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Friday, April 28, 2006 - ore 12:31


The Beatles - REVOLVER -
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Pubblicato venerdì 5 agosto 1966.



“…il giorno che uscì Revolver dei Beatles abbiamo preso letteralmente d’assalto “Gabbia”, (lo storico negozio di dischi di via Dante) distruggendo gli scatoloni che contenevano gli LP appena scaricati dal furgoncino, per assicurarcene una copia …”. Mi ricorda l’episodio dell’assalto al “Forno Delle Grucce” del romanzo “I Promessi Sposi” del Manzoni, dove la folla affamata, saccheggia la panetteria,.. invece è un aneddoto che mi è stato raccontato più volte da alcuni amici un po’ più “anziani” di me. Altri tempi, sicuramente, ma mi piacerebbe per un istante provare ciò che hanno provato questi ragazzi “affamati” di musica (per fortuna) nel suonare per la prima volta Revolver sui fonovaligia a valvole “Lesa”, considerando che sono passati quarant’anni,ma le canzoni sembrano scritte ieri. Nel 66, in piena era di canzoncine beat, trovarsi improvvisamente ad ascoltare “Tommorow Never Knows” deve essere stato un effetto devastante.Credo che più di qualche musicista si sia grattato la testa domandandosi: “e adesso che si fa?”…
A cominciare dalla copertina disegnata dal vecchio amico dei tempi di Amburgo Klaus Wormann (futuro bassista di Lennon ed Harrison) fino all’ultima nota, Revolver è una densità di idee straordinarie e innovative. Rispetto ai precedenti lavori, l’evoluzione del gruppo ha fatto passi da gigante, eppure il buon George Harrison, nelle molteplici interviste di “Anthology”, dichiara in modo abbastanza superficiale che “Revolver” lo collocherebbe come un “Rubber Soul” volume 2° perché a suo ricordo conterrebbe delle buone canzoni…
“Rubber Soul”, sicuramente è un album altrettanto grande, ma definirlo come un “vol. 1” rispetto a Revolver credo sia azzardato e improprio e quindi mi “permetto” di non essere d’accordo con il caro George.
La prima volta che ho ascoltato Revolver, ho notato subito la differente sonorità rispetto agli altri album dei Beatles fino a quel momento. Le distorsioni cominciano ad essere più calde e ben definite, le parti di chitarra diventano più complesse e sperimentali con assolo registrati al rovescio etc. La batteria di Ringo si fa più ipnotica e potente e il timbro del basso di Paul è più profondo e presente, equalizzato ancor di più sui toni bassi. Non a caso egli iniziava ad usare un “Rickenbacker 4001 Stereo”… Harrison, sempre più rivolto alle culture dell’India, ottiene la concessione di inserire ben tre sue canzoni nell’album, un fatto senza precedenti . Le trombe, i tromboni e i sax, danno sonorità funky - soul. Paul surclassa sé stesso con le ballate acustiche, le sonorità classiche e la canzone per bambini, fintanto da usarla come colonna sonora per un cartone animato. (Yellow Sub Marine)
Direi che “l’eterogeneità” delle canzoni di Revolver, ne fanno un album… “omogeneo”.
Credo che ancora oggi sia un punto di riferimento per numerosi gruppi che hanno attinto a pine mani e continuano a farlo, da questa “enciclopedia in musica”.

E adesso il lavoro più difficile…la track list.




TAXMAN. (Harrison)
Un duro attacco di Harrison al fisco dell’epoca che imponeva un versamento in tasse altissimo per ogni sterlina ( circa il 20% ) voluto dal premier laburista Harold Wilson. Forse George è stato un precursore della “Par Condicio” poiché nel testo della canzone se la prende menzionando Mr. Wilson e Mr Heath ovvero l’equivalente inglese di Prodi e Berlusconi dell’epoca.
Nella tournee dei primi anni 90 Harrison riprende il pezzo aggiungendo una nuova strofa ammonendo questa volta i due uomini più potenti del momento, vale a dire il presidente americano George Bush (Senior) e l’ex capo del Cremino, Boris Eltsin.
Musicalmente il pezzo è un blues dal ritmo incalzante in tonalità di RE maggiore, cantato in modo sarcastico da Harrison supportato dai perfetti cori di Lennon & McCartney che vede quest’ultimo alla chitarra solista sorprendendo tutti nell’esecuzione di un grande assolo. Eccezionale linea di basso (Paul) raddoppiata sapientemente dalla chitarra nella parte finale. (sempre da Paul). Si dice che Lennon abbia aiutato George nella stesura del testo. Il tamburello a partire dalla seconda strofa sembra il rumore (voluto) di un salvadanaio pieno di monete.

