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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
Friday, April 28, 2006 - ore 15:47 The bromeliad trilogy Finita la lettura di quest’altro capolavoro (che pure, formalmente, viene dichiarato un libro per bambini) mi piacerebbe, come il solito, farne una piccola recensione. Ma le parole non bastano. Per cui, mi metterò a citare liberamente (la traduzione è mia): ... a alta quota, in un pendio montano nuvoloso, si trovava una pianta che assomigliava a un fiore gigante. Cresceva incastrata in una biforcazione degli alberi, con le radici penzoloni nell’aria per cercare di intrappolare il nutrimento che poteva trarre dall’umidità. Tecnicamente, era una bromeliacea epifita, anche se il fatto di non saperlo non le faceva poi tanta differenza. Al centro del suo bocciolo, l’acqua condensava in una piccola piscina. E c’erano le rane. Rane molto, molto piccole. Avevano un ciclo vitale così ridotto che aveva ancora le rotelline laterali. Cacciavano gli insetti tra i petali. Deponevano le uova nella piscinetta centrale. I girini crescevano e diventavano altre rane. E facevano altri girini. Alla fine morivano e affondavano e diventavano parte del compost alla base delle foglie che, di fatto, contribuiva al nutrimento della pianta. E questo era il modo in cui le cose erano andate fin da quando le rane avessero ricordi. (Circa tre secondi. Le rane non hanno una grande memoria.) Però un bel giorno, mentre era a caccia di mosche, una rana perse la strada e si arrampicò attorno al lato di uno dei petali più esterni, o forse foglie, e vide qualcosa che non aveva mai visto prima. Vide l’universo. Più precisamente, vide il ramo che si stendeva lontano nella nebbiolina. E, molti metri più in là, scintillante di gocce di umidità in un solitario raggio di luce solare, c’era un altro fiore. La rana si sedette e osservò. [...] La rana aveva portato qualche altra giovane rana al suo posto tra le foglie al limitare del mondo del fiore. Fissavano il ramo. Non c’era soltanto un fiore, lì fuori, ce n’erano dozzine, anche se le rane non erano capaci di pensare esattamente così, perché le rane non sanno contare oltre uno. Vedevano un sacco di uno. Li fissavano. Fissare è una delle poche cose che le rane sanno fare veramente bene. Pensare non lo è. Sarebbe bello dire che le piccole rane pensarono intensamente e a lungo al nuovo fiore, alla vita nel vecchio fiore, all’impulso di esplorare, alla possibilità che il mondo fosse più grande di una piscina con petali inttorno al bordo. In effetti, ciò che pensarono fu: .--.--.mipmip.--.--.mipmip.--.--.mipmip. Ma ciò che provavano era troppo grande per essere contenuto in un fiore. Con attenzione, lentamente, per nulla sicure del perché, si lasciarono cadere con un "plop" sul ramo sottostante. [...] Una delle rane cadde dal ramo e scomparve quietamente nel baldacchino di foglie che c’era molto più giù. Dal momento che gli animali molto piccoli e leggeri riescono a sopportare cadute molto lunghe senza farsi male, è molto probabile che sia sopravvissuta nel mondo della foresta sotto l’albero e che abbia avuto la seconda esperienza più interessante che sia mai capitata a una rana. Le altre rane arrancarono oltre. [...] Le rane erano avanzate di un bel po’ sul ramo, ormai. Ciò che sembrava un’estensione uniforme di legno grigio-marrone era, simile a, un labirinto di corteccia ruvida, radici e cespi di muschi. Era insopportabilmente spaventoso, per rane che avevano passato la vita in un mondo con petali attorno al bordo. Ma arrancarono avanti. Non conoscevano il significato della parola "ritirata". O di qualsiasi altra parola. [...] C’erano altri rischi, oltre a quello di cadere dal ramo. Una delle rane fu mangiata da una lucertola. Molte altre tornarono indietro non appena uscite dall’ombra del loro fiore, perché, come osservarono, ".--.--.mipmip.--.--.mipmip.--.--." La rana che conduceva si voltò a guardare il suo gruppo che si stava assottigliando. Ce n’erano uno... e uno... e uno... e uno... che in totale assommavano a -- aggrottò la fronte nello sforzo del calcolo -- sì, uno. Alcuni degli uno iniziavano a essere spaventati. La rana che li conduceva capì che se volevano sperare di arrivare al nuovo fiore e sopravvivere lì, c’era bisogno che ci fosse più di una sola rana. Ce ne voleva almeno uno, o se possibile anche uno. Diede agli altri un gracidio di incoraggiamento. "Mipmip," disse. [...] La rana che conduceva stava iniziando a lottare con una nuova idea. Era vagamente conscia di aver bisogno di un nuovo tipo di pensiero. C’era stato il mondo, con la piscina in mezzo e i petali intorno al bordo. Uno. Ma più in là lungo il ramo c’era un altro mondo. Di qui, assomigliava in modo disarmante al fiore che avevano appena lasciato. Uno. La rana che conduceva si sedette in un cespo di musco e divaricò gli occhi, in modo da poter vedere entrambi i mondi contemporaneamente. Uno lì. E uno là. Uno. E uno. La fronte della rana si gonfiò per cercare di far spazio nella mente a una nuova idea. Uno e uno erano uno. Ma se avevi uno qui e uno lì... Le altre rane rimasero stupefatte a guardare gli occhi del loro condottiero che piroettavano e piroettavano. Uno qui e uno lì non possono essere uno. Erano troppo distanti. C’era bisogno di una parola che indicasse entrambi gli uno. Bisognava dire... Bisognava dire... La bocca della rana si allargò. Sogghignò in modo tanto plateale che quasi le estremità della bocca si incontrarono dietro la sua testa. L’aveva risolta. ".--.--.mipmip.--.--!" disse. Voleva dire: uno. E uno oltre uno. [...] Le rane rimaste si accucciarono tra il musco per sfuggire al calore del sole pomeridiano. Lontano, nel cielo orientale, c’era uno spicchio di bianco. Sarebbe bello pensare che le rane avevano leggende su quello spicchio. Sarebbe bello pensare che secondo loro il sole e la luna erano fiori distanti, un fiore giallo il giorno, un fiore bianco la notte. Sarebbe bello pensare che avevano leggende su di essi, e che dicevano che quando una buona rana muore il suo spirito va nei grandi fiori nel cielo... Il problema è che qui stiamo parlando di rane. Il loro nome per il sole era ".--.--.mipmip.--.--." Il loro nome per la luna era ".--.--.mipmip.--.--." Il loro nome per tutto era ".--.--.mipmip.--.--." E quando sei inchiodato a un vocabolario di una sola parola, è decisamente difficile avere leggende a proposito di qualsiasi cosa, in genere. Ecco, spero che questo (insieme con lo splendido Gedankenexperiment del biondo) possa rendere l’idea di quanto sia grande questa trilogia. Dietro una favola apparentemente innocente su un popolo di gnomi -- anzi, niomi, -- Terry Pratchett parla del rapporto degli uomini con l’ignoto, di religione, di politica, di potere. Visto che è una favola per bambini, sarà una favola che leggerò sicuramente ai miei bambini, più e più volte, fino a che non sarò sicuro che l’abbiano capita. LEGGI I COMMENTI (3) PERMALINK |
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