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Tuesday, April 25, 2006 - ore 02:20


Pax tibi Marce, boccolorum inspirator
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Credo che sia di dominio pubblico il fatto che il patrono di Venezia è san Marco evangelista. Forse è meno noto il fatto che Marco fosse un soprannome, dato che l’uomo in realtà si chiamava Giovanni, e che il suo vangelo non fosse narrazione di eventi da lui osservati, ma piuttosto resoconto fedele di quanto raccontatogli da san Pietro. Poco male, del resto, spesso le cose non sono quello che paiono a prima vista. Sia come sia, narra la tradizione popolare che le spoglie di san Marco siano state trafugate da Alessandria (quella del faro, non quella pedemontana) da Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, i quali le fecero passare sotto il naso della dogana musulmana nascondendole in mezzo a una partita di carne di maiale.

Secondo uno sviluppo della leggenda, un tale Basilio della Giudecca, uno dei marinai della nave che fece quel viaggio, ebbe un ruolo tanto importante nel recupero delle spoglie che gli fu fatto dono del roseto che cresceva sulla tomba egiziana del santo. Tale pianta ebbe poi l’infelice ruolo di confine tra le due parti in cui, alla morte di Basilio, i suoi figli si divisero la proprietà: quando poi i due rami della famiglia arrivarono alla totale rottura (pare che qualcuno ci sia pure rimasto, pace all’anima sua) il roseto la prese tanto male che decise di non fiorire più. Ma, il venticinque aprile di molti anni dopo, due discendenti dei due rami della famiglia si videro attraverso le foglie del roseto e si innamorarono a prima vista: tale fu la gioia della longeva pianta che essa decise di celebrare questo amore trionfando di boccioli rossi, uno dei quali fu prontamente colto dal giovane per essere regalato alla sua innamorata.

Secondo un’altra leggenda, invece, il giovane trovatore Tancredi era innamorato della splendida nobildonna Maria Partecipazio. Per cercare di ottenere un rango sufficiente a permettergli di chiedere la mano della sua innamorata, Tancredi decise di partire per la guerra contro i mori; dopo aver dimostrato il suo onore in più occasioni, però, fu purtroppo ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue. Tancredi, morente, chiese al prode Orlando di portare all’amata Maria un bocciolo di quel roseto e così Orlando fece. Il giorno dopo aver ricevuto il fiore, Maria Partecipazio venne trovata morta con il bocciolo di rosa scarlatto posato sul cuore.

Sia per l’una o per l’altra ragione (o per entrambe?), i veneziani usano celebrare il venticinque aprile regalando un bocciolo di rosa rossa alla loro amata.

Tutto questo per dire che mi son reso conto che dal preciso esatto lasso di un bel po’ di tempo (dal 1993, per la precisione) il mio primo atto il 25 aprile è sempre stato quello di entrare dalla mia fioraia di fiducia e comprare il più bel bocciolo di rosa che aveva in bottega. Domani mattina (o questa mattina, se siete tra quei puristi per cui la mezzanotte è indiscutibile confine tra l’oggi e il domani) non sarà così. Ebbene, la cosa sorprendente è che questo fatto non mi pesa né mi rattrista; anzi, nonostante che un po’ mi senta a disagio per doverlo ammettere, vivo questa constatazione con una vaga ma netta sensazione di grande libertà.

Oddio, inaspettatamente mi rendo conto all’improvviso che una tentazione ci sarebbe. Ma, a parte qualche interessante difficoltà logistica, forse è meglio lasciar perdere: eventualmente ne riparliamo l’anno prossimo. Per questa volta va così: buona festa del "boccolo" a tutti.

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