ELEANOR RIGBY. (McCartney)
Uno degli hit più famosi dell’album. Il bellissimo arrangiamento per ben otto archi, (il doppio di quelli di Yesterday) fu opera di George Martin. Su “ANTHOLOGY 2°” è stata inserita la base originale di “Eleanor Rigby”. Ascoltarla così ci si rende conto del lavoro eccellente effettuato da Martin. Volendo, è possibile cantarci sopra come il karaoke.

I’M ONLY SLEEPING. (Lennon)
Uno dei pezzi del disco scritto con l’aiuto di qualche pastiglietta allucinogena illegale.
La chitarra acustica suonata da Lennon mi colpì assai per quel suono “sinistro” finché non ho capito che quegli “strani” e “diabolici” armonici erano dati dall’abbassamento dell’accordatura di un tono. Ma non è tutto. L’assolo allucinato di chitarra elettrica di Harrison viene riprodotto al contrario e sembra risucchiarti dentro al vortice della canzone. Il cantato “lagnoso” e “stralunato” di John rende assai bene l’idea della sonnolenza.

LOVE YOU TO. (Harrison)
Il secondo contributo di George nel disco è una canzone dalle sonorità indiane.
Egli suona il sitar dimostrando di aver imparato bene da uno dei migliori maestri del mondo, Ravi Shankar. Harrison alle sedute di registrazione ospita dei musicisti indiani suonatori di tabla. Tuttavia la canzone non è proprio una bellezza e credo George abbia fatto di meglio su Pepper scrivendo un pezzo simile ma di maggior effetto. (Within you Without you)

HERE, THERE AND EVERYWHERE. (McCartney)
Una stupenda ballata acustica cantata delicatamente da Paul armonizzata in sottofondo dai cori di Lennon e da Harrison. La padronanza di Paul nel produrre melodie di rara bellezza, ne fa uno dei suoi migliori pezzi in assoluto, tanto da riprenderlo, re-inciderlo e riproporlo nei suoi live da più di 20 anni a questa parte. È d’obbligo che la canzone faccia parte del nostro repertorio acustico.

YELLOW SUBMARINE (Ringo)
Chi non ha fischiettato almeno una volta la melodia di Yellow Submarine? Una canzone utilizzata nei più disparati modi, specialmente come inno da stadio. Due anni fa, ne abbiamo inciso una riuscita e simpatica versione in dialetto padovano con il gruppo folcloristico “I Ruzzantini” inserita poi nel nuovo cd della “Serena Rock Band” con il titolo di “A Mi Me Piase El Vin”…

SHE SAID, SHE SAID. (Lennon)
Un pezzo ispirato da un incontro assai sgradevole tra Lennon e l’attore Peter Fonda che gli raccontò di aver vissuto un esperienza di “quasi morte” durante un’ operazione chirurgica venendo a conoscenza di come ci si sentiva nell’essere morti. Lennon, turbato cacciò l’attore.
Il suono e il riff iniziale della chitarra distorta deve aver influenzato più di qualche gruppo dei giorni nostri. Superbo il lavoro di Harrison alla chitarra solista.

GOOD DAY SUNSHINE (Paul)
Solamente il pianoforte, la batteria e il basso vengono utilizzati per questa canzone ispirata dalla inconsueta bellezza dell’estate in Inghilterra nel 66. Cantata agilmente da Paul venne ulteriormente valorizzata dai cori “solari” e dall’assolo di piano “honky tonk” suonato sicuramente da Martin. Nel finale la botta e risposta dei “Good Day Sunshine” cantati alla “Frà Martino Campanaro”, ricordano “Paperback Writer”.

AND YOUR BIRD CAN SING. (Lennon)
Il riscatto di George alla chitarra per il mancato assolo di Taxman. Originariamente il pezzo era di natura “Byrdsiana” e lo si può sentire in una versione alternativa su “Anthology 2” suonata con una scantinante Rickenbacker 12 corde. Nella versione finale invece, Harrison si accolla tutte le difficilissime parti di chitarra 6 corde distorta, sovraincidendole con salti paralleli di terze.

FOR NO ONE. (McCartney)
Un’altra ballata di Paul inspiegabilmente sottovalutata e poco compresa.
Vista l’andatura classica del pezzo, McCartney e Martin optano per un assolo azzeccato di corno francese eseguito più volte fino all’ottimizzazione da un certo Alan Civil uno dei migliori solisti inglesi dello strumento. L’ho voluta fortemente inserire nel nostro repertorio.

