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io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Friday, May 05, 2006 - ore 14:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")





Amaranto. Ho fatto due passi.
Molti di più se si considerano le distanze percorse a due. Perché da qui è più facile seguire quattro paia di scarpe che lasciano le orme perfette sulla sabbia di cemento colato dei miei ricordi.
Le pareti. Amaranto. Con gli specchi generosi. Quelli senza spigoli, e che evidentemente non si spaventano delle curve. E la musica. Quella che ti sembra perfetta. Quella che si materializza davanti agli occhi per intenderci. Sono sempre stata dell’idea che quando una sensazione si avvicina all’esaustività estatica, allora puoi dire di aver avuto la possibilità di essere letta da ciò che ti circonda, di aver fissato quasi un punto per non essere poi riportata a riva dall’incontrollabile strisciare via del mondo.
Dalla piazza, complice il caldo e la necessità di alleviarlo, si aprono cori di finestre aperte sul mondo, sembrano vecchiette pronte a scambiarsi ricordi. Così sono uscita a fare due passi. Quella pensioncina è lastricata bene, ma non offre molte possibilità di correrti incontro. Per cui eccomi qui, a raccontarti forse le storie di sempre, risapute. Ma non importa, perché vedi la cosa più bella che mi poteva capitare è di entrare per abitare i tuoi spazi quando non ci sei.
Una finestra racconta di un uomo. Seduto, con quella faccia lì stenteresti a parlare di uomo, perché ricorda la frenetica non appartenenza e insieme curiosità che solitamente hanno i bambini. Quella che, alle volte necessita di smorfie alla vita anche solo per capire di essere, per intenderci per essere sicuri che non si è ancora il sogno di sé stessi nel riflesso del solito amico immaginario. Legge…o si fa leggere dal libro…dall’esterno non lo si può mai dire con sicurezza. Iniziarne uno gli dà l’impressione terrificante di possibilità al limite del filo di pensieri di un altro.

Scorro accanto, passo oltre.
Ho voglia di ritornare, prenderò il primo treno…suggeriscimi la destinazione.
Ora vado, preparo il sorriso più bello da indossare. Intanto ti telefono.
Non necessariamente un pensiero cervellotico ed eclusivo nel suo ritornare a ore passate,
ma una semplice e possibile narrazione di momenti al limite di una bellissima cartolina
e per questo tremendamente ammaliante...

Semplicemente grazie.
Chinare la propria vita sulla prima riga di un altro romanzo. Ti semina dentro.


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