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Sunday, May 14, 2006 - ore 12:37
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Difendiamoci la Lazio
di Andrea De Pascalis
Claudio Lotito non è mai stato il mio presidente ideale, ma in questo momento non posso fare a meno di lui, e vorrei spiegare perché. Nei prossimi due mesi la Lazio non dovrà difendersi soltanto dalle accuse dei magistrati napoletani e dai tre gradi del giudizio sportivo. Prima ancora dovrà affrontare un insistito processo mediatico, già in atto, dal quale molto potrebbero dipendere le stesse sentenze sportive, come è già successo in passato. Nel primo “calcioscommesse” i media dimenticarono in fretta il coinvolgimento di Roma e Juventus, che avevano ceduto alle richieste di Trinca e Cruciani così da favorirne le amnesie, e batterono forte sulla richiesta di punizioni esemplari per le società più deboli: la Lazio di un papà Lenzini con grandi problemi imprenditoriali; il Vicenza di Farina, provinciale rea di aver scandalizzato l’Italia strapagando la metà di Paolo Rossi; il Milan, trovato con la “pistola fumante” in mano, quindi indifendibile, e anch’esso in un momento di grandissima debolezza societaria. Sotto la pressione dell’opinione così aizzata, pagarono per nome e per conto di tutti. Il “calcioscommesse 2” fu anche peggio: al di là di chiacchiere da bar tra Vinazzani e un suo amico napoletano, l’accusa era davvero insussistente, ma l’opinione pubblica era pilotata ogni giorno da roventi accuse della “rosea” che chiedevano la testa della Lazio. Degli altri club che la magistratura ordinaria minacciava di tirare in ballo in base ad intercettazioni telefoniche, non si seppe più nulla e nessuno chiese più nulla. Anche in questo caso la Lazio società non c’era: tanti debiti, fallimento evitato di un soffio e il tandem Calleri/Bocchi abbastanza incerto sul da farsi. Ancora più incredibile era stata qualche anno prima la campagna stampa di Mino Mulinacci contro la Lazio, sempre sulla “rosea”, per un presunto tentativo di corruzione effettuato da Bob Lovati nei confronti di Oddi e Frustalupi, appena passati al Cesena. Ma lì la Lazio di Lenzini era ancora solida, aveva appena vinto uno scudetto e godeva di fresche simpatie, così finì in una bolla di sapone. Insomma, i precedenti dicono questo: la società debole rischia di pagare di più, talvolta anche ciò che non ha fatto, facendo da agnello sacrificale per rigenerare agli occhi dell’opinione pubblica l’etica offesa dello sport. E molte carte si giocano proprio orientando l’opinione pubblica.
La Lazio è molto debole, molto esposta sotto questo profilo. Lotito comunica poco e male, e pretende di farlo da sé. La tifoseria, dal canto suo, oscilla tra un duplice stato d’animo: c’è chi è già rassegnato al peggio, come un pugile che, chiamato ad affrontare il match clou della sua carriera, sale sul ring e lo trova troppo grande e ostile, e si mette lì, a braccia basse, in attesa del colpo che lo manderà al tappeto; e c’è invece chi pensa sia arrivato il momento di chiedere la testa di Lotito, perché non piace, o per regolare chissà quali vecchi conti, o semplicemente per amor di patria offesa. Solo che la patria biancoceleste in questo momento non si difende né nel primo modo né nel secondo. Questo sarebbe, anzi è, il tempo dell’unità di intenti contro ogni tentativo di giustizia sommaria.
Non è vero che la Lazio è spacciata. Chi lo dice - oltre a “Il corriere dello sport” (con infelice articolo a firma Pinna, vero Vocalelli?), al “Il romanista” e ad altri superficiali o prevenuti opinionisti della carta stampata e dell’etere - che “la Lazio è indifendibile”? Gli inquirenti ci hanno dato finora intercettazioni che fanno nascere ipotesi accusatorie, ma esse sono piene di lacune e di contraddizioni, e soprattutto non sono ancora corredate dei necessari riscontri.
Ragioniamo. La procura napoletana ieri ha rilasciato quella grave dichiarazione per cui le società più coinvolte sarebbero Juve, Milan, Lazio e Fiorentina. E così hanno poi titolato i giornali. Se approfondisci, ti accorgi che quel "più coinvolte" non si riferisce alla gravità e alla certezza probatoria degli episodi contestati, ma al numero di partite sotto esame (“sotto esame” significa che ancora si va alla ricerca della verità). Se vai a leggere ancora meglio, tra quelle cinque partite della Lazio sotto esame trovi anche quel Lazio-Fiorentina, per la quale la Procura parla di un tentativo di Della Valle respinto da Lotito, e Juve-Lazio, per la quale la Lazio sarebbe la parte danneggiata. E le 5 partite sotto esame a carico della Lazio diventano 3. Poi si scopre che anche Bologna-Lazio sotto il profilo...moviolistico era inappuntabile. Perché, allora, fare una comunicazione che addebitava tra le compromissioni della Lazio anche le partite in cui addirittura era parte lesa? E mi chiedo: in base a quale competenza calcistica i magistrati napoletani, visionati i filmati di chissà quante gare, in alcune avranno creduto di trovarvi conferma delle ipotesi investigative? Si saranno avvalsi di periti di regole e di arbitraggi? E quali? Calcisticamente orientati da chi?
