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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




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Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Wednesday, May 03, 2006 - ore 21:18


Lussurismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siamo arrivati al limite della sopportazione. La bomba è scoppiata e non si può più ripristinare l’ordine precedente; quando la miccia viene innescata, solo Mac Giver la può spegnere. E a casa mia Mac Giver non c’è.
La miccia è stata Vladimir Luxuria. Si stava mangiando una delicata frittata uova ricotta e asparagi, famiglia riunita attorno al tavolo per cenare insieme. Il telegiornale propone immagini e frammenti di filmati a ciclo continuo, cosicché una persona che si appresti a seguire le notizie quotidiane viene investita da foto colori e personaggi. Uno soprattutto mi investe e mi crea un terribile trauma cranico ogni volta che mi stende. Ed è lui, o lei, ma non è questo ciò di cui voglio discutere. Mi sono sempre schierata a favore delle cosiddette diversità, sono una donna moderna, vivo nel 21 secolo e so che la diversità non è una malattia, non è una deformazione, ma una predisposizione, una caratteristica che ci portiamo dentro da sempre. E se io sono donna e mi piacciono gli uomini, non vuol dire che a tutte le donne debbano piacere gli uomini, e vice versa. Mi sono sempre opposta, a casa mia schierandomi apertamente contro i miei genitori e familiari di generazioni appena precedenti la mia, alla ghettizzazione dell’omosessuale, dello straniero, del religioso non cattolico.
Ma nel mio parlamento c’è uno che fino a un mese fa si metteva un boa fucsia e si atteggiava da troia al salottino di Costanzo e faceva il trenino con Rocco e Angela del Grande Fratello. Adesso, parliamone, insomma, non è che voglio fare la pignola, non voglio essere la guastafeste. Il diritto di voto, mica glielo nego! Mica gli chiedo di emigrare all’estero! Mica gli guardo le mani e penso a quante saponette potrei farci… siamo gente onesta, abbiamo superato gli anni bui del nazismo e del razzismo (quasi superato, e speriamo la situazione migliori). Ma cazzo.
Insomma, mio padre si è sempre schifato degli omosessuali, dei transessuali, dei travestiti. Li ha sempre disprezzati, sostenendo che non devono uscire di casa, che sono dei malati, che non dovrebbero farsi vedere dalla “gente normale”, che non devono chiedere di sposarsi perché la famiglia è sacra, che non devono avere figli perché quei bambini crescerebbero con dei problemi psicologici. E sono posizioni opinabili, criticabili, ma sappiamo che sono numerosissime soprattutto tra i nostri genitori, zii e soprattutto nonni, che non hanno avuto la fortuna che abbiamo noi, e cioè di vedere, capire, integrarsi con diverse esperienze umane.
Allora sorge il problema. Per la prima volta nella mia vita esprimo un’opinione (e anche l’esprimere un’opinione a casa mia mi è sempre stato proibito, quindi l’esperienza è stata doppiamente entusiasmante) che potrebbe essere coerente con le idee di mio padre. Io e la mamma ci lamentiamo della figura che quella donna faceva nei salotti televisivi per raggiungere la tanto agognata popolarità indossando calze a rete e minigonne di tulle. E lui, mio padre, inizia a difenderlo, che le minoranze vanno tutelate, che lui ha portato milioni di voti e che senza quei voti la sinistra non avrebbe vinto. AHA! Ecco allora!! Eccolo il fatto! La sinistra doveva vincere e quindi gli ideali di mio padre sono morti con il voto di aprile. Ha detto che finché stanno al loro posto, quei malati, a lui va bene, che basta che non passino i limiti. I limiti Luxuria non li ha passati certo in parlamento, dato che veste più sobrio della Santanchè. Ma mio padre forse non sa che devono per forza esserci stati dei compromessi tra la sinistra e la signora Luxuria, perché se non le avessero promesso il raggiungimento dei “suoi di lei” scopi e obiettivi, non avrebbe portato i voti dei suoi amici. E allora, porca puttana. Ho capito che Luxuria al parlamento non è peggio di Calderoli, che non è nemmeno paragonabile cerebralmente. Ma cazzo, questo fino all’anno scorso era a braccetto con la de Filippi e aveva i brillantini bluette sulle palpebre. Non mi sono opposta agli omossessuali in parlamento, mi pare. Solo all’esagerazione, e ho esposto democraticamente il ribrezzo che provo per Luxuria, solo per lei, lei come persona che odio. Oh, ognuno ha i suoi gusti.
Non sono xenofoba, non sono razzista, non esageriamo adesso. Ma vorrei capire perché mio padre, pur di darmi torto, non disdegna di andare contro i suoi stessi principi. Quando gli ho ricordato che l’ultima volta che abbiamo parlato di diversità sessuale ha usato termini talmente offensivi che non oso ripeterli (e ha insultato selvaggiamente sia i transessuali operati e chiaramente donne dopo aver sofferto per anni nel corpo sbagliato, sia gli omosessuali con impegno sociale culturale e politico, e che ha detto che se io o i miei fratelli gli avessimo dato una delusione simile ci avrebbe buttati fuori di casa) ha ribadito che è proprio questo il problema, che devono stare fuori da casa sua; così gli ho prontamente sottoposto il seguente quesito: e se io mi facessi operare e diventassi uomo, e poi mi facessi eleggere al parlamento, mi accetteresti? È diventato tutto rosso. Un peperone rosso come un pomodoro rosso con sopra una fragola rossa. No, fuori da casa mia. E allora vedi, che ti basta darmi contro? Che ti basta cercare la polemica? È vero, senza quei voti la sinistra non avrebbe vinto, ma cazzo, e ricazzo. Questo qui l’ultima volta che l’ho visto prima dei tailleur aveva l’espressione più stordita di Debora Caprioglio.
E adesso mi tocca chiamarlo onorevole. Chiamarla, pardon.


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