Don Marino, ti racconto un piccolo fatto. Sono appena uscito da Palazzo Moroni dove, assieme a 4 sacerdoti giovani, al gruppo Spirit in Dance , all’assessorato alle Politiche Giovanili e alla Pastorale Cittadina abbiamo presentato la “tournee” che porteremo di piazza in piazza quest’estate: “Ballo senza sballo”. Sono uscito con un velo di tristezza perché pensavo che, con un po’ di umiltà, lì ci saresti potuto essere anche tu. Li’ si respirava fantasia e giovinezza, disagio e speranza, solitudine e rapporti umani, normalità e trasgressione…Hai capito bene! Lì si stava costruendo quel sogno di prete vicino ai giovani che anche tu porti nel cuore. Con una differenza: eravamo assieme! Anch’io sento vibrare dentro uno “spirito ribelle”, anche a me piacerebbe viaggiare “da solo”, anch’io a volte “urto” i tempi…però so di essere parte di una chiesa che se da un lato ti chiede obbedienza (non servilismo) dall’altro ti fa assaporare la bellezza, quando ci riesci, di costruire qualcosa a più mani. E’ qualcosa di straordinario essere preti nella strada. Ma don Luigi Ciotti , un “libero battitore” fedele, dice sempre: “Alla strada si risponde con il gruppo: altrimenti ti uccide”. Oggi il sacerdozio, se riusciamo a viverlo con trasparenza, è un segno potente della presenza di Dio nella storia quotidiana. Se nel sacerdozio ci trovi la fantasia…è una responsabilità che a volte ti ruba il sonno. Perché la fantasia ti porta ad assaporare “sentieri di novità” ma ti chiede anche l’equipaggiamento giusto, la guida sapiente per avventurarti.
Un prete in bar? Allora, per incontrare le famiglie nella quotidianità dobbiamo aprire un supermercato? Tu pensi che la gente, i giovani, abbiano veramente bisogno di questo? Un altro bar, l’ennesimo bar, poi le ennesime ubriacature, le proteste dei vicini…e via così? Io fatico a immaginare questo. Hai ragione: anch’io sto dentro la piazza, tra i bar, tra ragazzi magari un po’ brilli. Ma attento: io sono entrato in un luogo da loro abitato, non l’ho costruito.
Io, prete, ho il compito di aprire il tabernacolo non i bar… perché lì dentro abita il mio Gesù , quel Gesù che, dopo aver celebrato l’Eucaristia (magari solo con quattro vecchiette) mi accompagna nella mia evangelizzazione. Questo “essere prete”, Marino, incastra i giovani, li provoca, li mette in crisi! Il sacerdote… è il volto di Cristo per la gente! Capisci che tesoro abbiamo tra le mani senza nessun merito? Non possiamo banalizzarlo… Proponi un
contro – locale: entra in un bar, accosta un ragazzo, portalo a Gesù Cristo raccontandogli di Lui! La domenica dopo, magari, verrà con un amico. Sarete in tre! Capisci? Hai lavorato con uno strumento potentissimo: il vangelo condito dal sorriso e dalla cultura che i giovani chiedono…
Scusa, don Marino, se ti ho fatto perdere tempo. Se mi son permesso di scriverti due righe. Hai ragione: non sono nessuno per insegnarti qualcosa.
Però, in un’ottica di chiesa, non è vero che sono nessuno: sono un tuo confratello prete!
Dopo aver ascoltato
Stephen Hawking, un ragazzo dice:
“Di fronte a lui ti senti piccolo, altro che il Grande Fratello”.
Il mondo dei giovani ha le idee chiare!
Un confratello sacerdote