Lotito può non stare simpatico, ma in una faccenda così seria non è il caso di giudicare in base ai preconcetti. Proviamo allora a leggere le intercettazioni di Lotito pensando che potevamo essere noi al suo posto, con la necessità di un presidente della Lazio, che rottosi le scatole di arbitraggi disgraziati, depositato in Lega un ricorso doveva poi telefonare a chi deteneva il potere in Lega e Federazione per chiedere "arbitri di garanzia". Chiedere un arbitro di garanzia è chiedere un arbitro bravo, ma se lo dici in una telefonata intercettata, messa in un certo contesto di sospetti, può (anche a ragione) sembrare che si chieda un arbitro corrotto. Ed è qui è il punto centrale. Le intercettazioni non bastano. Per telefono, ad esempio, si può millantare, si può soprattutto dichiarare che si faranno o non si faranno delle cose, ma le intenzioni non fanno reato. Occorrono riscontri, che evidenzino che quelle intenzioni si sono tramutate in fatti. E i riscontri stanno nellandamento delle partite, visto che da nessuna parte si è detto che Lotito (o altri) tentava di corrompere gli arbitri e i designatori, ad esempio regalando loro dei rolex d’oro. Vero è anche che per certi giustizialisti del nostro calcio offrire rolex ad un designatore non è sempre tentativo di corruzione: dipende da chi è il mittente!
Qui veniamo ad unaltra questione. Siamo tutti "vecchi" di moviola. Sappiamo tutti che di fronte a un fuori gioco, a unespulsione, a un rigore concesso o negato quasi sempre si può discutere e arrivare a conclusioni opinabili e divergenti. Spetterà allaccusa dimostrare che in certe partite certi arbitri hanno sbagliato non per errore tecnico e umano (da tutti ammesso come possibile nel contesto di una gara ). Ma dimostrarlo in aula sulla base dei filmati non sarà facile. Già immagino i periti dell’accusa e della difesa che “moviolano” in aula un rigore o un’espulsione per stabilire se ci fu dolo o solo somaraggine arbitrale. Fuori le prove, allora, se ci sono: perché o saltano fuori riscontri documentali (assegni, lettere, pentiti) che dimostrano la corruzione e l’alterazione del risultato o il castello accusatorio rischia di fare il verso al processo di Biscardi.
Un altro esempio dell’opinabilità delle ipotesi napoletane. Chievo-Lazio: larbitro Rocchi è imputato di aver cacciato Baronio dopo un fallo su un giocatore biancoceleste. Per me era un fallo che poteva rompere una gamba, e con palla già via. Sta nel regolamento e nel potere discrezionale dellarbitro tirare fuori il giallo o il rosso. Dunque la malafede è già difficile da dimostrare. Ma se larbitro taroccava a favore della Lazio, perché dopo pochissimi minuti ha espulso direttamente il nostro Couto per un fallo ancora meno evidente? Perché ha compensato, invece di lasciare la Lazio con quel vantaggio numerico?
E poi tante altre domande, tante altre cose abbastanza fumose. Se Pairetto era il capo della congiura arbitrale, come mai in quel ruolo era stato imposto dall’insospettabile Sensi perché garantisse la Roma? Perché le “garanzie” che Sensi si aspettava dalla nomina di Pairetto, in accordo con Moggi sponsor di Bergamo, sono eticamente diverse da quelle che Lotito, Della Valle o qualsiasi altro presidente chiedevano in Lega per le proprie società?
E come si spiega che un campionato in cui quasi la metà delle squadre avrebbe truccato a piacimento (Juve, Milan, Lazio, Fiorentina, Siena, Messina, Udinese) non ha prodotto un solo giocatore o allenatore inquisito per combine? Facevano tutto gli arbitri, dicono a Napoli. E aggiungono (il particolare sembra rilevante) che lassociazione a delinquere alterava i risultati perché ne ricavava ingenti profitti. Ma sui conti correnti di quali arbitri sono stati registrati quei profitti? O sono ipotesi di profitti? Se il vantaggio degli arbitri era fare carriera, e quindi guadagnare di più, bisognerà dimostrare che i giudizi in base ai quali si decideva la nomina degli internazionali era truccata. Sospettarlo è una cosa, provarlo unaltra. Vi sembra, ad esempio, che larbitro Rocchi abbia fatto passi avanti in carriera dopo quel Chievo-Lazio?
No, le intercettazioni da sole non dimostrano nulla, consentono solo tesi giudiziarie, legittime ma che vanno dimostrate in tribunale oltre ogni ragionevole dubbio. Le prove inoppugnabili che renderebbero “indifendibile” la Lazio per ora non sono state prodotte. Ma questo è proprio ciò che cerca di far credere chi ha fastidio che a Roma ci siano due società in A, una molto più antica dell’altra. Il nodo è che si cerca di approfittare del momento per trasformare le ipotesi accusatorie dei magistrati ordinari, che ancora devono trasformarsi in richieste di rinvio a giudizio, in sentenze già scritte, obbligatorie per la giustizia sportiva.
Che qualcuno provi a farlo per propri fini, coprendosi con la foglia di fico di una pretesa voglia di giustizia assoluta, non è bello ma ci può stare. Ma il tifoso laziale ha l’obbligo di vigilare, di non arrendersi a tesi forcaiole precostituite, di non dividersi, anzi di dimenticare le divergenze, perché reclamando il proprio diritto collettivo a una giustizia (anche calcistica) non sommaria e “politica”, basata su fatti concreti e non mere congetture o interpretazioni di mezze parole, si hanno maggiori possibilità di essere rispettati. E lasciamo che sia Lotito a difendere l’operato di Lotito, la Lazio e tutti noi, non solo perché conosce i fatti e le persone, ma soprattutto perché una società acefala, con vertici dimissionari o processati pregiudizialmente dai suoi stessi tifosi, non avrebbe alcuna possibilità di spuntarla in giudizio. Per discutere con Lotito le dinamiche societarie ci saranno altre occasioni.
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