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1) Vedere che tutte le cose della tua vita vanno bene e ..... sentirsi morire dentro
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- sentirsi inutile come un culo senza il buco... sentirsi vuoto per te e per gli altri... aver voglia di sparire per non soffrire
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- avere il tuo angelo al tuo fianco e sentirti timoroso che un giorno se ne vada.... restare solo e marcire dentro
- una lacrima... una delusione... un sorriso falso!

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1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
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Friday, April 21, 2006 - ore 12:56


’Sotto la pelle’ di Faber Michel
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi mi sento di voler invertire la tendenza delle recensioni che hanno, fin’ora volutamente, come oggetto esclusivamente opere a me gradite.

Sto leggendo il libro di cui al titolo del post.. in effetti, confesso, sono a metà. Si lo so che non è intellettualmente corretto dare un giudizio definitivo su un libro ancora non termintato, tuttavia, ho come la sensazione che l’autore non sarà in grado di ribaltare il mio giudizio nella metà a me mancante della sua opera... tanto che lo sto continuando per amore della completezza.

Non so esprimere la noia e la vacuità del racconto che avvolgono il lettore fin dalle prime pagine del libro..
La storia è quella di una donna che grazie alle sue tette enormi rimorchia autostoppisti nerboruti lungo le squallide strade delle highlands scozzesi.. e fin qui la noia si percepisce palpabile. Un tocco di banalità; lei è un alieno (che tuttavia si definisce ’umano’ mentre gli umani sono definiti ’vodsel’ non antropomorfo che per poter ’cacciare’ esemplari di vodsel sulla terra, allo scopo di inviarli come animali da macello in patria, ha subito una serie di dolorose operazioni chirurgiche per di assumere il più possibile una parvenza antropomorfa... particolare attenzione, ovviamente, è stata riservata dai chirurghi alle tette in quanto principale ’richiamo’ per gli esemplari di vodsel.
Ecco, se di persé la storia dell’automobilista che va in giro a raccattare autostoppisti è noiosa.. quella dell’alieno venuto a predare esemplari di vodsel sulla terra aggiunge al tutto quel tocco di banalità e prevedibilità di cui proprio non sentivamo il bisogno.
Aggiungiamo inoltre che tutta la storia è narrata dal punto di vista della protagonista che, in quanto appartenente ad una razza a noi aliena, parla fin dall’nizio del libro e fa riferimento a cose a noi sonosciute. L’intenzione dell’autore, immagino, sia di far scoprire poco a poco al lettore il mondo all’interno del quale si è immerso.. Ma tutto ciò è raccontato con la naturalezza della quotidiana confidenza (per l’aliena) a tal punto che il lettore si chiede in continuazone di cosa si stia parlando...
Per sommare banalità alla banalità c’è il pedestre tentativo dell’autore di far passare la sua opera per una arguta analisi della società contemporanea attraverso gli occhi di un essere che la osserva dal difuori, non cosciente delle dinamiche che la regolano.
A proposito dello stile, che dire.. la bruttezza del racconto è tale che quasi non ci si fa caso.. anche se non è certamente eccelso.

In definitiva storia scarna e malamente sviluppata intorno ad uno scheletro rachitico costituito da una trama noiosa e banale. Un malriuscito tentativo di analisi sociale che si trasforma in un ottimamente quanto involontariamente riuscito tentativo di ottenere una specia di racconto di fantascienza, inserito in una ambientazione del tutto realistica, che lo rende completamente decontestualizzato.

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