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Wednesday, May 03, 2006 - ore 12:37


Timidezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La timidezza è un disturbo che paralizza l’azione ancora prima che essa venga compiuta in presenza degli altri.
Le sue origini sono piuttosto complesse; può riconoscersi in essa anche una certa ereditarietà, ma nella maggior parte dei casi é una conseguenza dell’educazione di un ambiente oppressivo od eccessivamente protettivo.
Succede spesso che la timidezza diminuisca al concludersi dell’adolescenza, in caso contrario diviene un tratto della personalità.
Le sue manifestazioni sono diverse: timore di agire, paura di osare, panico. Il timido, il più delle volte, é un individuo più intelligente della media, che non riconosce i propri meriti, che si disprezza e si crede un essere inferiore.
La timidezza non é da confondere con la modestia: mentre il modesto riconosce le proprie qualità e le proprie capacità ma non ne trae motivo per vantarsi, il timido chiude gli occhi di fronte alla realtà e segue le chimere della sua immaginazione.
Il timido vede in se stesso dei difetti che non ha e si crede vittima di apprezzamenti severi che la gente é ben lungi dal formulare nei suoi riguardi. Non é nemmeno umile, anzi é segretamente orgoglioso perché crede che non si pensi che a lui.
Contrariamente a chi ha idee di persecuzione, che attribuisce alla cattiveria degli altri le proprio disgrazie, il timido pensa invece che gli altri abbiano ragione di criticarlo perché lo merita. La mancanza di sicurezza sociale, induce nel timido, di fronte ad estranei o persone dell’altro sesso, uno stato di imbarazzo e di impaccio. Cerca di nascondersi agli occhi della gente, cerca di occupare il minor spazio possibile e, nel timore del giudizio altrui, tenta di non imporre minimamente la propria presenza giungendo persino a respirare appena. Al contrario invece, la sua vita privata può essere un gran tumulto di pensieri e di sensazioni.
Per agire nella società il timido ha spesso bisogno di essere rassicurato dagli altri, di cui finisce in alcuni casi per rimanerne succube. La paura degli altri ed il timore di dover loro obbedire, fa sì che le persone timide ricorrano, quando le circostanze glielo consentono, all’autoritarismo esasperato (per esempio dall’alto di una posizione direttiva). Intimidite dalle altre persone, le rendono a loro volta timide con il loro atteggiamento scontroso, teso, facilmente frainteso per ostilità.
La psicologia più impegnata si occupa poco della timidezza, in quanto essa é considerata un difetto lieve del carattere. La timidezza comunque é strettamente collegata alla volontà: per vincerla infatti, occorre imparare a volere.
Per «guarire» dalla timidezza il primo passo consiste nel prenderne coscienza ed accettarla, comprendere che si tratta di un fenomeno comune e di per sè banale.
Una persona timida ed introversa non può diventare completamente diversa, ma può ridurre notevolmente la propria timidezza, imparare a gestirla e perfino ad utilizzarla a proprio vantaggio.
Il timido infatti, poco incline all’azione, spesso si riscatta nei valori dello spirito. La storia ci fornisce numerosi esempi di personaggi che, nonostante la loro timidezza, hanno saputo realizzare opere magistrali (ad esempio J.J. Rousseau, Montesquieu, Stendhal); tra i timidi che sono diventati personaggi d’azione é da ricordare Napoleone.

Un metodo d’urto piuttosto efficace per combattere la timidezza é il seguente, basato sulla tecnica del paradosso, che insegna a guardare in faccia le proprie paure.
1.Chiediti qual è la tua paura più grande nei rapporti con gli altri (arrossire, fare la figura dell’imbranato, dire cose stupide, ecc);
2.Metti tutto il tuo impegno per fare una figuraccia, la figuraccia più terribile per te: se hai paura di parlare in pubblico, parla per due ore davanti ad una platea; se non sai ballare, scatenati in pista; se hai paura dell’altro sesso, chiedi il numero di telefono alla ragazza più carina della festa, che di certo non te lo darà (il tuo obiettivo non è quello di cuccare ma quello di essere rifiutato).
Sai cosa succederà? Che ti accorgerai che non é successo niente di drammatico. Sei ancora vivo e anzi, con tua grande sorpresa, forse molti non se ne sono nemmeno accorti della tua terribile figuraccia: non sei tu il centro del mondo!
E la ragazza che ti ha respinto? il rifiuto é stato davvero così umiliante come pensavi? E sei certo che in fondo, non le abbia fatto pure piacere che tu le abbia chiesto il numero?
Praticando più volte questo esercizio, le tue paure si ridimensioneranno e diventerai più disinvolto.

Cosa consigliare invece ad un uomo o ad una donna che si trova davanti un timido? Di non «aggredirlo», di non fargli notare la sua timidezza, ma di avere pazienza e aspettare che a poco a poco la sua timidezza diminuisca e che la persona che ha di fronte si sblocchi e si apra.


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