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![]() galvan, 36 anni spritzino di buona volontà CHE FACCIO? do i numeri a spizzichi e Bocconi Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO e non voglio dimenticare. STO ASCOLTANDO L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... eh, cazzo, sì. STO STUDIANDO... Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto. OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Dimenticare 2) veder morire la goliardia 3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!! 4) i siti ottimizzati per explorer MERAVIGLIE 1) insegnare 2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga 3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore... 4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti. 5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela |
Saturday, May 13, 2006 - ore 13:53 Brava a letto e L’infinita letizia della mente candida Brava a letto Di solito decido di leggere un libro perché me ne ha parlato bene qualcuno che conosco. Non soglio leggere recensioni; anzi, per evitare di rovinarmi il piacere di scoprire il significato del libro a mano a mano che la lettura procede, tendo a non leggere neanche la quarta di copertina e i risvolti (se non quando ho finito l’ultima pagina). Ogni tanto, in compenso, mi capita di vedere un libro su uno scaffale (o più spesso in una vetrina, perché ho imparato a evitare le librerie come la peste per non spenderci regolarmente mezzo stipendio) e di sentire, in modo del tutto irrazionale, che voglio leggerlo. Con "Brava a letto" di Jennifer Weiner è successo proprio così: non sapevo nulla né dell’autrice né del libro (ho scoperto soltanto dopo averlo letto che lei è una giornalista e che questa è la sua opera prima), ma avevo deciso che l’avrei affrontato alla prima occasione. Apprendere dal blog della dottoressa I che lei lo stava leggendo e chiederglielo in prestito, quindi, è stato naturalmente tutt’uno, e la ringrazio per aver accettato. Candace ("Cannie") Shapiro è una giovane giornalista molto intelligente ma estremamente formosa, anzi, per dirla tutta, decisamente grassa. Vittima incolpevole di una storia familiare travagliatissima (il rapporto col padre in particolare) e del suo aspetto fisico tutt’altro che attraente, ha trascorso i suoi primi venti e passa anni di vita sostanzialmente senza mai essere veramente amata. All’inizio del libro la troviamo in un momento in cui ha rotto da poco la relazione con un uomo che le voleva bene per quello che era, ma di cui lei proprio non riusciva a sopportare alcuni massicci difetti, e la vediamo furente perché lui, giornalista come lei anche se meno capace, ha diffuso pubblicamente alcuni dettagli della loro relazione nella rubrica "Brava a letto" di una rivista a diffusione nazionale. Per tutto il libro seguiamo l’evoluzione della psicologia di Cannie tra il bisogno di affetto, l’insicurezza di se stessa, la struggente mancanza dell’affetto del padre e le difficoltà di comunicazione con la madre, mentre le càpitano diverse avventure e disavventure a mo’ di colpi di scena. L’autrice merita davvero un cestello di complimenti, sia per il suo splendido e gradevolissimo stile narrativo, sia per la profondità con cui esamina un vasto campionario di situazioni psicologiche tutt’altro che banali. Anche il finale è da salvare, sia pure quasi hollywoodiano, proprio perché a quel "quasi" manca (come sempre) il "tutto". Credo che questo libro dovrebbe essere letto da chiunque abbia superato la giovinezza e scelto il lavoro da fare fino alla pensione: ci si troveranno tantissimi spunti che aiutano a valutare le proprie scelte di vita. Da parte mia, a questo punto, sono curiosissimo di leggere gli altri romanzi della Weiner. L’infinita letizia della mente candida I distributori italiani hanno deciso di intitolare "Ricomincio da capo" il film che, in lingua originale, si chiamava "Il giorno della marmotta". Con un po’ di impegno, forse, posso immaginarne la ragione: il nome di quella manifestazione può essere evocativo per qualcuno negli Stati Uniti, mentre certamente qui in Italia non lo è. Non riesco invece in nessun modo a capire perché, invece che con lo splendido verso di Alexander Pope che dà il titolo a questo post (curiosa coincidenza, tra l’altro, il fatto che io abbia citato lo stesso Pope in questo blog molto di