“Lasciatemi morire in pace” – ho visto scarabocchiato su una transenna. Con questa “bestemmia” giovane, carissimo Andrea , è iniziata la Settimana Santa di un giovane prete qui in città. Lo “strano percorso” – lo definirebbe Max Pezzali – di un Dio che parte da un bacio traditore per accompagnarti allo stupore di un sepolcro vuoto il mattino di Pasqua. Con una direzione obbligatoria senza possibilità di svolta: il silenzio disumano e tetro del Monte Calvario.
Ho fatto la valigia giovedì sera ripercorrendo quel testamento “imbarazzante” di Gesù: un piede che s’allunga, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio e la firma di un bacio. Anch’io mi son legato ai fianchi un asciugatoio, ho avvertito il peso di quella brocca, annusato la stanchezza di quei piedi, resa sacra quella fatica sigillandola con un bacio “su commissione” da parte di Dio. Che fatica, Andrea, lavare i piedi di Giuda… perché sono la
brochure di chi nella vita ha sbagliato pesantemente. Ma è l’acqua a fare la differenza: quel Cristo curvo sui suoi piedi m’invita a bloccare i giudizi,a sporcarmi le mani, a scendere nei suoi deserti per bagnare l’ultimo aggancio con la terra. Ecco perché nella brocca c’era acqua anche per i piedi di
Mario Alessi , il presunto omicida del piccolo Tommaso. E magari tremavano come i piedi di Giuda perché avvertivano la stanchezza di un “passo” folle. C’era acqua anche per i piedi di
Bernardo Provenzano , il boss dei boss di Cosa Nostra. Piedi che per 43 anni non hanno lasciato traccia alcuna. E magari tremavano per la vergogna… Non dirmi che dovevo evitarli. Scusa: chi sono io per “bloccare” quell’acqua? Quando c’è da servire, il mio Gesù non fa preferenza di calcagni!
Poi venerdì sui primi tornanti del Calvario ho incrociato il volto dei genitori di
Nicole Garneri e
Federica Ardinghi che s’inerpicavano a fatica su quell’asperità. Quanti ragazzi perplessi ai piedi di quel Calvario…Ho preso sottobraccio
Silvia Ministero , con i suoi dubbi, le sue tristezze. Assieme a lei ho gridato a quella ciurma di “bulli” - che a Vicenza hanno picchiato un amico colpevole di non essere “griffato” - che la vita non è proprietà privata di
Roberto Cavalli, Dolce e Gabbana o Calvin Klein . Sotto la croce, uno sguardo trasparente è “quotato” più di un perizoma di
Intimissimi! Sai, Andrea… una tempesta di sguardi che s’incrociavano, di lacrime che si cercavano, di rimorsi trasformati in bestemmie. Quella Croce t’insegna a “votare” per la vita. Perché, ragazzi, non amate più le cose belle, pulite, trasparenti? Perché con il vostro sorriso non mi raccontate più di poesie, di sogni, di fantasie, di una politica “giovane”, meno insulsa e bambinesca, di un “capovolgimento” di potere? In lontananza si udivano le urla di
Beppe Grillo che “tra-sudava” speranza aprendo gli occhi alla platea. “Lasciatemi morire in pace”: vergognati! Collega il cervello prima di disturbare la penna! Li’ vicino hai quattro genitori straziati: chi sei tu per “sparare” assurdità atroci sul loro dolore? Andrea:venerdì tutto sembrava morto. Che paura!
Poi sabato sera…una luce! In lontananza un pesco in fiore m’ha musicato speranza: la vita ha vinto la morte! Che bello, quest’anno, vederti con il sorriso vicino a mamma e papà. Sai… per me prete tu sei il “sepolcro” trovato vuoto il mattino di Pasqua. Ventisette mesi in comunità per uscire da un tunnel maledetto e ritornare grande. Quanta paura, angoscia, ricatti in quel lungo “calvario”. Ma stanotte piangevo perchè ho sognato che sul cancello di quella piccola comunità di recupero, con vista sul mare, c’era una scritta:
“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo. Non è qui, è risorto!” . Ed è gioia “gustata” all’inverosimile perché sotto la croce in quei mesi ci siamo presi per mano e abbiamo firmato la rivoluzione più impensabile: siamo tornati semplici! Pasqua per te, ma anche per la tua splendida famiglia, per la nostra piccola comunità cristiana di montagna.
Buona Pasqua, caro Andrea! E se qualche volta mi prendi come esempio e scopri in me “bassezza”… sorpassami, stupiscimi, “sgomma” davanti a me: m’insegnerai che nessuno è mai arrivato nella vita. Soprattutto a ventisei anni. Ma se ti vedrò… non mi sentirò solo in questa competizione senza “match di ritorno” che si chiama giovinezza.
Una giovinezza che, al pari di una rosa, ha bisogno di essere innaffiata... altrimenti appassisce.
Don Marco Pozza
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