Ed ecco che la mia città ritorna puntuale sotto gli occhi dei riflettori e della critica. Ieri accusata di essere “terribilmente santa” da Camilla Cederna, oggi tacciata di essere la culla di “piccoli borghesotti” incapaci d’innamorarsi della semplicità.
M’ha colto un po’ di sorpresa quest’attacco forse da “calibrare” da parte di un organo ufficiale della Santa Sede come
l’Osservatore Romano . Certo, saremmo ignobili a dire che quassù si vive miseramente: non è vero. Ma saremmo altrettanto ingiusti ad affermare l’incapacità dei giovani di questa terra a comprendere l’essenza vera della persona. Esecrabile e non certo da lodare il comportamento di chi, in nome di un’etichetta, si sente valorizzato o condannato all’interno di una società. La dignità e il rispetto di una persona va ben oltre l’apparente appartenenza ad una moda: ci crediamo anche se non l’avesse detto Ovidio. Certo, il benessere può (!) distrarre i giovani dai veri ideali. Quel benessere che - sembra un controsenso - dietro ha la firma e il sudore dei nostri padri che, per generazioni, si son sporcati le mani per costruire un futuro ai loro figli. Senza guardare la moda dettata dal tempo, si son imbarcati per terre lontane portando nel cuore la nostalgia del loro luogo natìo. E, appena han potuto, son tornati nelle loro terre non solo per
“far schei” ma anche per scrivere pagine di storia, di umanità, e di sogni.
Forse ha ragione il sindaco Enrico Hullweck quando, in filigrana, chiede tempo perché si crei equilibrio tra un comportamento passato fatto più di facciata che di convincimento e un atteggiamento presente costruito più sulla trasgressione che sulla persona. Capisco benissimo il concetto: il benessere è una grande conquista, ma è troppo costoso quando finisce per uccidere la dignità di chi ti è più prossimo. Capisco benissimo anche la fatica dei nostri padri: due generazioni non possono condividere gli stessi schemi esistenziali o i gusti imposti dalle mode. Ma ne ammiro la caparbietà nel non voler alterare il legame d’amore con i loro figli. Che a volte possono far rimpiangere i tempi passati… ma che non possono spegnere la voglia di sognare un futuro meno contraddittorio.
Ecco perché, forse, è un po’ troppo tacciare i volti giovani di questa terra – che vive certamente i suoi controsensi - come
“piccoli borghesotti vicentini” . Fa tristezza che sia proprio l’organo ufficiale della Santa Sede a costruire quest’affermazione.
E tutte le vocazioni alla vita sacerdotale, religiosa, missionaria e laicamente vissuta che affondano le loro radici tra il silenzio dei colli berici e la severità storica e cruenta dell’Altopiano d’Asiago… non hanno più nulla da dire? Tutte quelle piccole “terre di missione” che i nostri industriali, qualcuno mettendo in gioco la propria famiglia e il proprio patrimonio, stanno mandando avanti lontano dalle rive dell’Astico e del Bacchiglione con piccoli gesti anonimi… non hanno più nulla da dire? Tutti quei giovani anonimi che celebrano le loro vacanze aiutando i popoli dell’America Latina a sognare magari portandoci le “mani operose” e “la mente imprenditoriale” della terra vicentina… non hanno più nulla da dire?
E’ triste e ignobile vedere che un ragazzo viene emarginato perché “colpevole” di non essere griffato (come se la dignità dovesse pagare i “diritti d’autore” alle grandi case d’abbigliamento). Ma è altrettanto triste che una terra di santi e di poeti, di scrittori e di politici, di preti e di artisti… sia tacciata di “piccolo borghesismo” solo perché annovera tra la sua gioventù giovani capaci di esaltanti vittorie e di tremende miserie come in ogni altro angolo del pianeta terra.
Ragazzi, per un giorno dimentichiamo la nostra etichetta e facciamo sfoggio della vera personalità di questa terra profumata di storia, di arte e di cultura!
don Marco Pozza