DOCTOR ROBERT. (Lennon)
Anche questo è un pezzo che ho voluto inserire nel repertorio dei Beat Shop. Il fascino delle chitarre con distorsione calda e morbida data dalla saturazione delle valvole dell’amplificatore, rende il pezzo irresistibile.
Lennon nel comporre il testo, si ispirò ad un medico di New York un certo Charles Roberts, che somministrava veramente della droga e dei narcotici mescolate a vitamine ai propri pazienti dell’alta società.

I WANT TO TELL YOU . (Harrison)
Il terzo contributo di George all’album, è questa interessantissima canzone con il riff iniziale suonato con una Fender Stratocaster. Particolarmente azzeccata la dissonanza del pianoforte che esegue le note di FA- MI, FA- MI nell’accordo di MI maggiore. Anche questo è uno dei pezzi ripresi da George nella sua tournee dei primi anni 90 con la band di Clapton. La canzone veniva usata all’ apertura dei concerti dove George e Clapton si dividevano gli assolo. L’originale non aveva assolo di chitarra.

GOT TO GET TOU INTO MY LIFE. (McCartney)
Un “Funky Jazz” di Paul scritto dopo aver assistito ad un concerto di George Fame. Quando McCartney decise di inserire i fiati, assunse due dei musicisti del gruppo di Fame.
Mi piace pensare, anche se non sarà vero, che Peter Gabriel, si sia ispirato a questa canzone quando scrisse “Sledghammer”.

TOMORROW NEVER KNOWS. (Lennon)
Con la psichedelica “Tommorow Never Knows” si raggiunge “l’azimut” di Revolver. Un pezzo di rara bellezza e straordinaria fattura tutto basato su unico accordo (do) con alcuni versi presi dal “Libro Dei Morti”, un antico scritto del buddismo tibetano. Poi l’ LSD ha fatto il resto…
In quel periodo i quattro Beatles arrivavano in studio per le sessioni di registrazione con dei sacchetti che non contenevano certo la merenda, bensì dei nastri detti “tape-loop” che venivano preparati a casa dai nostri, registrando casualmente tutto ciò che capitava con i loro registratori personali “Brinnell”. I “tape-loop” si ottenevano registrando numerose volte la stessa porzione di nastro eliminando la testina di cancellazione. suoni che si possono sentire su “Tomorrow Never Knows”. Il pezzo è pieno di questi nastri “loop”tutti mixati in diretta e quindi quello che si sente oggi su disco è il frutto di una traccia irripetibile poiché i cursori della consolle di missaggio a cui era collegato ben 5 registratori simultaneamente in funzione, venivano alzati o abbassati nel missaggio finale a seconda dei casi. Uno dei “loop” più caratteristici del pezzo è il verso di un gabbiano che in realtà è una chitarra. Ciò che è ancor di più interessante è la voce di Lennon a circa un minuto e mezzo dall’inizio della canzone. Egli pretese che la sua voce, dovesse sembrare quella del Dalai Lama che canta dalla cima più alta della montagna. I validi tecnici della EMI esaudirono la bizzarra richiesta di Lennon facendo passare la sua voce attraverso l’altoparlante Leslie di un organo Hammond ottenendo quell’effetto oscillante. Un artificio usato tantissimo anche per gli strumenti da quel momento in poi. Ma la leggenda narra che Lennon pensava di farsi sospendere a testa in giù ad una fune nel mezzo dello studio, piazzare un microfono al centro del pavimento, farsi dare una spinta e cantare dondolando avanti e indietro.
Un altro elemento fondamentale di Tomorrow è l’ipnotica batteria di Ringo suonata prevalentemente sui “tom” e la grancassa, prima riempita di maglioni di lana per ottundere il suono. I microfoni vennero posti vicinissimo ai tamburi come non lo erano mai stati fino ad allora.
Un Ringo felicissimo, decise non cambiare più la configurazione della batteria da quel momento.



Descrivendo la track list, noto che su Revolver cominciano ad emergere la personalità solistiche di ognuno dei quattro Beatles. Più che Rubber Soul Vol. 1, oserei dire, un preludio al “ White Album”.

Concludo dicendo che “Revolver” non è un album… è un atmosfera, un emozione, un‘epoca…ascoltatelo.



Tomorrow Never Knows (Lennon/McCartney)

Turn off your mind, relax and float down stream,
It is not dying, it is not dying

Lay down al thoughts, surrender to the void,
It is shining, it is shining.

Yet you may see the meaning of within
It is being, it is being

Love is all and love is everyone
It is knowing, it is knowing

And ignorance and hate mourn the dead
It is believing, it is believing

But listen to the colour of your dreams
It is not leaving, it is not leaving

So play the game "Existence" to the end
Of the beginning, of the beginning


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