recente), i distributori italiani abbiano deciso di commercializzare questo film con il titolo "Se mi lasci ti cancello". Dal titolo (e non sapendone nulla, come amo fare anche per i film oltre che per i libri... e un po’ per tutto, in realtà, a dirla intera), mi aspettavo che "Se mi lasci ti cancello" fosse una qualche commedia un po’ stupida e buffa, tipo su qualcuno che finge ostinatamente di non riconoscere una ex con cui non vuole avere più nulla a che fare. Invece, già dalle prime scene ci si rende conto che non è così: ho trovato questo film un vero e proprio acquerello, del quale il titolo "Eternal sunshine of the spotless mind" (endecasillabo, peraltro, e chi mi conosce sa quanto io ci sia affezionato) è una perfetta pennellata. Spero che dietro questa titolazione non ci sia il tentativo di richiamare più pubblico, ma piuttosto il fatto (più comprensibile) che la traduzione del verso in questione è tutt’altro che facile: "L’eterna letizia della mente candida" perde, in effetti, quella connotazione calda e solare che, per come la sento, dà la parola "sunshine"; "spotless" non significa soltanto "candida" ma sembra evocare anche un significato tipo "piatta" nel senso di "priva di spunti"; "mind", infine, non significa "mente" in senso lato, ma soltanto limitatamente alla parte dell’attività conscia, dei pensieri, delle riflessioni. Forse (dico forse) una traduzione decente potrebbe essere "l’immutabile serenità di chi non ha pensieri"; gli riconosco però una notevole debolezza dal punto di vista del marketing (oltre a un’imperdonabile sovrabbondanza di sillabe). Insomma, valutate un po’ voi: ecco la parte in questione della "Lettera di Eloisa a Abelardo", con una mia modesta traduzione dei primi quattro versi (dopo inizia a diventare troppo difficile ).The world forgetting, by the world forgot. Eternal sunshine of the spotless mind! Each pray’r accepted, and each wish resign’d; Labour and rest, that equal periods keep; "Obedient slumbers that can wake and weep;" Desires compos’d, affections ever ev’n, Tears that delight, and sighs that waft to Heav’n. Grace shines around her with serenest beams, And whisp’ring angels prompt her golden dreams. For her th’ unfading rose of Eden blooms, And wings of seraphs shed divine perfumes, For her the Spouse prepares the bridal ring, For her white virgins hymeneals sing, To sounds of heav’nly harps she dies away, And melts in visions of eternal day. Quant’è lieto della vestale il fato! La scorda il mondo, e lei il mondo ha scordato; sempre è sereno chi non ha pensieri: le preci accolte, niente desidèri. Kaufman (ammirabilissimo autore della sceneggiatura) sembra suggerire tramite una frase della protagonista che, forse, siamo tutti semplicemente persone "incasinate che cercano la loro pace mentale". Può sembrarci, come replica immediatamente il protagonista, di non riuscire a vedere in una persona cose che non ci piacciono, ma, inevitabilmente, prima o poi se ne vedono. E allora la domanda è quasi spontanea: non sarebbe bello poter cambiare strada, ripulire e spianare la propria mente, magari cancellando completamente i propri ricordi, e ripartire da capo? Non ne guadagneremmo in serenità, in tranquillità, forse perfino in felicità? Forse il film suggerisce una possibile risposta a questa domanda, in un modo delizioso e sottile: ho la forte impressione che abbia approfondito un po’ la leggera cicatrice che mi ricorda che cosa voglia dire vivere. Complimenti per il risultato a Kaufman, oltre che a tutto il cast (impeccabile Jim Carrey, anche se forse non al livello dello show di Truman, eccellente Kate Winslet, straordinaria Kirsten Dunst nel solito ruolo della ragazza qualunque che, questa volta, proprio qualunque non è; menzione particolare per Eljiah Wood che in qualche modo inizia a tirarsi fuori dal ruolo di Frodo). Non voglio spingermi fino a dire che questo film è al livello dello stesso "Ricomincio da capo", o del già citato show di Truman, o di "The butterfly effect", o di "Pleasantville"; di certo ci va molto vicino e sembra volerci ricordare ancora che, come dice James Bruges all’inizio de "Il piccolo grande libro sulla terra", Only dead fish float with the current; live fish swim against it. Buona fine di settimana a tutti. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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