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Wednesday, April 19, 2006 - ore 12:46


insonnia
(categoria: " Scienza e Tecnica ")


In un’era in cui l’opinione dominante è che dormiamo tutti troppo poco, e perciò lavoriamo male e viviamo peggio, dal cuore della capitale finanziaria d’Europa giunge un diverso parere: non sarà, invece, che ci sentiamo male perché dormiamo troppo ? A porre la questione è il “Financial Times” con un titolo a tutta pagina: «I pericoli di una notte di buon sonno».
L’autorevole quotidiano finanziario comincia elencando gli innumerevoli studi secondo cui l’uomo moderno dorme sempre meno e secondo cui la «privazione del sonno» ha elevatissimi costi sulla salute e sulla produttività. Ma poi, citando recenti ricerche, il giornale della City si domanda se non sia vero il contrario: e se fosse invece il troppo dormire a danneggiare la salute e la produttività ? Dubbio dal quale consegue un altro, più inquietante interrogativo: chi diffonde l’idea che oggi dormiamo poco e male, e che dovremmo dormire meglio e più a lungo ? Non saranno, per caso, le industrie farmaceutiche, che guadagnano miliardi vendendo sonniferi e cure contro l’insonnia ?
Il Financial Times si limita a porre la domanda, senza fornire una risposta definitiva: «La discussione sul sonno continuerà per un pezzo», si conclude l’articolo. Tra gli studi secondo cui un’esistenza sempre più nevrotica, rapida e stressata riduce il minimo necessario di ore di sonno, il quotidiano londinese ne ricorda uno apparso sulla rivista scientifica “Nature”: «Oggi dormiamo il 20 per cento in meno di un secolo fa, una privazione del sonno che causa una significativa proporzione degli incidenti stradali, ferroviari e d’altro tipo».
(Un altro, dello Us National Institute of Health, afferma che la «privazione del sonno» costa all’America 50 miliardi di dollari in produttività perduta all’anno. Sul fronte opposto, il professor Jim Horne, direttore del Centro Ricerche sul Sonno della Loughborough University, dichiara che il problema è dormire troppo, non troppo poco; che l’idea che dormiamo meno dei nostri antenati è basata su statistiche confuse; che al contrario dormiamo più comodi e più tranquilli di una volta; e che in assoluto è meglio dormire sette ore a notte che otto. Daniel Kripke, un ricercatore della University of California a San Diego, va oltre: «Credo che tutta questa storia che non dormiamo abbastanza sia un’operazione di pierre gestita da gente che ci guadagna con i sonniferi».
In proposito, il Financial Times pubblica un trafiletto ripreso dal British Medical Journal: «La fretta e l’eccitazione della vita moderna sono responsabili di una sempre più diffusa insonnia. Sui giornali non si fanno che leggere articoli che consigliano di rallentare il ritmo e diminuire le preoccupazioni. Buoni consigli che, purtroppo, la maggior parte della popolazione non segue, continuando a condurre un’esistenza ad alta tensione». Data del trafiletto ? 1894. Per dimostrare che il dibattito sul logorio della vita moderna non è nato oggi né ieri, ma nell’arcadia presumibilmente sonnolenta dei nostri bisnonni.




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