Forse non è stata una grande idea finire di leggere
"Il mondo senza di me" di Marco Mancassola in una giornata grigia come questa, ma valeva la pena approfondire la conoscenza di questo giovane autore veneto. Non mi dilungherò in una recensione, la rete già ne abbonda. Il libro è diviso in due parti, come il più recente "Il ventisettesimo anno" di cui ho già parlai mesi fa;
La neve a settembre ha come voce narrante un ragazzo di Ancona, Ale, laureando in Psicologia a Padova, mentre è quella del coinquilino Ettore nella speculare seconda parte,
L’uomo che verrà (che personalmente ho preferito). I temi che congiungono le loro vicende sono la perdita degli affetti e la ricerca di una propria identità: Ale è orfano e la sua famiglia è composta, praticamente, dal fratello Matteo e dalla cognata Manuela - i due si separano perché quest’ultima si innamora di un altro uomo. Nessuno dei due ragazzi ha una relazione, e non va a buon fine il tentativo di Ale con
Vanessa, una ragazza conosciuta per caso e che affollava i suoi pensieri, nonostante l’invito a sorpresa al ristorante cinese combinato dagli amici di lui. Ettore ha ventidue anni, ha una famiglia che stenta ad accettarlo, è gay (questo espediente crea una distanza tra i due, ma senza per forza ricorrere a vecchi stereotipi) e la sua storia con Nino è finita; mentre Ale sembra essere più reazionario, Ettore si interroga, non pretende di mascherare la sua
vulnerabilità e reagisce abbandonando Padova per Amsterdam, città in cui conosce il biondo "elettropunk"
Jerald.
Mancassola è il nuovo Tondelli? Giulio Mozzi non esagera: qualche eco tondelliana emerge soprattutto nella seconda parte - basti pensare, ad esempio, ai viaggi di Leo in
Camere Separate come ricerca di se stesso, prima e dopo la perdita di Thomas - pur restando una scrittura originale, che sembra anche più matura di quanto possa suggerire l’età di Mancassola. Colpisce il mancato uso delle virgolette nei dialoghi della seconda parte, divisa in 107 paragrafi a mo’ di pagine di diario, e una colonna sonora che ben si adatta alla
malinconia e alla
tensione delle pagine. Peccato che Ale ed Ettore pensino di trovare rifugio nella droga ("penso che la droga sia una specie di protesi per arrivare alle sensazioni di quando eravamo interi, alle quali non sappiamo più arrivare
da soli. Come la gamba finta di chi ha perso quella vera...").
Per la serie "So’ bboni tutti"Dopodomani sarà il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Bob Marley, e il 12 anche della nascita della primissima trasmissione televisiva italiana, Mister Fantasy, che si è occupata di
videoclip. Lunedì arriverà di certo un post sull’argomento. Intanto vi segnalo che, dopo Zucchero, Spagna e Gigi D’Alessio, un altro cantautore italiano ha deciso di fare del copia-e-incolla uno stile di vita. Si tratta di Tiziano Ferro, già reo di aver campionato
"Did you ever think?" (di R. Kelly) per il suo primo singolo, Xdono.
Stop! Dimentica è il suo nuovo candidato per le hit parade e in Spagna è già uscito: peccato che Tiz abbia ricalcato nientepopodimeno che
One Word, hit dell’anno scorso di Kelly Osbourne, figlia di Ozzy. Scritta da una recidiva Linda Perry - che molti ricordano come ex 4 Non Blondes e che, come conferma Momo, già aveva copiato "Don’t Worry, Be Happy" di
Bobby McFerrin per la sua celeberrima
What’s Up? - la canzone della buzzicona più famosa di MTV è a sua volta troppo somigliante a
Fade To Grey, il più grande successo dei Visage (gruppo di Steve Strange in cui militò anche Midge Ure) che già conteneva qualche elemento del primo singolo degli Human League,
Being Boiled, pubblicato nel 1978. Appperò!