad uscire le bellissime
limited edition. Che NON PUOI non avere. Come dirlo al tuo commesso di fiducia?
Salve, vorrei il nuovo cd di Ben Harper-
Salve momo, glielo porto subito. lo vuole in limited, vero? non può perdersi il terzo cd! (mi sento come Bruno Sacchi: entro per comprare un cd, torno a casa con 100 euro in meno)
Estraggo - ma solo nella mia mente - una cordella metrica ed un metro laser. Mancavano solo la metropolitana, radio metro e i magazzini Metro e Vincent Vega in Europa mi faceva una pippa, con la sua scoperta del sistema metrico.
Il triplo costa 4 euro in più, ma il figlio di ruminante che ne ha ideato il packaging ha scelto una bellissima scatola di cartone con apertura verticale. Dulcis in fundo, ha dotato booklet, adesivi, confezione stessa di un particolare rivestimento
accogligrasso.
Una delle cose più odiose è comprare un cd e scoprire che per non segnarne irrimediabilmente le parti con le proprie impronte è necessaria una
doccia anticontaminazione nucleare.
La mia domanda è semplice.
Dove cazzo li metto i cd in limited?Nelle torri non ci stanno. Ma lì tengo le discografie, quindi come cazzo faccio ad inserire il nuovo di Ben o, che so, 2+2=5 dei Radiohead in mezzo ai loro fratelli? Può l’uomo separare ciò che Dio ha unito?
Ho già pensato a varie soluzioni.
1 Recarmi in Korea e comprare un liberto od uno schiavo "marangone", che prepari per me nuovi porta-cd a seconda di come soffia il vento. Mi costerebbe un po’, avrei manifestazioni di protesta sotto casa ma..
2 Imbottirmi di Napalm e farmi esplodere in una ditta di packaging per dischi in segno di protesta. Ma, forse, non potrei mai sapere se la mia rivolta ha dato frutti
3 Imbavagliare amici, parenti, illustri sconosciuti che ti dicono "ma mettere i dischi in ordine no?". Rischio, ma il gioco vale la candela
4 Fondare un partito, diventare presidente del consiglio, iniziare a togliere libertà di stampa. Solo per i libretti dei cd. A questo punto nessuno avrebbe più motivo per fare scatole di strane forme
5 Fottermene
Ho optato, per il momento, per la quinta scelta. Sia ben inteso: la particella pronominale inglobata nel verbo non implica che abbia rapporti sessuali con le scatole dei cd. Anche se innalzerei di molto la mia media stagionale, preferisco ancora le donne.
Qualche stronzo ha deciso che nemmeno i DVD, tecnologia giovane, ha diritto ad una sola scatola. E ha dato loro pure altri nomi di fantasia. Vattene affanculo, te ed i tuoi digipak o come li vuoi chiamare. Ai miei tempi c’erano le bustine di carta per i 45 giri, e i treni partivano in orario.
Ai miei tempi succedeva pure che a scuola ci dicevano che nei centri sociali si incontrassero alcuni stereotipi (che non sono come Radio Rahim di "Fa’ la cosa giusta"). Quindi: droga libera, gente poco raccomandabile, promiscuità e strani odori, come la canzone della Pausini.
Minchia. Domenica al Rivolta chi chiedeva una tromba veniva schifato. Ad una persona addirittura qualcuno ha regalato in tutta risposta l’euroconvertitore di Berlusconi. Non ho visto furti. Non ho visto no global giocare a "bandiera" (nonostante fossimo in viale fratelli Bandiera) usando sampietrini e san bitter rotti in due come aiuto per vincere. Non ho visto Vladimir Luxuria farsi operare dal barbiere musulmano sulla pubblica piazza, né impiccagioni di skinheads.
Per quanto riguarda gli odori, ho qualcosa da ridire sull’igiene personale di un mio improvviso spasimante, al quale però ho fatto capire che adoro ancora quella categoria di persone le cui uniche convessità ludiche sono all’altezza del petto.. ma per il resto l’odore era di aria. E neppure di aria comunista.
Tutto questo per dire che sto per lavare per terra in cucina. Poi una rapida corsa da un cliente, la spesa al supermercato.. e stasera l’allegra brigata è attesa da me per parlare di Benicassim.
E per salutarci, per qualche giorno. Se non ho capito male, domani parto per Nizza.
Arrivederci, è stato bello. Ma io rivoglio le mezze stagioni.
SPAZI ILLIMITI - BLUVERTIGO
Sei mai stato un figlio tu?
con due ali piccole
io sì
ma non capivo che
qualcuno mi teneva forte a sè
lavoravano per me
respiravano per me
per me
per poi proteggermi
l’orgoglio che
nascose la realtà
dicevo
no, io fuggirò
io scapperò
me ne andrò
forte il mio legame a voi
nacque dalla perdita
di me
tra spazi illimiti
due ali piccole si schiusero
so che sopravviverò
passerà l’indifferenza
e ancora piangerò
per quello che
non tornerà mai più
io fuggirò
io scapperò
me ne andrò
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