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Socrate, 30 anni spritzino di PADOVA CHE FACCIO? studio e lavoro Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Carlos Castaneda ![]() HO VISTO ![]() Chiudo gli occhi e li tengo stretti, spaventato da quel che porta il mattino, aspettando un domani che non arriva mai. Nel profondo di me, ciò che mi lascia la notte è la sensazione del vuoto, e tre ragazzi immaginari che cantano nel mio sonno dolce di bambino. THE CURE, Three Imaginary Boys STO ASCOLTANDO Incubus, Queen of the Stone Age, Peeeearl Jaaam..E molti altri..(Claudio Bluesman!) ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Se solo fossimo capaci di amarci e vivere il più a lungo possibile nell’onestà, invece di recitare dei ruoli sulla base dell’idea che ci siamo fatti di come dovrebbe essere una relazione perfetta. non mentire mai. poterci sedere uno di fronte all’altra, guardarci negli occhi e dare voce liberamente ai nostri pensieri.Guardare l’altro con obbiettività e non giudicarlo unicamente rispetto a noi stessi. ![]() STO STUDIANDO... ![]() OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: anche_qui ash2ashes aurora banshee baTOSTA Cazzilla herikabfly Giacca82 SweetWine Tany Triky BOOKMARKS Claudioblues (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Wednesday, April 26, 2006 - ore 15:11 UN ALTRO DRINK PER FAVORE Il dormiveglia acido della mattina può essere davvero la parte migliore del giorno. Parlo del momento in cui giochi ancora con i residui di certi sogni polverosi che ti restano appiccicati alle pareti del cervello grazie alla colla più scarsa che c’è in giro. O quello in cui ti ritrovi dentro il labirinto delle lenzuola stropicciate a lottare contro certi sprazzi invadenti di luce lasciati deliberatamente a filtrare attraverso la serranda per rendere la sveglia sufficientemente traumatica e pericolosa. O ancora quello in cui senti il rantolo furioso di qualche bicchiere di troppo buttato giù qualche ora prima facendo attenzione che il ghiaccio non si fondesse inesorabilmente con il gin. Tre cocktail e due birre in genere fanno presto e non impiegano molto per ridurre la testa in tanti minuscoli pezzettini scavando nei posti più nascosti dell’anima proprio come farebbe un cane che cerca il suo osso. Un ricordo che si perde nella notte dei tempi ma ancora abbastanza vivido e in forze. Successe tra le risate e gli abissi dei cuscini. Tra il lungo bancone di legno ed i corridoi scuri. Tra gli archi ed il lampadario di cristallo e guardato in preda al panico fuori dal finestrino la notte delle quattro del mattino. “Tutta colpa della fragole fuori stagione” ti eri ripetuto nel vuoto del sonno finto. Uno dei pensieri sparsi che ti aveva attraversato violentemente la testa mentre eri ancora in posizione fetale a stringere gli occhi e a girarti dall’altra parte era stato proprio la condanna di quel cazzo di spiedino di frutta ordinato per forza alla cameriera punk e pure dark armata di ricetrasmittente. Assieme al ricordo sfuocato e pieno di flashback della ragazza con i capelli d’oro e con le gambe accavallate sprofondata nel divano di fronte, che aveva preso a fissare un punto indefinito in mezzo ai tuoi occhi e che qualche istante dopo si era alzata per andare a fumare una sigaretta nel balcone con la sua ceres in mano. Allora tu l’avevi seguita solamente con lo sguardo perché non avevi neanche la forza di alzarti ma già avevi immaginato uccellini cinguettanti e rintocchi di campanacci e squilli di trombe e rulli di tamburi e uscite romantiche e salti acrobatici nel letto e l’unione dello Yin e dello Yang e scorrerie in macchina e lunghe discussioni fino a sera tardi con il canto degli angeli in sottofondo e dentro il petto e giornate calde di primavera e bagni a mare e ferragosti sulla spiaggia e sotto le stelle e musi lunghi, litigi, telefonate drammatiche, urla, lacrime, porte sbattute e addio senza nostalgia né rimpianto. Insomma tutta quella complicata faccenda biochimica per cui l’innamoramento assomiglia un po’ al carnevale. All’uscita dall’inferno pieno di musica inutile c’era una bottiglia vuota di martini che rotolava sul basalto della strada fino a colpire il marciapiede, elogio e supremazia del sabato sera. Ma c’era anche chi ti guardava con lo sguardo spiritato proprio come avrebbe potuto fare in uno dei suoi film. E che si ricordava di voi facendovi un sorriso di tenerezza di madre. Poi c’era chi chiudeva l’entrata con una corda da peschereccio e chi faceva il giocoliere con le bottiglie piene. Chi sudava copiosamente e chi batteva i piedi sui tavoli graffiati. I passi del mattino che si apprestava a venire avevano costellato un cammino lento in cui avevi sollevato il viso e socchiuso gli occhi cercando di ripararti da un sole già primaverile. E la tipica assenza di suoni e di rumori ordinari di una domenica che non cancellava per niente la nausea che si dimenava violenta nello stomaco ma che serviva solo a farti pensare che la vita in fondo, come ha detto pure quel tale, non è nient’altro che una bolla di sapone e che sarebbe alquanto seccante e poco carino se decidesse di scoppiare prima di averglielo messo in quel posto. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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